Cinquant'anni fa la legge sul divorzio cambiava per sempre la vita degli italiani e delle italiane

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Keystone-France - Getty Images
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Erano quasi le sei del mattino del primo dicembre 1970, ma la seduta parlamentare ancora non si era conclusa. Le votazioni erano iniziate alle dieci del giorno precedente e per più di diciotto ore si era discussa la proposta di legge chiamata "Fortuna-Baslini", dal nome dei due deputati, Loris Fortuna (socialista) e Antonio Baslini (liberale) che avevano presentato due disegni legge successivamente fusi insieme. L'argomento discusso? Il divorzio che da anni ormai divideva l'opinione pubblica tra radicali, laici e movimenti delle donne che sostenevano fortemente la necessità di un cambiamento contro l’opposizione di cattolici, conservatori e monarchici. La seduta più lunga della storia del Parlamento italiano si è conclusa con l'approvazione (325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato) della legge sul divorzio poi confermata dal referendum del 1974. Da quel momento in Italia è stato possibile porre legalmente fine al matrimonio e la vita degli italiani è cambiata per sempre.

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Che il matrimonio non sia nato per coronare l'amore tra due persone tra confetti e cascate di riso è cosa risaputa. Fin dai tempi dell'antica Roma ci si sposava per convenienza, per motivi economici e di rango sociale, per creare alleanze e per garantire il buon nome della famiglia dividendo rigorosamente i figli legittimi da quelli illegittimi. A farne le spese erano specialmente le donne, date in spose dal padre al marito senza nemmeno venire interpellate e incasellate così nel ruolo di angelo del focolare. Quello che però forse non tutti sanno è che i romani potevano divorziare senza tanti complimenti mentre, a rendere il matrimonio un sacramento indissolubile davanti a Dio ci ha pensato la Chiesa Cattolica con il Concilio Lateranense IV del 1215 e il famoso diktat "Non separi l'uomo ciò che Dio ha unito".

Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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Così, fin dall’Unità d’Italia si è iniziato a discutere l'inserimento del divorzio nell’ordinamento italiano. Ci sono state proposte di legge (almeno dieci) tutte bocciate soprattutto a causa della strenua opposizione della Chiesa cattolica. Nel 1878 ci ha provato il deputato Salvatore Morelli, nel 1902 il Governo Zanardelli, ma niente di fatto. Con il fascismo e la guerra, poi, il problema è passato in secondo piano e all'alba degli anni '70 l’Italia era ormai uno dei pochi paesi europei in cui il matrimonio era ancora indissolubile.

"Nel passato", ha spiegato Nilde Iotti durante un famoso discorso alla Camera il 25 novembre del 1969, "la famiglia ha costituito essenzialmente un momento di aggregazione della società umana basato su motivi molto diversi, l’accasamento particolarmente per le donne, la procreazione dei figli, la trasmissione del patrimonio. A noi pare che ciò che nel mondo moderno spinge le persone al matrimonio ed alla formazione della famiglia, ciò che rende morale nella coscienza popolare la formazione della famiglia, sia in primo luogo l’esistenza di sentimenti. […] Questa, io credo, è oggi la base morale del matrimonio".

Photo credit: Poste 2 - Getty Images
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"Vedete, onorevoli colleghi", ha continuato Iotti, "per quanto siano forti i sentimenti che uniscono un uomo e una donna – in ogni tempo, ma soprattutto direi, nel mondo di oggi – essi possono anche mutare; e quando non esistono più i sentimenti, non esiste neppure più, per le ragioni prima illustrate, il fondamento morale su cui si basa la vita familiare. Abbiamo dunque bisogno di ammettere la possibilità della separazione e dello scioglimento del matrimonio". Votando la legge 898 del 1970 i deputati hanno consentito al matrimonio di evolversi secondo le necessità della società del tempo. Confermandola con il referendum del 1974 i cittadini italiani hanno detto no a un'istituzione patriarcale spesso soffocante e, allo stesso tempo, hanno abbracciato la possibilità di vivere il matrimonio secondo regole nuove, più giuste, più umane e più paritarie. È una sfida cominciata allora, ma che - a cinquant'anni di distanza - continua ancora oggi.