Ceo Sanofi, 'in Ue futuro settore dipende da alleanza pubblico privato'

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"L'Europa ha tutto ciò che serve per diventare un hub a livello mondiale dedicato alle life sciences - talenti, risorse, ruolo accademico - il suo capitale umano e intellettuale troppo spesso lascia il continente per perseguire le scoperte terapeutiche di domani altrove. Questo è il risultato diretto dell'insufficiente sostegno del capitale di rischio pubblico e privato. Il futuro dell'Europa dipende dalla nostra capacità di riunire i settori pubblico e privato per un'ambizione comune, in grado di combinare la migliore ricerca accademica, investimenti in tecnologie innovative, footprint industriale a livello mondiale e condizioni attraenti per gli investimenti privati". Lo scrive Paul Hudson, Ceo di Sanofi, in un lungo intervento su 'Il Sole 24 ore', dedicato agli scenari post Covid per il settore.

Secondo Hudson un "ecosistema di questo tipo diventerebbe un pilastro chiave della ripresa economica e del futuro del continente. L'Italia in questo può giocare un ruolo fondamentale, considerando il suo ruolo di leadership insieme alla Germania per produzione farmaceutica. È un segno molto positivo il recente decreto che consente attraverso il temporary framework il ritorno degli investimenti fino all'80% che andrebbe però non vincolato alla pandemia, ma finalizzato a una crescita strutturale del settore del life sciences. Il fatto che la Francia, la Germania e la Commissione europea il 31 maggio abbiano chiesto insieme una mobilitazione più forte e la definizione di una tabella di marcia concreta su tutte questi aspetti è una buona notizia. Ma il fattore tempo è essenziale, ed è ora fondamentale mantenere questo slancio".

"Noi siamo pronti a fare la nostra parte. L'Europa ha l'opportunità di dimostrare che grandi idee e progetti possono emergere da una crisi profonda. Sta a tutti noi nel settore sanitario europeo, pubblico e privato, dimostrare che siamo all'altezza della sfida", dice il Ceo secondo il quale "il nostro obiettivo comune dovrebbe essere ora quello di costruire un'Europa più forte e più resiliente sul fronte della salute, un'Europa che metta le industrie della salute al cuore strategico della sua ripresa economica e del suo futuro. L'Unione europea non ha più tempo da perdere, anzi ne ha un po' da recuperare".