Cavolate di Bruxelles

Angela Mauro
·Special correspondent on European affairs and political editor
·5 minuto per la lettura
BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 23: A woman and a man ride through the streets during a curfew on October 23, 2020 in the Etterbeek municipality of the Brussels-Capital Region, Belgium. New stricter measures begin today after the country was placed on alert Level 4 of the COVID-19 barometer. A curfew is in place from midnight until 5 a.m. and all bars and restaurants are closed for four weeks. Hospitals are under increasing pressure as the number of coronavirus patients in intensive care is 2.5 times higher today than at the end of March. Schools have been shut down as has much of the economy due to the widespread lockdown. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)
BRUSSELS, BELGIUM - OCTOBER 23: A woman and a man ride through the streets during a curfew on October 23, 2020 in the Etterbeek municipality of the Brussels-Capital Region, Belgium. New stricter measures begin today after the country was placed on alert Level 4 of the COVID-19 barometer. A curfew is in place from midnight until 5 a.m. and all bars and restaurants are closed for four weeks. Hospitals are under increasing pressure as the number of coronavirus patients in intensive care is 2.5 times higher today than at the end of March. Schools have been shut down as has much of the economy due to the widespread lockdown. (Photo by Thierry Monasse/Getty Images) (Photo: Thierry Monasse via Getty Images)

“Abbiamo preso decisioni difficili ma non riusciamo a vederne gli effetti sui numeri dei contagi”, annuncia in tono grave il ministro belga della Salute Frank Vandenbroucke. Dopo la chiusura dei ristoranti e di tutti i locali pubblici e il coprifuoco a mezzanotte a partire da lunedì scorso, ieri sera il governo belga ha deciso nuove misure restrittive per tentare di domare una curva che continua a salire: ormai il Belgio ha superato i 10mila contagi al giorno, tantissimo su una popolazione di poco più di 11 milioni di persone. È come se in Italia ci fossero oltre 50mila contagi al giorno. Ma la montagna partorisce un topolino: le nuove misure restrittive non sembrano riflettere l’allarme che lo stesso governo ammette. Le gare sportive professionistiche non sono vietate ma senza pubblico, scuole aperte e didattica a distanza solo alle superiori, le attività culturali non sono sospese: massimo 200 persone, 40 se non rispettano il protocollo anti-contagi.

Il tutto mentre il virus imperversa nel paese che ospita le maggiori istituzioni europee. Parlano chiaro i dati diffusi questa mattina da Sciensano, l’istituto di Sanità pubblico del Belgio: superati i 10.000 nuovi contagi giornalieri, con una media di 10.454 (+ 69 per cento) tra il 13 e il 19 ottobre. Durante questo periodo, il virus ha ucciso in media più di 35 persone (+13 per cento) al giorno. Attualmente 3.649 pazienti sono ricoverati (+ 11 per cento), 573 in terapia intensiva (+ 9 per cento). Tra il 16 e il 22 ottobre, i ricoveri hanno continuato ad aumentare, con una media di 350 al giorno (+ 82 per cento). Dall’inizio dell’epidemia in Belgio 270.132 persone sono risultate positive al Covid-19, 10.588 morti: al secondo posto nella classifica mondiale dei decessi, dopo il Perù, in rapporto alla popolazione. Il tasso di positività al test, ovvero la proporzione di persone positive su tutte quelle testate, ha ora raggiunto il 16,6 per cento a livello nazionale, il 24 per cento solo a Bruxelles.

“Il trend negativo continua”, ammette il premier Alexander De Croo. “Nove province sono in allerta livello 4, la provincia di Limburg non ci è ancora arrivata, ma tutte le previsioni indicano che presto lo sarà”. Ma di lockdown non se ne parla, stabiliscono dal governo.

La riunione del comitato di crisi doveva tenersi oggi: è stata anticipata a ieri sera. Ma le decisioni prese non sembrano riflettere l’allarme che lo stesso esecutivo ammette.

Tre misure per lo sport: da questa sera le gare professionistiche potranno proseguire ma senza pubblico. Vietate le gare sportive amatoriali, tranne quelle che coinvolgono ragazzi di età inferiore ai 18 anni: potrà assistere al massimo un genitore. Preferibile l’attività sportiva all’aperto, ma al chiuso non è vietato purché venga rispettata la distanza di 1,50 m. I bambini fino a 12 anni possono ancora fare sport di contatto. Le piscine rimangono aperte. Vietato consumare cibi e bevande in prossimità dei campi sportivi. Chiunque partecipi a una competizione deve indossare anche una mascherina, ma non c’è obbligo della mascherina all’aperto, per chi passeggia o prende i mezzi pubblici.

Le scuole restano aperte. Didattica a distanza solo per licei e università, consentita la presenza in aula del 20 per cento degli studenti. Ma – anche qui c’è un ‘ma’ - per il primo anno di scuola superiore o università, il 50 per cento degli studenti può partecipare in presenza. “Non è possibile fare il primo anno di università o liceo seduto davanti a uno schermo”, sentenzia il ministro e presidente delle Fiandre, Jan Jambon.

Le attività culturali non sono sospese. Ed è consentito avere il pubblico: massimo 200 persone che scendono a 40 in caso di eventi – anche religiosi – senza protocollo di sicurezza. “Finora gli eventi culturali non si sono dimostrati principali fonti di contaminazione”, è la spiegazione del ministro e presidente della federazione Vallonia-Bruxelles, Pierre-Yves Jeholet. Il Belgio è uno stato federale, con un equilibrio tra comunità francofona e fiamminga che, sotto i colpi del covid, è entrato in particolare fibrillazione: troppe teste per decidere, l’autorità centrale fatica (come si vede addirittura anche in Stati non federali come l’Italia, nel difficile rapporto tra governo e Regioni in regime di pandemia).

I parchi divertimento vengono chiusi, ma gli zoo restano aperti. Incoraggiato lo ‘smart working’ da casa anche per decongestionare i mezzi pubblici.

Gli ospedali intanto sono in affanno. I tamponi sono garantiti solo a chi ha sintomi della malattia. Il governo ordina di rinviare di un mese gli appuntamenti non urgenti per far posto alle terapie per pazienti malati di covid. Entro il 2 novembre, agli ospedali viene anche chiesto di aumentare la capacità di terapia intensiva di 1.200 posti letto e di aggiungere 7.200 posti letto non intensivi. Ciò dovrebbe portare a un totale di 2.300 posti di terapia intensiva a livello nazionale.

Una situazione drammatica che questa settimana ha obbligato l’Europarlamento a svolgere l’ennesima plenaria da remoto. Anzi: a differenza delle altre plenarie ‘online’ organizzate da marzo in poi, stavolta gli eurodeputati hanno pure potuto svolgere gli interventi dalle sedi dell’Eurocamera nel loro paese (prima potevano solo votare a distanza, in aula ci doveva andare chi doveva intervenire). Ma l’orizzonte è fosco e, anche se il prossimo Consiglio europeo è previsto solo a dicembre, gira già la voce di un ritorno a pieno regime delle videoconferenze tra i leader europei: il covid sembra aver detto di nuovo ‘stop’ ai summit in presenza fisica a Bruxelles.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.