Chi è Alessandra Galloni, la prima donna alla guida di Reuters in 170 anni

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Mikhail Metzel - Getty Images
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Quando vi chiederanno perché tutto questo chiasso ogni qual volta una donna riesce ad arrivare in una posizione apicale, quando vi diranno "ma ormai la parità è stata raggiunta", quando vi risponderanno che la parola "patriarcato" è un'invenzione delle femministe, beh, voi tenete bene a mente questo numero: 170. Per 170 anni l'agenzia britannica più famosa al mondo ha avuto a capo degli uomini. Nessuna eccezione fino ad oggi quando, nel 2021 Alessandra Galloni è stata scelta come prima direttrice al vertice di Reuters. Non male come first time ever, no? Forse la risposta giusta è "era ora".

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L'agenzia Reuters, fondata nel 1851 da Paul Reuter con focus sulla politica mondiale, sull'economia e la finanza, oggi conta più di 2400 giornalisti e 600 fotoreporter distribuiti in circa 200 località del mondo. Al momento alla guida troviamo Stephen J. Adler, al vertice di Reuters dal 2011, che però andrà in pensione alla fine di aprile. A quel punto, come è stato annunciato via Twitter, subentrerà Alessandra Galloni ed è il caso di sapere qualcosa di più di questa italiana che, di fatto, sta segnando la storia. Nata a Roma, 47 anni, una laurea all'università di Harvard nel 1995 e poi un master alla London School of Economics nel 2002, Galloni parla ben 4 lingue e lavora a Reuters dal 2013. Prima ha lavorato al Wall Street Journal per 13 anni come corrispondente da Londra, Parigi e Roma, nel 2013 è entrata a Reuters come redattrice dell’ufficio del Sud Europa e nel 2016 è diventata Reuters Global News Editor con sede a Londra. Nella sua carriera ha ricevuto numerosi premi, tra cui un Overseas Press Club Award negli Stati Uniti e un premio UK Business Journalist of the Year. "Una presenza carismatica con un appassionato interesse nelle business news", si legge sul sito dell'agenzia, "Ha fatto sapere ai colleghi che le sue priorità includeranno spingere la componente digitale di Reuters e quella economica".

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Il fatto di avere una donna alla guida di una news agency così importante non è un dato da sottovalutare anche se nel Regno Unito, non si tratta di un caso isolato (e per fortuna). Nel 2019 Roula Khalaf ha preso la direzione del Financial Times, Zanny Minton Beddoes è editor in chief dell’Economist mentre Katharine Sophie Viner è diventata nel 2015 la prima caporedattrice del The Guardian. Quei 170 anni di direzione al maschile da Reuters, però, pesano non poco e in più, come attesta l'ultimo rapporto del Centre for Media Pluralism and Media Freedom dello European University Institute, "Le donne continuano ad essere fortemente sottorappresentate sia la livello manageriale dei media che come reporter" in tutta Europa. In Italia, poi, il rischio che le donne restino fuori dai media è addirittura del 75%. Solo in Croazia, Lettonia, Lituania, Romania, Svezia e Regno Unito c'è parità tra caporedattori e caporedattrici, da noi sono invece pochissime le donne al vertice di una redazione tanto che l'Italia si attesta tra i 13 paesi con una rappresentanza delle donne inferiore al 30 per cento. "Sistematicamente", si legge nel report,"gli esperti di sesso maschile vengono invitati più spesso a esprimere i loro commenti in programmi e articoli politici rispetto alle donne. Nessun Paese ha registrato un basso rischio su questo punto". Per questo avere sempre più donne ai vertici nel campo dei media è fondamentale: ha a che fare con il pericolo di un'unica narrazione per usare le parole di Chimamanda Ngozi Adichie. Senza punti di vista diversi si perde di complessità, ci creano zone d'ombra nell'informazione e si alimentano gli stereotipi. Ecco perché ci servono media inclusivi ed ecco perché, dopo 170 anni, forse qualche passo avanti lo stiamo facendo.