Clerici, 'ok anticipare terza dose, resta nodo non vaccinati'

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"I casi gravi di Covid nei vaccinati sono pochissimi e si osservano in soggetti con gravi patologie concomitanti. Ma nulla in contrario alla possibilità di anticipare la terza dose" di vaccino, "soprattutto in questi casi di persone fragili e negli anziani. Non vedo problemi nel seguire questa strada". Per Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, il cambio di strategia proposto dall'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, che suggerisce di anticipare il richiamo a 5 mesi dalla seconda dose, invece che farlo dopo almeno 6, è fattibile.

"Il punto è che non c'è alcun tipo di razionale che dica che si debba fare il vaccino dopo uno, piuttosto che 4 o 6 o 12 mesi - spiega all'Adnkronos Salute - E' una situazione in evolvere. E quello che è stato visto è che essenzialmente la quantità di anticorpi in circolo tende a diminuire tanto intorno ai 6 mesi. Ma non c'è nessuna base scientifica che dica che il richiamo devi farlo a 4 oppure a 8 mesi. E' un tentativo di capire qual è la tempistica più valida. Si è detto 6 mesi, però se nei soggetti più fragili e nei grandi anziani la fai a 4 mesi non cambia niente. Il problema vero è che noi non sappiamo qual è la quantità minima di anticorpi che protegge. In ogni caso non vedo ostacoli nell'anticipare di un mese la terza dose per questi gruppi particolari, assolutamente male non fa. Si potrebbe fare".

Clerici puntualizza: "Il continuo ricircolo del virus dipende in particolare dal fatto che abbiamo ancora 7-8 milioni di persone che non sono vaccinate, più i bambini. Vediamo per esempio che in ospedale, almeno da noi, circa il 90% dei pazienti gravi sono non vaccinati. I pochi vaccinati con sintomatologia sono quelli che già avevano un quadro patologico grave legato ad altre malattie come tumori. L'incremento di pazienti che vediamo ricoverati con chiara sintomatologia e che stanno peggio riguarda sono in grande parte i non vaccinati. Adesso che comunque stiamo cominciando a capire come fare a trattarli, anche tra i non vaccinati cala la percentuale che va in intubazione. Abbiamo gli anticorpi monoclonali, e altri farmaci. Anche la terapia è migliorata per fortuna".

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