Chiariamo una volta per tutte cosa s'intende per moda vegana, movimento in crescita inarrestabile

Di Federica Caiazzo
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Photo credit: Imaxtree
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From ELLE

Abbracciare un lifestyle vegano è un progetto (di vita) che può iniziare in qualsiasi momento, e non di certo solo dal cibo. Vero, esistono portali (come Veganuary, ad esempio) che sfidano a provare l’alimentazione vegana per un mese almeno, ma – al tempo stesso – possiamo essere parte del dibattito anche con scelte del tutto differenti. Si può essere vegani a partire dal guardaroba? Sì, si pensi ai vestiti, gli accessori, le scarpe. Le pellicce ecologiche di cui tanto si parla (per fortuna) oggi. Si pensi però anche alla poca chiarezza che ancora c’è in merito alla distinzione tra moda ecosostenibile e vegana. Di questo (e molto altro) parla una nuova analisi condotta da Vogue Paris che, con interessantissimi dati alla mano, ha provato a spiegare tutto ciò che ancora non è proprio chiaro sul mondo della moda vegana.

Cos'è la moda vegana?

Volendo dare alla moda vegana una definizione in quanto fenomeno, la fonte la definisce un vero e proprio “movimento in crescita”. I dati sono di supporto nel dimostrarlo: sembra che Lyst abbia registrato (solo nello scorso aprile 2020!) un incremento del 69% nelle ricerche di “pelle vegana”, mentre la piattaforma Edited ha persino suggerito che la pandemia potrebbe aver innescato un maggiore interesse per i prodotti di origine non animale. Ma cosa si intende realmente per moda vegana oggi? “Un guardaroba vegano non include seta, pelle, lana, cashmere, piume o pelliccia”, chiarisce la fonte. Qualsiasi forma di “derivato” animale non rende il capo o accessorio 100% vegano ma, nota bene, un modo per assicurarsi trasparenza e autorevolezza è capire se il brand in questione ha ricevuto l’approvazione di PETA (People for the Ethical Treatment of Animals), garante dell’origine dei materiali utilizzati durante la produzione.

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Moda vegana = moda ecosostenibile?

Ma moda vegana quindi significa anche moda ecosostenibile? No, non sempre. Molti prodotti o capi d’abbigliamento sono sì etichettati come vegani, ma al tempo stesso non rispettano altri parametri necessari. Se realizzati utilizzando materiali sintetici (che potrebbero a loro volta derivare da combustibili fossili), la loro decomposizione avverrà troppo lentamente nel corso del tempo, finendo così per inquinare gli oceani. Il modo migliore per acquistare capi di moda ecosostenibile è informarsi sull’origine dei tessuti: allo stesso modo, è fondamentale per i brand – specialmente quelli emergenti – puntare a essere più trasparenti possibile, specificando dove possibile l’origine e il luogo di provenienza dei materiali utilizzati. In Italia, ad esempio, si distingue il designer Tiziano Guardini, promotore della moda green e vincitore del premio Franca Sozzani GCC Award for Best Emerging Designer nel 2017. Tiziano realizza paillettes a partire da gusci di cozze e CD riciclati, e realizza vestiti utilizzando la cosiddetta seta non violenta: un tessuto ottenuto dal riciclo della plastica.

Non meno fondamentale per essere green e avere un approccio eco-friendly al proprio guardaroba è infine il mantra di Vivienne Westwood. La designer inglese, nonché madrina della moda punk e tra le più esemplari attiviste in nome dell'ecosostenibilità, ha fatto suo il seguente slogan: Choose well, buy less, make it last. Scegli con cura, acquista di meno, fa che duri a lungo. Una promessa a sé stessi, prima ancora che al Pianeta Terra per ricordarci che essere green fa bene a noi quanto al Pianeta stesso.