Caserma Piacenza, "ecco come hanno incastrato Montella"

(Photo by Marco Mantovani/Getty Images)

Giuseppe Montella, il carabiniere arrestato insieme ad altri sei colleghi della caserma di Piacenza per reati che vanno dallo spaccio all'estorsione, è stato interrogato per tre ore. Secondo le informazioni rese note dal Gip, l’appuntato sarebbe stato incastrato da alcune microspie presente nella sua macchina, installate dalla Guardia di Finanza.

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Le cimici in auto

"Quando lo ha saputo è diventato bianco pallido, non respirava più", sostiene Simone Giardino, il carrozziere piacentino che ha trovato le cimici all'interno dell'Audi A4 del militare.

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Subito dopo aver trovato la prima microspia, Giardino si è insospettito e ha deciso di controllare anche la sua autovettura. E’ dunque spuntata una seconda trasmittente, che ha preoccupato ancora di più il carrozziere piacentino. "Non posso chiamarti al telefono, è successo un casino", dirà alla moglie, "ma non è colpa mia, lo sai benissimo chi è coinvolto". Montella, convinto di non essere il fulcro dell'operazione della GdF ma comunque allertato, ha deciso di far controllare l'automobile della sua ragazza, senza però trovare nessuna microspia. Il terzo dispositivo verrà alla luce pochi giorni dopo, all'interno dell'auto della compagna di Daniele Giardino. 

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La reazione di Montella

Quando Giardino è arrivato in caserma per comunicare all'appuntato la scoperta, Montella è andato su tutte le furie: "Ora è un casino. Io lo ammazzo". Lo sfogo è rivolto a Daniele Giardino, fratello di Simone, che Montella ritiene essere al centro dell'indagine in cui si è ritrovato coinvolto. Giardino ha dei precedenti per spaccio e il 19 marzo scorso era stato arrestato in flagranza di reato insieme al padre Matteo per la detenzione di 3,2 chili di marijuana.

Montella è considerato dagli inquirenti come la figura al vertice del sistema criminale. Lo scorso gennaio, un pusher marocchino che collaborava con i carabinieri indagati aveva riferito di parlare "principalmente con lui, il quale mi diceva che tutti gli altri della caserma erano sotto la sua protezione". Grazie alle intercettazioni ambientali, gli inquirenti hanno raccolto anche conversazioni in cui Montella e i colleghi parlano di approvvigionamento di droga, contatto con gli spacciatori e riscossione di denaro.

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“E’ molto provato, ha pianto”

Nel carcere di Piacenza, intanto, sono ripresi gli interrogatori dei militari: secondo il legale di Montella, Emanuele Solari, l'uomo sarebbe "molto provato" e avrebbe pianto. "Si possono fare degli errori per ingenuità, per vanità, per tante cose. Certe condotte possono avere una rilevanza penale. Chi ha sbagliato pagherà", ha detto l’avvocato.

Altri due i carabinieri a colloquio con gli inquirenti: Salvatore Cappellano si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Giacomo Falanga avrebbe respinto le accuse di spaccio ed estorsione. All'interno dell'indagine denominata "Odysseus" è finito anche il comandante provinciale Stefano Savo, che è stato rimosso dal suo incarico. 

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