Chi si contenta gode. Della mediocrità

Di Massimo Russo
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Photo credit: MARCO BERTORELLO - Getty Images
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From Esquire

Mentre la crisi di governo segue riti e tempi del secolo scorso, la banca d’affari Goldman Sachs fa sapere che se l’Italia dovesse realizzare quanto scritto nella bozza del Recovery plan, il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (Pil) nel 2030 tornerà al 138%. Vale a dire tre punti in più del 134,8 a cui era arrivato nel 2019, prima di schizzare verso l’alto a causa della pandemia. Se invece tardassimo a usare le risorse del Next Gen Eu o - peggio ancora - le utilizzassimo male, il rapporto potrebbe assestarsi tra il 145% e il 148%.

Se l'Italia fosse una famiglia, significa che nella migliore delle ipotesi si tratta di lavorare dieci anni per avere un euro e 38 centesimi di debito per ogni euro di ricchezza prodotto. Può mai essere questo ciò che intendiamo quando pensiamo al meglio che ci possa capitare? È quel che immaginavamo l’anno scorso, quando entrando nell’era Covid-19 ci ripetevamo «Andrà tutto bene?».

Photo credit: MIGUEL MEDINA - Getty Images
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Nelle stesse ore Bill Gates - tanto inviso ai complottisti nostrani - spiega nella sua lettera annuale perché il 2021 per la salute sarà un anno migliore del precedente, quali siano i progressi e le lezioni che possiamo mettere a frutto dall’emergenza sanitaria che stiamo attraversando. Il fondatore di Microsoft firma anche un libro, in uscita fra tre settimane, in cui racconta come si possa affrontare e vincere la sfida del cambiamento climatico.

Da una parte questioni globali come la salute e il clima, dall’altra la caccia a una qualsiasi maggioranza di governo per tornare, in dieci anni, un po’ peggio di dove stavamo due anni fa. Qual è la misura delle nostre ambizioni, come cittadini e come paese? Accontentarsi della mediocrità è rinunciare in partenza.