Che cinema farà al Lido #7 - Serendipity aka Serena Rossi (perfetta) risplende a Venezia 2021 (e sempre)

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Photo credit: Gianmarco Chieregato
Photo credit: Gianmarco Chieregato

Come sta la madrina al giro di boa di metà Mostra? «Felicemente frullata», risponde con un sorriso Serena Rossi. La sua giornata veneziana inizia alle 7.30, «quando la mia stanza è invasa da tutto il team beauty: la madrina è il filo rosso della Mostra, deve essere sempre impeccabile». Poi tocca a una girandola di interviste, shooting, trucco e parrucco per il red carpet del pomeriggio, nuovo cambio per quello della sera...

Serena, come sta andando l’esperienza da madrina?

I primi due giorni sono stati intensissimi, avevo paura di sbagliare e di emozionarmi, poi ho ripreso a respirare. Essere madrina è una responsabilità, un ruolo istituzionale che però è anche il filo rosso della Mostra. La cosa più bella è incontrare il mondo della cultura che passa al Lido: sono stata a cena accanto a Bong Joon-ho, ho chiacchierato con Penélope Cruz e Pedro Almodóvar ma anche col direttore del Teatro La Fenice.

A Venezia era già stata in concorso con Ammore e malavita dei Manetti Bros. e l’anno scorso con Lasciami andare di Stefano Mordini…

Ogni volta però l’emozione è stata diversa. In concorso si ha l’ansia della competizione ma, in pieno stile Manetti, abbiamo vissuto l’esperienza con entusiasmo e la colonna sonora napoletana a tutto volume sul red carpet. L’anno scorso, con Lasciami andare, c’era al festival ancora un clima di tensione per il Covid: esserci era già un traguardo.

È stato un anno di grandi successi, dalla serie Mina Settembre al debutto come conduttrice di Canzone segreta. Come riesce a tiene tutto insieme?

Il comune denominatore sono io, con la serietà e l’impegno che metto in ogni cosa. Ho sempre difeso la mia libertà di scelta: all’inizio hanno cercato di incasellarmi, di obbligarmi a decidere tra il cinema, il teatro e la canzone. Ma io voglio andare dove mi porta l’emozione, e finalmente sento che questo viene accettato. È una piccola battaglia di libertà vinta.

In questa Mostra ci sono molti titoli legati alla sua città, Napoli, come È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Qui rido io di Mario Martone, Ariaferma di Leonardo Di Costanzo. È contenta?

Certo, mi riempie di orgoglio. È un momento di grande fermento per Napoli. Dal punto di vista della vita culturale, teatrale musicale la mia città ha una grandissima tradizione, che passa di generazione in generazione. Sono felice di condividere questa esperienza anche con i miei colleghi, come in una reunion tutta napoletana.

Come sarà la vita dopo Venezia?

Per un mesetto torno a fare la mamma, sarò comodamente in tuta a fare la spesa e portare mio figlio a scuola. Poi torno sul set con la seconda stagione di Mina Settembre e il 16 dicembre esce al cinema il film Diabolik dei Manetti: il mio matrimonio artistico con loro continua.

Ma la rivedremo presto anche in tv…

Su Raiuno andrà in onda la serie in tre episodi La sposa giovane, diretta da Giacomo Campiotti, dove interpreto una donna calabrese sposata per procura con un uomo veneto. È un’usanza che purtroppo dilagava in quegli anni. La mia protagonista parte da una situazione disperata ma poi porta la luce anche nella nebbia veneta.

(foto Gianmarco Chieregato)


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