Chiudere tutto per il Covid-19 è meglio anche per l'economia, secondo un nuovo studio

Di Simone Cosimi
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Photo credit: VALERY HACHE - Getty Images
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Ce l’hanno posta fin dall’inizio come una dicotomia impossibile da sciogliere: le restrizioni per contenere il coronavirus impattano sull’economia. Senza vincoli, invece, gli affari continuerebbero a girare come sempre. Se sul primo punto non ci sono dubbi, e tutti gli indicatori lo dimostrano con crolli clamorosi del Prodotto interno lordo o della produzione industriale, della propensione ai consumi e di mille altri aspetto macroeconomici, sul secondo invece l’accordo non è poi così pacifico. Anzi.

Photo credit: Michael Smithson/The Conversation
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The Conversation ospita un’indagine firmata da un docente australiano di psicologia, Michael Smithson, il quale cerca di sciogliere quello che definisce un (falso) scambio fra costi sanitari ed economici. Il punto di partenza è l’impostazione statunitense sotto Donald Trump, secondo la quale “se chiudi l’economia farai più danni”, come ebbe a dire il segretario di Stato al tesoro Usa Steve Mnuchin. Secondo Smithson, invece, è vero l’esatto contrario.

Photo credit: Michael Smithson/The Conversation
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L’esperto lo ha dimostrato utilizzando i dati di 45 nazioni presi dall’Ocse, indicatori sulla mortalità per Covid-19 per un milione di abitanti (ma fermi allo scorso 30 giugno) e altri parametri economici. E li ha incrociati collocandoli su una scala logaritmica verificando in pratica che quella correlazione, a suo avviso, sarebbe sbagliata: se davvero non avessimo preso le necessarie misure di contenimento e avessimo lasciato libera l’economia (industrie e negozi aperti, turismo e intrattenimento consentiti e così via), all’aumento dei morti per milione di abitanti avremmo dovuto vedere un proporzionale aumento di prodotto interno lordo generale e pro capite, importazioni, esportazioni, propensione alla spesa dei consumatori. E invece non è così.

Photo credit: Michael Smithson/The Conversation
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Come si vede da alcuni dei grafici sopra e sotto, secondo Smithson in nessun caso – tranne alcune eccezioni come quella cinese e indiana, per ragioni legate al modo efficace o meno di contenere l’epidemia e ad alcune dinamiche interne – la sua tesi appare fondata. Se fosse cioè possibile che l’economia avrebbe proceduto come e più di prima senza misure di contenimento, allora i paesi che hanno avuto più morti per milione (dunque presumibilmente quelli che hanno assunto misure blande o tardive, lasciando più fiato ai comparti economici per più tempo) dovrebbero dimostrare maggiore vivacità negli indicatori economici. Come è chiaro, invece, la correlazione è quasi sempre negativa e la curva non si impenna verso l'alto da sinistra a destra.

Photo credit: Michael Smithson/The Conversation
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Al contrario di quanto si creda è la salute a condurre a una ripresa economica e non l’inverso: “Gli indicatori economici standard mostrano, in particolare, che i paesi che hanno contenuto meglio il virus tendono anche ad aver avuto impatti economici meno severi di quelli che non lo hanno fatto”. Quella fra salute ed economia, insomma, è una falsa dicotomia.