Che fine ha fatto Casa Pound?

Di Niccolò Carradori
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Photo credit: Antonio Masiello - Getty Images
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Milano, 18 ottobre 2014: Matteo Salvini guida una delle più famose parate della sua ascensione a leader della destra italiana, la manifestazione Stop Invasione. Un gigantesco Adeste Fideles diventato famoso per la partecipazione deliberata e orgogliosa di Forza Nuova e CasaPound.

Gianluca Iannone (fondatore di CP), in testa a 2000 militanti, sorride beffardo ai giornalisti che lo affiancano: “conosciamo la nostra forza, siete voi che fate finta di ignorarci.” L'allusione era riferita al presunto snobismo “oscurantista” messo in atto in quegli anni dai media mainstream, che fino ad allora avevano raccontato CasaPound più come fenomeno di nicchia riservato a nostalgici di estrema destra—esagitati che si ritrovavano settimanalmente negli scantinati per mangiare pasta al sugo, cucirsi toppe con lo stemma della Xª MAS sul bomber, prendersi a cinghiate, e organizzare gite a Predappio—o come sottobosco di casi di cronaca nera come la Strage di Firenze.

Photo credit: FILIPPO MONTEFORTE - Getty Images
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Ma Iannone stava per essere accontentato. Complice il sostegno elettorale, decisivo, a Mario Borghezio alle europee del 2014, CasaPound stava per passare dalla Troposfera alla Stratosfera. Una esplosione cambriana di presenza mediatica che segnò i quattro anni successivi: servizi e articoli a ciclo idraulico sulla natura del movimento, sulle attività territoriali, sui legami politici. Ronde, distribuzioni alimentari, risse con i centri sociali, ospitate televisive dei leader politici, e dibattiti sul tema del “fascismo del terzo millennio”. A questo, si unì una pressante presenza sui social. Il loro spot elettorale per la candidature di Di Stefano alle comunali di Roma—una specie di mix fra un video dei Verve e una ronda sotto la casa di Giacomo Matteotti—diventò un fenomeno virale nel 2016.

E visto che l’attenzione genera altra attenzione, dalle politiche del 2013 a quelle del 2018 CP passò da 88.627 voti a 572.150. Diventando, di fatto, un essere pluricellulare nell’ecosistema della destra sovranista italiana, specialmente per il legame-sodalizio (ondivago) con Matteo Salvini. Che con allusioni, omissioni, e palchi condivisi ne legittimava la presenza da anni.

La verità è che all’epoca era difficile collocare lo sviluppo di CP in un continuum elettorale: capire che ruolo avrebbe potuto realmente ricoprire nella politica autentica e non movimentista. Ma bastarono pochi mesi per far finire tutto. Le europee del 2019, con 89.142 voti, li riportarono di colpo al punto di partenza. Nel giugno dello stesso anno, attraverso un comunicato, Iannone decretò la fine dell’esperienza politica di CP, e il ritorno “all’avanguardia” di movimento. Quella specie di esperienza di metapolitica che aveva segnato la sua nascita.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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CasaPound, insomma, è tornata allo status di nicchia primordiale. E lo dimostrano le attività, che sono continue, ma abbastanza recintate dal punto di vista della rilevanza. Le notizie risonanti che li riguardano hanno quasi tutte a che fare con i possibili sgomberi degli stabili che occupano. Nell’ultimo anno si sono dedicati ad una serie di iniziative simboliche (come hanno sempre fatto), più simili a quelle del Generale Pappalardo che non manifestazioni di portata politica: sono saliti sul Monte Bianco per rivendicare il confine italo-francese, hanno portato dei cartonati di Gabriele D’Annunzio in una decina di piazze italiane come atto di disobbedienza al governo Conte, hanno “rinominato” una via di Reggio Emilia dedicata a Tito.

I loro canali social—compreso quello Telegram, su cui si stanno concentrando dopo le cancellazioni su Facebook e Instagram—hanno un tenore più di “commento” che non di propaganda. Vi si trovano link ad articoli del Primato Nazionale (la rivista di Casa Pound), raccolta firme per questioni territoriali, gli screenshot dei tweet di Simone Di Stefano contro il governo (con qualche critica al centrodestra sovranista) e una serie infinita di ricorrenze storiche da onorare (il sacrificio di Jan Palach, l’impresa di Fiume, il bombardamento dell’Aquila nel 1943, ecc ecc).

Negli ultimi 17 anni, però, hanno costruito una struttura territoriale resistente, che ha dendriti in un numero infinito di settori. Hanno sotto-gruppi (con varie sigle e nomi) per la protezione civile, la sensibilizzazione ambientale, gli interventi di medicina sociale, la solidarietà ai poveri e ai disabili, l’assistenza legale, la cultura, lo sport, i movimenti studenteschi, la musica. Hanno una rivista, una casa editrice “vicina”, una radio.

È questo patrimonio strutturale che negli anni li ha resi appetibili per i grandi partiti sovranisti. Sono una piccola fonte di voti a cui abbeverarsi, una passerella rapida—da fare con nonchalance—per mostrarsi quantomeno “non ostili” verso un certo tipo di sentimento italiano, un’ala movimentista che può smuovere questioni non praticabili per un grande partito.

Dal 2019 in poi si è parlato molto di quanto certe cellule di estrema-destra siano state cannibalizzate dall’ascesa della Lega a primo partito italiano. Lo stesso Di Stefano, parlando di quelle europee disastrose, ammise che la disfatta era dovuta anche al fatto che CasaPound si era guadagnata il ruolo di “anello debole del mondo sovranista”.

Facendo un parallelo per i patiti di rap italiano, si può dire che negli ultimi due anni CP è stata a Lega un po’ come Canesecco sta a Gemitaiz. Un cugino poco presentabile, che ti ha aiutato ad organizzare la festa, ma da cui è bene prendere le distanze perché non lo fanno entrare nei locali alla moda, e ormai ha poco da offrire. E CP stessa non si è fatta mancare critiche ai sovranisti di Palazzo.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Una recente inchiesta di Paolo Berizzi su Repubblica ha cercato di mettere in luce i nuovi movimenti di sponda di Cp nelle dinamiche politiche. Il succo finale è che, raffreddati i rapporti con Salvini, CasaPound si starebbe avvicinando all’astro nascente della destra italiana: Fratelli d’Italia. Secondo alcuni questo avvicinamento sarebbe già stato limitato e osteggiato da Giorgia Meloni—Salvini avrebbe già cannibalizzato il cannibalizzabile in quell’area, e non ci sarebbero abbastanza vantaggi. Secondo altri, invece, il ruolo di appoggio di Cp, specialmente nelle elezioni territoriali, è sempre un fattore da non disdegnare.

È presto per capire come si posizionerà CP, anche perché l’anno del Covid ha sparigliato diverse carte. Quello che il tempo ha dimostrato, però, è che la legittimazione del grandi partiti di destra non era altro che una mossa (riuscita) di drenare consenso da CP. La sua rapida ascesa è stata funzionale alla gloria di altri, e finita la traiettoria dell’inerzia, si è tornati nei soliti scantinati. A organizzare lectio magistralis sulla stampella di Enrico Toti, o una gita sul Carso per piantare qualche bandiera.