Cina, Sisci: "Allarme premier su economia? Situazione gravissima'

(Adnkronos) - Per il premier cinese Li Keqiang "non c'è tempo da perdere". Nuova ondata epidemica e guerra in Ucraina significano "sfide dure" per l'economia cinese, che rischia una contrazione nel secondo trimestre dell'anno. La situazione è peggiore rispetto al 2020. La situazione "è senz'altro gravissima", dice all'Adnkronos il sinologo Francesco Sisci, che invita prima di tutto a leggere i dati cinesi, ma anche a osservare dinamiche interne ed esterne. Rilevano, rimarca, che i trasporti interni sembra siano pressoché dimezzati negli ultimi due mesi e "se i trasporti si sono dimezzati siamo di fronte a una contrazione economica pesante".

Li ha citato la guerra in Ucraina, mentre il primo viaggio in Asia di Joe Biden da presidente (con tappe in Corea del Sud e Giappone) ha riguardato soprattutto Pechino. La Cina è considerata la più grave minaccia a lungo termine per l'ordine globale, secondo un discorso annunciato dal segretario di stato Antony Blinken. La Cina non ha mai condannato l'invasione russa, avviata pochi giorni dopo l'incontro tra Xi Jinping e Vladimir Putin a Pechino, e si oppone sempre a "sanzioni unilaterali". Parlare dell'Ucraina sembra "l'elemento politico forse più importante - dice Sisci - perché effettivamente indica un'accusa a degli errori di giudizio".

Dietro al duro monito di Li potrebbe anche esserci un premier, che sottolinea la questione economica, contro un presidente, che insiste sulla questione Covid, sulla questione "ideologica", in vista del Congresso che a ottobre dovrebbe assicurare a Xi Jinping un terzo mandato da leader. "Da giorni, forse da settimane ci sono voci di una divisione di accenti tra Xi e Li", afferma Sisci. Nessuna certezza sulle dinamiche interne. "C'è chi vede i primi fuochi di una lotta di potere per il Congresso - afferma - E' possibile". Ma è vero "il Pcc è molto pratico e molto concreto", prosegue il sinologo, ricordando che se "il Grande balzo in avanti era a costo zero, oggi il costo di cambiare la politica del Zero-Covid è possibilmente enorme".

"Enorme" perché "senza un cambiamento radicale della politica Zero-Covid" su cui ha finora insistito il gigante asiatico "non mi è chiaro - osserva il sinologo - come riescano a cambiare l'outlook economico". E non c'è nulla di facile se dal 2020 si è fatto della battaglia al Covid-19 "una questione ideologica" in un Paese in cui c'è il "problema degli ultrasessantenni non vaccinati" e che deve "accettare che convivere con il Covid significa accettare un certo livello di mortalità" e "convincere tutti ad accettare un certo livello di incertezza".

E il costo è "enorme" perché serve una "trasformazione radicale" e "c'è un prezzo di sangue da pagare" dal momento che non si tratta 'solo' di "accettare un cambiamento ideologico, ma anche che della gente morirà perché il Covid fa vittime". E, rileva, questo prezzo è stato gradualmente accettato in Occidente, ma in Cina è ancora estraneo, perché il governo ha promesso una sicurezza assoluta. E allora, dice Sisci, si deve "riuscire a vendere alla gente che la crescita economica è più importante di un certo prezzo di salute personale" o viceversa "decidere che per la salute personale di tutti si sacrifica ogni crescita economica", senza contare "l'errore dell'Ucraina" e che "da 20 anni a questa parte si è sbagliato molto nei confronti dei vicini e degli Usa".

Come si fa a recuperare? "Per avere risultati concreti subito - conclude - servirebbero concessioni territoriali all'India, ai Paesi del Mar cinese meridionale, al Giappone, la concessione di uno status speciale a Taiwan (indipendente di fatto, che Xi vuole "riunificare" e che per gli Usa sembra essere sempre più una linea rossa), concessioni di sicurezza agli Stati Uniti. In altre parole va concesso potere politico in cambio di pace". E sono scelte costose e comunque dagli esiti incerti. Intanto il ministro degli Esteri, Wang Yi, va a proporre l'iniziativa cinese per il Pacifico, che suscita ulteriori timori tra alcuni leader occidentali e non solo.

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