Chi è l'italiana che sposerà l'ultimo erede degli zar

Di Redazione Gente
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Photo credit: Rebecca Bettarini e George Mikhailovich
Photo credit: Rebecca Bettarini e George Mikhailovich

From ELLE

Questa è una favola d’amore lunga dieci anni, un cammino sentimentale fatto di piccoli passi quotidiani che si intreccia con una grande storia collettiva, tragica e romantica insieme, che ha ispirato romanzi, film, documentari, serie televisive: quella dei Romanoff (il nome originario, Romanov, è stato europeizzato dopo la Rivoluzione d’ottobre), la dinastia che dal 1613 al 1918 ha imperato sulla Russia. Oggi, in questa storia, fa il suo ingresso una giovane donna italiana, Rebecca, colei che il granduca George Mikhailovich, erede degli zar e futuro capo della casata, sposerà «a San Pietroburgo in autunno, emergenza sanitaria permettendo», come raccontano i protagonisti a Gente nella prima intervista assoluta rilasciata dall’annuncio del fidanzamento.

Sarà un matrimonio da favola, pochi dubbi. Lo si intuisce dalla lista degli invitati, di cui sua altezza ci svela in anteprima qualche nome. «I duchi di Kent, miei cugini inglesi, i reali di Spagna - la regina Sofia è stata mia madrina di battesimo -, la principessa Maria Gabriella di Savoia e l’ex imperatrice dell’Iran, Farah. E poi inviti saranno spediti a Monaco, in Belgio, persino in Bhutan. Saranno nozze internazionali». Ma questa, al di là dell’aspetto mondano, è anche l’unione di due storie personali a prima vista molto distanti, a ben vedere complementari. Da una parte troviamo una monumentale tradizione familiare, dall’altra il dinamismo del XXI secolo. George vanta i famosi quattro quarti di sangue reale: suo padre è il principe Franz Whilem di Prussia, casata Hohenzollern, sua madre la granduchessa Maria, il cui nonno, Kyrill, era cugino dell’ultimo zar Nicola II, tristemente passato alla storia per l’eccidio di Ekaterinburg. Proprio da sua madre deriva l’eredità di George a capo della casa imperiale di Russia. Rebecca, invece, è figlia dell’ambasciatore italiano Roberto Bettarini e sin da bambina, seguendo gli incarichi di suo padre, ha vissuto a Parigi, Roma, Caracas, Bruxelles. In Belgio è tornata dopo la laurea in Scienze politiche per lavorare in un gruppo italiano della difesa. Oggi presiede una società di consulenza da lei fondata. È una donna realizzata, del nostro tempo.

Photo credit: Rebecca Bettarini e George Mikhailovich
Photo credit: Rebecca Bettarini e George Mikhailovich

Dunque è una coppia, questa, nata per amore e non per disegni dinastici. «Io e Rebecca abbiamo sempre avuto molti amici in comune», esordisce George, «ma tra noi tutto iniziò a un ricevimento all’ambasciata francese di Bruxelles, circa dieci anni fa. Prendemmo subito a chiacchierare di argomenti in comune, che non mancavano. Da qualche tempo ho fondato una società di consulenza, ma all’epoca entrambi lavoravamo per compagnie internazionali. La frequentazione è stata naturale, spontanea: abbiamo scoperto di avere gli stessi valori, la medesima educazione. È nata un’amicizia profonda che poco a poco si è trasformata in amore». Rebecca prende la parola: «Sì, è stato tutto molto naturale. In questi anni insieme non siamo stati mai fermi. Abbiamo realizzato molti dei nostri obiettivi personali, cambiato lavoro, più volte città, stile di vita. Però sempre uno di fianco all’altra, fino a prendere la decisione di trasferirci in Russia».

L’anello, rigorosamente di casa, uno splendido rubino cabochon circondato da una fascia in oro giallo con due diamanti, ha sigillato il loro progetto di vita. «La montatura a fascia era molto in voga all’epoca della regina Vittoria, mia trisavola», spiega lo sposo. «La pietra centrale simboleggia l’amore, la passione, la nobiltà. Il diamante purezza e forza». Un anello che tanto somiglia «a quello che mia nonna Elsa ebbe da nonno Giulio quando chiese la sua mano», racconta Rebecca. «L’ho ricevuto ad agosto. Dovevamo prendere un volo per la Spagna e andare a trovare la madre di George che vive a Madrid. Lui insisteva che si dovesse fare tappa a Bruxelles: era lì che aveva nascosto l’anello. Nei suoi piani c’era una cena romantica a due che io, ignara, ho “rovinato” invitando un amico comune. La mattina dopo, all’aeroporto, mi ha detto: “Avrei voluto dartelo ieri sera, nella città dove ci siamo conosciuti. Abbiamo viaggiato tanto insieme, ma il viaggio più bello è quello che inizieremo adesso, se tu mi dici sì”».

Photo credit: Getty Images
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La favola, in un contesto come questo, deve anche confrontarsi con la storia pluricentenaria alle spalle dei Romanoff. «Sono figlio unico, i miei genitori hanno divorziato molto presto», racconta George. «Mio nonno, il granduca Vladimir, è stato la pietra miliare della mia formazione. I suoi genitori, Kyrill e Vittoria Melita, la nipote preferita della regina Vittoria, sono scampati per pura coincidenza alla furia bolscevica che portò allo sterminio dello zar Nicola, di sua moglie e dei loro cinque figli, oltre ad altri 18 membri di famiglia, e che mi è stato raccontato sin dalla più tenera età. Non erano solo i nostri parenti, ora sono santi martiri canonizzati dalla Chiesa ortodossa russa. Grazie a mio nonno ho capito quale è il nostro ruolo oggi: custodire la memoria storica e culturale della Russia».

Come accade per ogni matrimonio reale, la curiosità indugia sul glamour. «L’abito per la cerimonia civile è della stilista Chiara Boni», confida la sposa. «Per il vestito del rito religioso mancano ancora alcuni dettagli. I gioielli saranno antichi, di famiglia». Una favola, certo. Ma nessun orpello potrà mai rappresentare appieno l’intensità di un sentimento. Sono i fidanzati, mentre si guardano negli occhi, a trovare la sintesi: «Abbiamo condiviso le nostre scelte, trovato un percorso comune. È questo il segreto del nostro amore».

Testo di Francesco Vicario

Tutte le foto sono state pubblicate da Gente