Chi è Lale Gül e perché la sua storia è diventata un caso in Olanda

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Photo credit: BSR Agency - Getty Images
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Ha il sapore della fatwā, la condanna giuridica prevista dal diritto islamico, quella che da diversi mesi pende sulla testa di Lale Gül, la 23enne olandese figlia di immigrati turchi nei Paesi Bassi che ha osato ribellarsi ai precetti dell'Islam. La sua storia è simile a quella di molte ragazze che, cresciute in un mondo di mezzo tra due culture, non accettano che i precetti religiosi le costringano a una vita di clausura, imposizioni, violenze. Ma se oggi parliamo di Lale Gül e lo facciamo al presente è perché la ragazza ha trovato il coraggio di denunciare pubblicando un libro che è già un best seller in Olanda. Il romanzo, un testo autobiografico intitolato Ik ga leven ossia Io vivrò, è un grido di rabbia e di dolore contro la condizione delle donne nelle comunità musulmane ultrareligiose di Amsterdam, la città libera ed emancipata dove tutto è permesso, ma solo se abiti sul lato giusto del fiume Amstel.

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Busra, la ragazza protagonista del suo libro, vive una vita a metà nel suo quartiere interreligioso di Kolenkit. Una vita da "pianta d'appartamento" a cui non è concesso nulla, se non stare ferma e attendere che il proprio destino di donna-oggetto si compia. "La musica non è consentita — si legge nella quarta di copertina —, gli appuntamenti sono vietati, avere amici del sesso opposto è illegale, vestirsi e truccarsi è inappropriato, stare fuori la notte non è permesso, guardare film e serie “sporche e immorali” è inaccettabile, non è consentito celebrare compleanni o altre festività pagane, non è possibile lavorare con gli uomini e anche uscire e festeggiare ai festival è proibito". “Nelle loro menti non hanno mai lasciato il villaggio turco — ha detto ai media olandesi la ragazza a proposito dei genitori —. Ad Amsterdam si circondano di turchi. Guardano programmi televisivi turchi e non possono abbandonare norme e valori tradizionali. Temono che se indosso i jeans la loro reputazione nella comunità sarà offuscata”. Dichiarazioni che, come riporta Il Foglio, hanno scioccato la famiglia di Lale, tra un padre che si è chiesto se non fosse il caso di tagliarle la gola e una madre che ha affermato che se non fosse stata sua figlia l'avrebbe strangolata. Quanto basta per cacciarla di casa e costringerla a vivere prima in una stanza d'albergo e ora in un alloggio segreto per le minacce di morte ricevute dalla comunità turca. "Non considero una ricchezza possedere una doppia cultura perché mi sento di continuo strattonata da una parte e dall’altra: tra una comunità che ha paura di svelare i propri segreti e una che è senz’altro più aperta ma che spesso è anche totalmente cieca — ha detto Lale alla tv olandese —. La mia sola colpa è stata di lavare in pubblico i panni sporchi dei turchi d’Olanda. Ma sono felice di averlo fatto".

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Oggi Lale Gül è sostenuta economicamente dalla sindaca di Amsterdam, Femke Halsema, con cui il filo è diretto. Troppo violenti gli insulti e frequenti le minacce di morte. "Per me è chiaro che non può esserci un dialogo intercomunitario. Per mia madre, per esempio, è inconcepibile che una ragazza voglia vivere da sola prima del matrimonio, avere una o più relazioni. Inutile spiegarle che una donna deve avere gli stessi diritti di un uomo" ribadisce ora Gül, che sta pensando di assumere una guardia del corpo. “Mi suggeriscono di non uscire di casa da sola per un po’ e di prestare molta attenzione”. Crescono le minacce, ma anche le manifestazioni di solidarietà di chi si schiera con Lale: al suo fianco giornalisti, scrittori, ma anche leader politici e religiosi. E speriamo che questo basti a tenerla al sicuro dal fanatismo islamico.

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