Com'è cambiata la narrazione della moda nel 2020 fra passerelle digitali, social e tendenze vintage

Di Manuele Menconi
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Photo credit: Victor VIRGILE - Getty Images
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From ELLE Decor

Passerelle infinite, tracciate al centro di paesaggi naturali a perdita d’occhio sotto la volta di cieli immensi, perfette per ospitare una platea globale comodamente seduta a piacere, in primissima fila, dietro lo schermo del proprio smartphone. L’ultimo a scegliere di presentare così la Primavera Estate 2021 è stato Anthony Vaccarello per Saint Laurent, che lo scorso 15 dicembre ci ha portati sulle dune di un deserto immaginario, salutandoci con il messaggio “wish you were here”, mentre le sue modelle, passo imperturbabile nonostante i tacchi affondati nella sabbia, controvento, il sole cocente sul viso, puntavano determinate verso l’orizzonte. Non sapremo mai quanto ci sia di vero in quelle immagini, il direttore creativo non ha rivelato quasi nulla sul luogo e il momento in cui l’evento è stato registrato. La certezza, invece, è che il 2020 ce lo ricorderemo come l’anno che ha cambiato gli assetti del sistema moda e, proprio in quella sfilata, molti hanno visto la somma, la metafora perfetta del post covid-19.

Gli elementi ci sono tutti, dall’invito a partecipare da ovunque ci si trovi, che significa condividere un’esperienza, seppur virtuale, con una nuova comunità, al nonluogo per eccellenza che, avversità o no, possiamo attraversare, all’abito che si fa mezzo per ritrovare la propria identità. Per chi studia numeri e statistiche, ci sono anche dei dati confortanti, vista la conferma dell’andamento positivo dell’ultimo trimestre. Ma andiamo per ordine. Dallo spaesamento di fine febbraio, con i calendari da riorganizzare completamente a causa del lockdown, la comunicazione si è concentrata sul web e in particolare sui social: a Instagram, e alle sue storie, è toccato il compito di raccontare la quotidianità di chi non ha mai smesso di lavorare, siamo entrati negli uffici stile delle Maison, addirittura nei processi creativi che portano da un’idea a un capo finito, basti pensare alla lunga gestazione dell’ultima couture di Margiela vista da una telecamera esterna, un occhio simile a un Grande Fratello, o al Gucci Epilogue di luglio, maratona live della preparazione di uno show che non c’è mai stato; con le dirette, invece, è successo qualcosa di ancora più inaspettato.

Photo credit: Kevin Winter/MTV VMAs 2020 - Getty Images
Photo credit: Kevin Winter/MTV VMAs 2020 - Getty Images

I “big” sono entrati a casa dei propri fan: lunghi dibattiti e appuntamenti per discutere di come attraverso il presente abbiamo il compito di modificare il futuro, si sono fatti sempre più fitti - non capita spesso di ascoltare l’opinione di Anna Wintour dalla sua voce, o di sapere che ogni giorno, a una determinata ora, Naomi Campbell farà una chiacchierata con Pierpaolo Piccioli o Marc Jacobs. Una sorta di tacita alleanza tra brand e editoria, un darsi la mano per intrattenere lettori, clienti e addetti ai lavori: mentre la produzione diminuiva, con meno uscite di abbigliamento e accessori per collezione, le micro apparizioni quotidiane, i dettagli svelati, i sorrisi e le lacrime di editor, sarti e modelli, ci tenevano vicini alla realtà che non stavamo vivendo.

Photo credit: Rich Fury - Getty Images
Photo credit: Rich Fury - Getty Images

Gli utenti di TikTok sono aumentati in modo esponenziale, così come quelli dei vari Zoom e Skype. E più ci mostravamo dalla cucina, dal salotto, dall’ufficio allestito in una stanza dismessa, più volevamo essere comodi senza apparire in disordine. Da qui, un segno “+” per i marchi specializzati nel leisurewear e uno stimolo a sviluppare quel segmento per chi non lo aveva ancora preso in considerazione. Leisure e “naturale” vanno quasi sempre nella stessa direzione e la crescita di uno ha portato a quella dell’altro, con la conseguenza di una piccola ma significativa presa di coscienza dei consumatori che anche nello sportswear, nuovo pilastro per le economie e le tendenze, hanno privilegiato fibre ottenute dalla filiera del rigenerato/riciclato. Ce lo dicono molte delle piattaforme che monitorano le ricerche sugli e-commerce dei principali rivenditori mono e multimarca: per la sola Nike, per esempio, la voce “pantaloni della tuta” ha avuto un incremento del 213% su base annua; in generale, già ad aprile, lo stesso oggetto era salito del 123% rispetto all’anno precedente.

Photo credit: SAVIKO - Getty Images
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Photo credit: NBC - Getty Images
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Dalle riaperture di giugno agli eventi dello showbusiness dell’autunno, si sono imposti due trend agli antipodi. Da un lato il gusto per l’eccesso, ben oltre il surreale, e qui ha fatto proseliti Lady Gaga con la sua esibizione e i relativi cambi d’abito ai VMA, oltre l’invito ripetuto a utilizzare la mascherina, da presidio sanitario a vera protagonista del guardaroba; dall’altro un ritorno al vintage, soprattutto per l’uomo, e a un look ispirato ora all’Ivy League, letto in chiave romantica da Harry Styles, il più imitato, ora all’old school dei b-boy anni Ottanta, che hanno preso le sembianze dei coreani BTS. E dai b-boy, abbiamo ritrovato anche la passione per le sneakers da collezione, che sono senza dubbio le calzature dell’anno: secondo StockX, il più autorevole marketplace digitale del momento dedicato a questo settore, le mitiche Air Jordan 13 Retro Flint, hanno scalato la top 10 delle più ricercate e acquistate dagli appassionati di sesso maschile, spostando sul terzo gradino del podio le 350 V2 Vinder di Yeezy. Per le ragazze, le tennis dedicate al campione della pallacanestro, conquistano tutte e tre le prime posizioni con i modelli Jordan 1 Retro High NC to Chi Leather in testa, seguite dalle Air Jordan 1 Retro High Satin Snake Chicago e poi ancora dalle Air Jordan 1 Retro High Tie Dye.

Marine Serre, con il suo spirito da guerriera ecologica, è tra i nomi da tenere d’occhio; insieme a lei, Telfar, con la poetica del freak. Altri due elementi indispensabili alla narrazione della moda che dal 2020 si avvia verso un futuro più inclusivo, attento delle diversità tra uomini, al pianeta e proteso verso l’universo: se Virgin Galactic e Blue Orange puntano a raggiungerlo con una serie di progetti speciali in fase di realizzazione, Dior ha fatto passeggiare il suo uomo tra le esplosioni di nebulose stellari create ad hoc dal regista Thomas Vanz per la fall/winter 2021; l’ultimo sogno ad occhi aperti prima di incamminarci verso una ripresa che è già guidata dall’Asia e dal Nord America. Qui sia Kering che LVMH chiudono con bilanci con percentuali oltre ogni aspettativa: il primo registra rispettivamente un +18,5% e un +44,1%, mentre le quote di mercato del colosso guidato da Bernard Arnault continuano a migliorare. Proprio l’appena eletto “Manager del decennio” dall’emittente francese Bfm Business rassicura “non siamo mai stati sull’orlo del disastro economico”.