Quanto bisogna aspettare prima di fare il tampone dopo il contatto con un positivo?

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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Pierangelo Clerici; esecuzione del tampone in un drive in (Photo: facebook - getty)
Pierangelo Clerici; esecuzione del tampone in un drive in (Photo: facebook - getty)

Contatti a rischio, lunghe attese per i tamponi, isolamenti preventivi e quarantena. I contagi da Covid-19 aumentano e insieme a loro i cittadini che hanno bisogno di sottoporsi a test per sapere se hanno contratto il virus. Le domande sono tante, ma le risposte sono poche e confuse: per fare chiarezza HuffPost ha raggiunto Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani e della Federazione Italiana Società Scientifiche di Laboratorio.

Professore, se ho avuto un contatto con una persona positiva al Covid-19, quando devo effettuare il tampone?

Se il contatto è avvenuto, il soggetto deve mettersi in quarantena per 10 giorni. Trascorso questo periodo, ci si deve sottoporre a tampone per verificare la propria negatività. È importante sottolineare che, in generale, la positività può essere riscontrata solo a 48-72 ore di distanza dal contatto con la persona positiva al virus.

Dunque è inutile mettersi in fila il giorno dopo il contatto con un positivo.

Assolutamente sì. L’esito potrebbe essere un falso negativo. Il periodo di 48-72 ore serve a fare in modo che la carica virale si sia sviluppata e possa essere riscontrata dallo strumento diagnostico. Fare il tampone prima non ha alcun senso.

Se ho avuto un contatto a rischio, mi sottopongo a test e risulto negativo posso tornare subito alla vita normale, sul posto di lavoro e ad incontrare persone o devo comunque rispettare il periodo di isolamento?

Bisogna comunque restare a casa, evitando contatti. La norma prevede 10 giorni di quarantena a prescindere dal risultato del test. L’esito del tampone negativo ci ‘libera’ solo se effettuato dal decimo giorno di isolamento fiduciario in poi: questo è dovuto al periodo di incubazione del virus, che oscilla tra i 5 e i 10 giorni. Per esempio possono verificarsi casi di soggetti che, effettuato il tampone nella seconda giornata dall’esposizione al virus, risultano negativi poiché svilupperanno positività solo dalla quinta giornata. La cautela è necessaria e le norme anti-Covid vanno rispettate anche in casa e in famiglia.

Chi è guarito dal Covid ma ha avuto un contatto con un positivo deve affrontare un nuovo periodo di quarantena?

Su questo punto c’è bisogno di un discorso più ampio. Al momento esistono solo 25 evidenze di reinfezione e sviluppo di malattia da Covid-19 in tutto il mondo ma, a prescindere dalla questione anticorpi, è buona norma rispettare l’isolamento anche in questo caso. Essersi contagiati mesi prima e risultare ormai da tempo guariti non esclude che un soggetto possa avere un nuovo contagio oggi, positivizzarsi ed essere ancora in grado di trasmettere il virus, pur non sviluppando sintomi perché provvisto di anticorpi che ‘bloccano’ la malattia. In generale, sempre meglio l’isolamento.

Si parla molto di tamponi rapidi. Che percentuale di errore hanno?

La sensibilità del tampone rapido è molto buona ma ridotta rispetto al molecolare, che rimane il gold standard per l’individuazione della positività al Covid-19. Rimane la sua indicazione nello screening della popolazione e in contesti come quello scolastico, dove è impossibile pensare di sottoporre tutti a tampone molecolare.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.