Che cos'è questa storia che lo stalking non è più un’aggravante per il reato di femminicidio?

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Photo credit: Boy_Anupong - Getty Images
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Che cos'è questa storia che lo stalking non è più un’aggravante per il reato di femminicidio? In questi giorni sta circolando questa notizia e sembra anche piuttosto allarmante dato che suggerisce una sorta di "passo indietro". Secondo Repubblica la Cassazione avrebbe deciso di non considerare più lo stalking come aggravante nel caso la persona che compie gli atti persecutori poi uccida la vittima. "Le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che l'omicidio, in quanto reato complesso, assorbe tutto il resto, compresi gli atti persecutori. In pratica, chi uccide paga solo per quello e non per quanto fatto in precedenza" si legge sulla pagina Instagram del quotidiano, ma è davvero così?

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Il fatto ha giustamente portato una certa preoccupazione dato che, per come è stato presentato, sembrava un vero e proprio passo indietro nella tutela delle vittime. Intanto c'è da dire che il caso su cui la Cassazione ha espresso il suo parere non aveva nulla a che fare con quello che comunemente viene chiamato (con un termine che non è giuridico) femminicidio: si trattava della morte di una donna uccisa da un'altra donna che da tempo la perseguitava. Poi ci sono alcune precisazioni da fare perché in realtà la decisione della Corte è stata principalmente di carattere tecnico e non va ad impattare in modo negativo le vittime di omicidi o femminicidi. Sempre su Repubblica parla Tina Raccuia, la mamma di Sara Di Pietrantonio uccisa nel 2016 dopo che il suo ex ragazzo l'ha perseguitata con atti di stalking. Il titolo è "Ho perso mia figlia e vi dico perché lo stalking deve restare un reato a sé", ma il reato di stalking (il delitto di atti persecutori all’art. 612-bis c.p.) non viene affatto toccato dalla sentenza. Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Dal momento che esiste uno specifico reato di omicidio aggravato dallo stalking (il 576 comma 1 n. 5.1 c.p.) il dubbio della Cassazione era se bisognasse applicare solo quell'articolo che già comprende le persecuzioni (e quindi considerare tutto con un unico reato) oppure sommare il reato di omicidio aggravato a quello di stalking. La decisione è stata quella di considerare solo l'omicidio aggravato da stalking e non entrambi i reati. "In molti credono che se fossero stati considerati separatamente si sarebbe fatta la somma di omicidio + stalking, ma non funziona così", spiega a Marieclaire l'avvocata milanese Lorena Croatto, "Si applica comunque il reato più grave e in più un aumento per il secondo reato". Tra i due reati è quello di omicidio aggravato ad essere più grave tanto che prevede la pena dell'ergastolo. "In questo caso, non significa affatto che la pena sia stata più blanda, infatti è stato comminato l'ergastolo" conferma infatti Croatto. La paura sembra essere che, senza considerare separatamente lo stalking, si possa lasciare spazio a delle attenuanti e a una pena minore ma il punto è che gli atti persecutori sono proprio ciò che rendono l'omicidio "aggravato" e fanno aumentare la pena fino all'ergastolo. Insomma, (almeno) stavolta, come spiegano avvocati e giuristi, non dobbiamo preoccuparci.

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