Chiudere la scuola è la cosa più facile. Il punto critico di Corrado Formigli

Di Corrado Formigli
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Photo credit: Charli Bandit - Getty Images
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From ELLE

L’Italia, fra le nazioni avanzate d’Europa, è quella che ha tenuto chiuse più a lungo le scuole. Fra l’11 marzo 2020 e il 2 febbraio 2021, ben 123 giorni. Nello stesso periodo il Regno Unito 102, la Germania 92, la Spagna 75 e la Francia 43. Una forbice destinata ad allargarsi: Parigi, per dire, in lockdown ha mandato tutto ma le scuole continua a tenerle aperte. Dei danni a medio termine ne parleremo fra qualche anno, quando i ricercatori stileranno le nuove classifiche sugli studenti europei.

Mi limito a osservare mio figlio Giorgio frequentare la prima elementare dallo schermo di un pc, due ore al giorno. Combattere col mistero della scrittura e delle doppie, tentare di sfogare l’indescrivibile energia dei suoi sei anni contro gli oggetti della stanza. Eppure, quando alcuni suoi compagni di classe sono risultati positivi al covid (addirittura alla più aggressiva variante inglese), l’intera scuola, una solida scuola pubblica romana, è entrata in didattica a distanza prima ancora del lockdown nazionale.

E il risultato dello screening di massa non ha evidenziato alcun dato epidemiologico differente da quello di ogni altro ufficio. Anzi. Su 935 tamponi molecolari, appena 23 positivi. Eppure in classe si sta vicini e in tanti, anche perché nessuno, ai piani superiori del governo, in oltre un anno si è fatto venire in mente qualche buona idea per realizzare spazi più adatti e ariosi per i nostri bambini.

Ora direte: i tuoi dati sono empirici. Può darsi. Ma lo studio condotto da una squadra di epidemiologi e statistici guidati da Sara Gandini dello Ieo di Milano, no. Questa ricerca, condotta incrociando i dati del ministero dell’Istruzione con quelli delle aziende sanitarie locali e della Protezione civile, analizza i dati di 7,3 milioni di studenti e 770.000 insegnanti. E conclude che non c’è alcun picco di contagio dentro le classi: il tasso di positività sarebbe addirittura inferiore all’1%. Sento già l’obiezione: il contagio si diffonde fuori dalle scuole, sui trasporti pubblici.

E cosa è stato fatto in un anno per evitare assembramenti sulla metro e sugli autobus? Nulla. Assolutamente nulla. Non sono state aumentate le corse, dilazionati gli orari degli uffici, migliorati i sistemi di ventilazione, messi steward alle fermate per scaglionare l’ingresso dei passeggeri. Nulla. Perché i ragazzi non fatturano, le donne continuano a sacrificare il lavoro ai figli e tutti cerchiamo una giustificazione etica a questa vergogna nelle curve in salita dei morti. Ma così, è chiaro, stiamo uccidendo il futuro di una nazione.