Chi era Louella Parsons, la regina del gossip custode di tutti i segreti delle star di Hollywood

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Photo credit: CBS Photo Archive - Getty Images
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"E così andiamo avanti, barche contro la corrente, incessantemente trascinati verso il passato" scriveva il celebre scrittore statunitense Francis Scott Fitzgerald. Quante volte vi è capitato di emozionarvi in un mercatino dell’usato davanti a un libro, un accessorio o un capo di abbigliamento appartenuto a un passato ormai lontano? O di rimettere in ordine una soffitta impolverata e ritrovare un oggetto che riporta alla mente preziosi ricordi e una piacevole nostalgia? In questa rubrica vogliamo parlare dell’irresistibile anima vintage che è presente in ognuno di noi in diverse percentuali. Perché è impossibile cancellare quello che è stato, anche perché a volte serve guardare indietro per trovare l’ispirazione, nella moda, nell’arte, nella musica e nella vita.

“Si dice che nel mondo del cinema non possa accadere nulla senza che Louella Parsons lo sappia e lo permetta” recita l’occhiello di un vecchio articolo pubblicato sulla vecchia rivista Novella del 18 Aprile 1963 con in copertina un affascinante e giovane Anthony Perkins. “Lolly”, considerata all’epoca la “penna pettegola” di Hollywood, era una giornalista molto potente che ha custodito i segreti delle star per oltre quarant’anni di attività. “Scrivere di Hollywood e ignorare il nome di Louella Parsons sarebbe come parlare dell’Inghilterra ignorando la regina, oppure descrivere Washington evitando di menzionare la Casa Bianca” scrive Clarissa Dayton nel suo articolo sul “regno di columnist della città del cinema di Louella, sopravvissuta ad amici e avversari, a guerre, Presidenti, al proibizionismo e alla follia collettiva per Elvis Presley”.

Una donna forte, determinata e di successo che sapeva quello che voleva ed era una vera e propria istituzione nel mondo del cinema in America. Ricordate il film Segnali dal Futuro con Nicolas Cage? “Tanti anni fa a Las Vegas, un proprietario di un albergo di lusso aveva invitato la stampa a presenziare al seppellimento di una capsula nella quale sarebbero state inserite alcune testimonianze della sua epoca. E, tra gli storici documenti, vi era anche un articolo di Louella Parsons”. Quindi si può facilmente immaginare il peso delle scelte e delle opinioni di questa figura carismatica e potente da cui dipendevano le sorti di molte star.

“Più forte di Sansone” la definiva Samuel Goldwyn perchè chi all’epoca aspirava a una carriera a Hollywood doveva passare per lei e, se era in programma un evento di rilievo come un matrimonio, un divorzio o simili, bisognava avvisarela per prima. Come scriveva il Time “nessuna diva cinematografica oserebbe mettere al mondo un figlio senza il beneplacito di Lolly”.

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La sua era una vera e propria “rete di spionaggio” con informatori pagati molto bene alle stazioni telefoniche, alle stazioni telegrafiche, fra i camerieri, gli addetti dei laboratori di ogni genere, ex press agents, guardarobiere degli studios. Ci vuole un bel carattere e una personalità decisa per coordinare tutto questo e Parsons l’aveva sicuramente. “Sono molti i segreti che quella donna porterà nella tomba” disse un produttore.

Nata nella cittadina di Freeport, nell’Illinois, con il nome di Louella Gettinger, a sedici anni divenne cronista e a diciotto si sposò con John D. Parsons. L’anno dopo nacque la figlia Harriet e il marito rimase ferito durante la prima guerra mondiale prima di morire a bordo di una nave. Ella si risposò nel 1930 con un medico che morì nel 1951. Quindi si accompagnò con un cantautore di nome Jimmy McHugh. Una biografia che lascia trasparire una eccezionale capacità di ripresa e sopravvivenza in una vita durissima. Quando ci si chiedeva quale fosse il segreto della sua forza spesso qualcuno rispondeva che in fondo, pur avendo successo a Hollywood, è sempre rimasta “la candida cronista di una cittadina di provincia”.

“Al piano superiore, dove sono la stanza da letto e il suo ufficio, il ticchettio delle macchine da scrivere e il costante squillare del telefono offrono al visitatore uno straordinario accoppiamento tra l’elegantissima dimora e la sala stampa, il tutto situato nella placida, sofisticata Beverly Hills” descrive Dayton la sua base operativa.

Ha combattuto con una grave malattia per circa un anno, durante il quale l’hanno intervistata e ha dichiarato: “Lo so che gli altri dicono di me che non so scrivere, che faccio strafalcioni, che mi interesso unicamente a scandali e volgarità. Ma ogni scrittore può dirti che esiste il conflitto tra la necessità di essere amico piuttosto che reporter, e viceversa”.

Nel luglio 1961 ha ricevuto una importante onorificenza dal governo italiano, pochi mesi prima della malattia: la Stella di Solidarietà di prima classe. “…alla più brillante columnist di Hollywood, per aver così validamente contribuito alla conoscenza del cinema in tutto il mondo”.