In Cina sono stati cancellati tantissimi account LGBTQ+ da WeChat: perché?

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Un breve messaggio è apparso improvvisamente a diversi account WeChat cinesi, spiegando che erano stati eliminati poiché avevano "violato le regole sulla gestione delle informazioni pubbliche sull’Internet cinese". Nella giornata di martedì 6 luglio dozzine di account appartenenti a studenti universitari della comunità LGBTQ+ cinese sono stati bloccati e poi cancellati, distruggendo così tanti spazi sicuri costruiti con fatica per accogliere la comunità arcobaleno.

Così diversi attivisti hanno annunciato il disagio, trasferendosi da WeChat (una sorta di Facebook) a Weibo (il più grande portale di informazione in Cina) oppure passando a gruppi WeChat privati. Insomma le voci degli universitari non sono state silenziate del tutto, ma solo attutite. Tuttavia questa attacco alla comunità LGBTQ+ ha generato preoccupazione per il clima di intolleranza sessuale e di genere, nonché contro il femminismo. Nel pomeriggio di mercoledì 7 anche Zhou Xiaoxuan, la donna che aveva dato il via al #MeToo cinese denunciando il suo famoso ex datore di lavoro, è finita nel mirino della censura. Il suo account Weibo è stato sospeso per un anno per aver violato il “regolamento sui reclami Weibo”.

Photo credit: JOHANNES EISELE - Getty Images
Photo credit: JOHANNES EISELE - Getty Images

Né da Tencent né dal governo sono arrivati commenti ufficiali riguardo a questa azione, d'altro canto gli attivisti hanno fatto sentire la loro voce. Intervistata dal The Guardian, l'attivista femminista Xiong Jing ha affermato che le chiusure sono "un segnale abbastanza forte che le autorità non accolgono nulla che 'contravvenga' ai valori tradizionali". Poi ha continuato: "Sia le organizzazioni studentesche femministe che LGBT sono viste come influenzate dai valori occidentali o manipolate da potenze straniere, quindi: tutte da eliminare. Questa non è solo omofobia, ma anche stigma politico nei confronti di gruppi non governativi [compresi i club studenteschi] in una continua repressione della società civile in Cina".

Photo credit: HECTOR RETAMAL - Getty Images
Photo credit: HECTOR RETAMAL - Getty Images

Sempre intervistato dal The Guardian, Darius Longarino, ricercatore presso il Paul Tsai China Center della scuola di legge di Yale, che si occupa di diritti LGBTQ in Cina, ha spiegato che questi ultimi sviluppi non sono una totale sorpresa dato il clima attuale. In Cina l'omosessualità ha cessato di essere un reato nel 1997 e malattia mentale dal 2001. Nonostante anni di apertura, dal 2019 si è registrata una controtendenza che ha portato a episodi come la chiusura dello Shanghai pride nel 2020 e una maggiore censura su siti come Weibo nel confronti di tematiche LGBTQ+.

Tuttavia Longarino ha spiegato che non è detta l'ultima parola: "La mia sensazione è che nel breve termine continuerà a esserci una strada impervia, ma i progressi del movimento LGBT negli ultimi due decenni, in termini di costruzione della comunità e ampliamento del sostegno pubblico, insieme alla sua impressionante resilienza, possono superarla".

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