Ci sono voluti due anni di proteste, ma ora l'attivista Nasrin Sotoudeh è temporaneamente libera

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Kaveh Kazemi - Getty Images
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From ELLE

38 anni e sei mesi e 148 frustate. Questa è la condanna stabilita dal governo iraniano nel 2019 per Nasrin Sotoudeh avvocata iraniana per i diritti umani arrestata due anni fa. "Cospirazione", "istigazione alla corruzione e alla prostituzione", "propaganda contro il regime", "disturbo dell'ordine pubblico". Questi, invece, sono i (terribili) capi d'accusa decisi dal tribunale dopo un processo talmente irregolare (e ampiamente criticato da Amnesty e dalla comunità internazionale) da spingere Sotoudeh a rifiutarsi di ricorrere in appello per protesta. Sotoudeh è stata condannata per aver fatto il suo lavoro in tribunale, per aver difeso le donne iraniane colpevoli di non aver indossato l'hijab in pubblico e gli oppositori dell'ex presidente ultra-conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Per aver criticato il nuovo codice penale e la pena di morte. In poche parole: per aver dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani. L'attivista sarebbe dovuta rimanere ancora a lungo nel famigerato penitenziario di Evin (almeno 12 anni prima di poter accedere alla condizionale) ma le proteste, le petizioni e la sua incredibile tenacia sembra abbiano portato a una svolta positiva: sabato Nasrin Sotoudeh è stata temporaneamente rilasciata ed è una buona notizia che riaccende la speranza.

Il rilascio di Sotoudeh è arrivato a seguito di alcuni importanti avvertimenti dei mesi scorsi: con l'aggravarsi della pandemia di coronavirus, infatti, l'attivista aveva dato il via a uno sciopero della fame di sei settimane per attirare l'attenzione pubblica e internazionale sulle condizioni carcerarie dei detenuti e chiedere il rilascio dei prigionieri politici per limitare il sovraffollamento e frenare così la diffusione del virus nelle carceri. Da febbraio, in effetti, decine di migliaia di prigionieri sono stati temporaneamente rilasciati dai penitenziari iraniani, nel frattempo, però, le condizioni di salute di Sotoudeh sono drasticamente peggiorate. La famiglia aveva iniziato a insistere per un trasferimento in ospedale, ma il 20 ottobre, Sotoudeh è stata invece spostata dalla prigione di Evin a quella di Qarchak a Teheran, un carcere femminile che è stato inserito nella lista nera per le violazioni dei diritti umani dalle Nazioni Unite.

Photo credit: FRANCOIS GUILLOT - Getty Images
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La notizia del rilascio temporaneo è arrivata sabato: "È stato concesso un congedo a Nasrin Sotoudeh con il consenso dell'assistente sovrintendente del carcere femminile", ha dichiarato l'agenzia di stampa della magistratura, senza fornire ulteriori dettagli. "Amici, Nasrin è uscita in licenza pochi minuti fa", ha poi confermato con un tweet Reza Khandan, il marito di Sotoudeh.

Non si sa ancora nulla sulle condizioni in cui si trova l'attivista, né su quali saranno i successivi sviluppi. Intanto, però, ci auguriamo che Nasrin Sotoudeh abbia un po' di tempo per riprendersi, curarsi (secondo Iranhumanrights.org le sono stati diagnosticati dei gravi problemi cardiaci, ndr) e stare con la sua famiglia e che le organizzazioni internazionali sfruttino questo inaspettato spiraglio di speranza per farsi sentire forte e chiaro e chiedere ancora una volta al governo iraniano di smettere di calpestare i diritti umani e di punire chi si batte con coraggio per difenderli.