Cdm notturno su Popolare Bari. Fallisce il blitz salva-banca, Governo spaccato

Carlo Renda

La crisi della Popolare di Bari finisce sul tavolo del Consiglio dei ministri e spacca la maggioranza, al punto che i renziani disertano per protesta. Sulle banche il nervo è scoperto dopo anni di battaglia politica su Banca Etruria, che hanno visto i renziani e i 5 stelle agguerriti su due lati della barricata. L’effetto della tensione politica è che doveva essere varato un decreto per il salvataggio della banca più grande del sud, con circa un miliardo di soldi pubblici, ma le veementi proteste di Italia Viva fanno cambiare il programma: il decreto viene solo illustrato da Roberto Gualtieri, il Cdm avvia “un’ampia discussione”, così recita la nota di Palazzo Chigi, ed esprime la “determinazione ad assumere tutte le iniziative necessarie a garantire la piena tutela degli interessi dei risparmiatori e a rafforzare il sistema creditizio”, non senza portare avanti “azioni di responsabilità volte ad accertare le ragioni” del commissariamento della banca.

Lo schema è chiaro. Il Governo dà per decreto soldi, circa un miliardo, a Mediocredito Centrale, altrimenti nota come Banca del Mezzogiorno - controllata del Tesoro tramite Invitalia - che a quel punto opererebbe da partner industriale per attivare il Fondo Interbancario per la tutela dei depositi (Fitd) e proverebbe a rilanciare l’istituto pugliese. Tutto rimandato alla prossima riunione del Consiglio dei ministri, non ci sono le condizioni politiche. 

La riunione - insolitamente e improvvisamente convocata per le 21 di venerdì - apre infatti una frattura dentro al Governo. Italia Viva protesta e non partecipa alla riunione denunciando una “gravissima rottura nel metodo e nel merito”. M5S assicura che l’obiettivo è salvare i risparmiatori e non le banche. Il Pd critica apertamente le “assenze per fare notizia” dei renziani. La Lega ha gioco facile a chiedere le dimissioni di Giuseppe Conte, una “persona instabile o incapace”. Questo perché solo poche ore prima, nella...

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