Codogno, a gennaio virus scambiato per polmonite

I contagiati da Coronavirus nella zona rossa dell'epidemia, quella dei dieci comuni nel Basso Lodigiano, sarebbero stati curati già da metà gennaio come casi di polmonite. Solo il 20 febbraio, all’ospedale di Codogno, è stato accertato il primo caso di infetto da Covid-19 grazie all’intuizione di un anestesista.

GUARDA ANCHE: Coronavirus, commercianti Codogno: "Basta parlare, fateci lavorare" 

Non c'erano elementi per presupporre che si trattasse di qualcosa di diverso dalla semplice polmonite. In fondo i pazienti con gravi difficoltà respiratorie non erano stati in Cina. Guardando però le cartelle cliniche a ritroso si riscoprono ricette di gennaio per i pazienti di quella che sarebbe diventata la "Wuhan d'Europa", per curare influenze e polmoniti. "Eravamo tutti convinti - ha spiegato a Repubbica, Alberto Gandolfi, medico di base in quarantena a Codogno - che quelle polmoniti fossero favorite da freddo e assenza di pioggia. Rivelate dalle lastre, sono state curate con i consueti antibiotici".

LEGGI ANCHE: Coronavirus: 45 guariti su oltre 650 contagiati, ma i medici chiedono aiuto

GUARDA ANCHE: Coronavirus, imbarazzo a Otto e mezzo: Lilli Gruber tossisce in diretta, gelo in studio

Nel sangue di queste persone contagiate, molte delle quali guarite, sono rimasti gli anticorpi contro il Covid-19. Strumenti preziosi per scoprire le relazioni tra i contagiati e arrivare, magari, a scoprire il paziente zero. Per adesso l'unica certezza è che il Coronavirus era arrivato nel nord Italia almeno un mese prima della sua scoperta. Scambiato per polmonite, in mancanza di misure precauzionali restrittive, si è diffuso con facilità. Un isolamento anticipato avrebbe potuto limitare i contagi, ma proprio questo isolamento, che molto probabilmente si protrarrà fino a fine marzo, darà una nuova battuta d'arresto ad aziende e servizi in tutta l'area del Basso lodigiano e di Vo’ nel Padovano, dove c'è stata la prima vittima di coronavirus.