Chi vota deve sapere. Il punto di Corrado Formigli

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Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Una buona democrazia è quella fatta di cittadini informati. Per questo abbiamo deciso, a Piazzapulita, di trasmettere integralmente la scottante inchiesta di Fanpage su alcuni impresentabili candidati di Fratelli d’Italia nostalgici del fascismo. A pochi giorni dal voto. Giorgia Meloni ci ha duramente attaccati per questo. Noi e i colleghi di Fanpage, un coraggioso giornale online. Tirando in ballo fantomatici complotti, piani orchestrati “a tavolino” (addirittura da anni!) per screditare il suo partito.

È sempre la solita storia: quando un leader politico legge o guarda qualcosa che non gli piace, se la prende spesso e volentieri con i giornalisti. E tira in ballo le inchieste “a orologeria”. Credo che quel servizio, che mostra atteggiamenti inaccettabili di candidati e alti dirigenti di Fratelli d’Italia sia sul fronte dell’apologia del fascismo che su quella del finanziamento illecito, svolga una funzione utile per informare i cittadini prima del voto. Le scene si svolgono nel pieno della campagna delle amministrative milanesi e riguardano nomi nelle liste elettorali.

Che cosa avremmo dovuto fare? Attendere l’esito del voto prima di segnalare impresentabili che inneggiano a Hitler? È questo che si vuole dai giornalisti? Che con l’abusatissima scusa del “silenzio elettorale”, regola che vale a 48 ore dal voto per i comizi e la propaganda, si spenga l’informazione politica?

Giorgia Meloni ha chiesto a Fanpage la consegna delle 100 ore di “girato”, il materiale grezzo servito per realizzare un’inchiesta in più puntate sulla destra sovranista italiana. E anche qui mi domando: in quale democrazia evoluta una pretesa simile verrebbe considerata normale? In quale capitale occidentale un leader politico chiederebbe con tale arroganza la consegna di materiale giornalistico grezzo? Solo la magistratura, laddove si profili qualche grave reato, con circospezione e molti limiti può agire in tal senso.

Eppure in Italia anche una richiesta così bislacca e lesiva della libertà di informare viene considerata ordinaria. E il rifiuto opposto dall’editore alimenta ironie e sospetti. Come se la mediazione giornalistica, con la conseguente assunzione di responsabilità del giornalista davanti alla legge e all’opinione pubblica, non fossero sufficienti. No, a certa politica l’idea che esista un’informazione indipendente che indaga solo per fare un servizio ai cittadini proprio non va giù. Ma ogni tanto occorre ricordarglielo.

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