I cittadini dicono basta al regime: ecco cosa sta succedendo a Cuba

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Photo credit: Anna Moneymaker - Getty Images
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A Cuba l'insoddisfazione era nell'aria da tempo. Lo avevano capito molto bene alcuni rapper, che con la consueta sensibilità degli artisti, capaci di anticipare la storia e incanalare le emozioni in un testo, a febbraio avevano scardinato l'intoccabile slogan castrista "Patria o Muerte" con la canzone dissidente Patria y Vida, inno di libertà contro l'oppressione del regime. A cinque mesi di distanza da quel loro atto di coraggio punito con la censura governativa, quel titolo oggi risuona ben oltre i canali di Youtube, arrivato com'è nelle piazze di almeno 25 città del Paese, da quando domenica migliaia di cubani sono scesi nelle strade di San Antonio de los Banos per protestare contro la mancanza di cibo e medicine. Da mesi infatti la popolazione è costretta ogni giorno a estenuanti e lunghissime code per procurarsi i beni di prima necessità come acqua e carta igienica, di cui è sprovvista la maggior parte delle famiglie.

Photo credit: Joe Raedle - Getty Images
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Da semplice manifestazione, partita proprio nel cuore culturale del Paese, dove nel 1986, grazie a Gabriel Garcia Márquez, venne fondata la Escuela Internacional de Cine y Tv, una delle più vivaci istituzioni di Cuba, il dissenso si è trasformato in un contrasto aperto tra gli oppositori del presidente Miguel Diaz-Canel, che chiedono un cambio di passo, e i reazionari filogovernativi, pronti a contro-protestare. Non si è fatta attendere la risposta del governo, che ha schierato le forza di polizia locali, note anche come i "berretti neri", per cercare di reprimere l'ondata di proteste.

Photo credit: Joe Raedle - Getty Images
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Era dagli Anni 90 che nell'isola, roccaforte del regime comunista, non si registravano episodi di contestazione di questa portata, risultato di una crisi economica ormai insostenibile, aggravata da una gestione scellerata dell'emergenza sanitaria e dal blocco forzato del turismo, fonte di reddito principale per Cuba. Diversa la versione delle autorità locali che, sulla falsa riga di un copione già visto molte volte, attribuiscono ogni tipo di difficoltà economica al decennale embargo economico e finanziario imposto dagli Usa dai tempi della rivoluzione di Fidel Castro. E dire che qualche mese fa il presidente Diaz-Canel aveva annunciato generose stime di crescita per il Paese, parlando alla fine del 2020 di una risalita dell11% del Pil.

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Mentre le proteste continuano a infiammare questa torrida estate cubana nelle strade come sui social con l'hashtag #SoSCuba, lo scontro rischia di trasformarsi in una nuova crisi internazionale tra Joe Biden "saldamente con il popolo cubano" e la Russia, storica alleata castrista che intima agli Stati Uniti di evitare qualsiasi forma di ingerenza, ma anche tra Washington e i Paesi dell'America Latina come il Messico, il cui presidente Manuel Lopez Obrador ha messo in guardia la Casa Bianca da qualsiasi genere di tentazione interventista. Come sembrano lontani oggi i giorni in cui Raul Castro, fratello minore di Fidel, arrivò a stringere la mano a Barack Obama facendo sperare per la prima volta in oltre 60 anni in una possibilità di disgelo.

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