Com'è l'inno di Mameli spiegato ai bambini

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Testo dell'inno di Mameli spiegato ai bambini
Testo dell'inno di Mameli spiegato ai bambini

Istruire i nostri bambini è una delle funzioni più importanti della scuola, ma anche della famiglia. Il compito di educare spetta a genitori e insegnanti e qui di seguito vediamo come sia di fondamentale importanza spiegare ai bambini e ai ragazzi il significato del testo dell’inno di Goffredo Mameli che fa parte della memoria storica nazionale.

Inno di Mameli spiegato ai bambini

Che l’inno di Mameli dovesse essere insegnato nelle scuole, lo aveva deciso la Camera dei deputati. A tal riguardo si precisa che il Senato aveva dato la sua apporvazione l’8 novembre 2012 per far diventare legge quella decisione. Ma già da prima c’erano molti docenti che paragrafavano nelle loro classi il testo del canto degli italiani.

Fondamentale è capire il significato di questo testo che è stato adottato come inno nazionale del nostro paese, solo dopo la proclamazione dell’Italia repubblicana nel 1948 (prima infatti c’era la marcia reale a rappresentare l’Italia post unitara).

Inno di Mameli spiegato ai bambini: il canto degli italiani

L’attuale Inno nazionale, fu scritto da Goffredo Mameli, giovane studente genovese, nel 1847 a soli vent’anni e fu musicato da Michele Novaro. Goffredo Mameli morì combattendo per la repubblica romana nel 1849. Nel testo si ravvisano tutte le speranze giovanili per il raggiungimento dell’Unità d’Italia, divenuta realtà solo nel 1861 (ma l’inno nazionale in vigore all’epoca era ancora quello della Marcia Reale).

Quando si canta l’Inno, spesso si ripetono le parole di questo testo senza comprenderne bene il significato, per spiegarlo ai bambini è necessario usare termini comprensibili e parole di uso comune.

L’età giusta per la comprensione del testo va dalla quinta elementare e quindi dai dieci anni in poi.

Inno di Mameli spiegato ai bambini: testo e significato

Ecco di seguito il testo per intero:

“Fratelli d’Italia/l’Italia s’è desta/Dell’elmo di Scipio/s’è cinta la testa./Dov’è la Vittoria?/Le porga la chioma/Chè schiava di Roma/ Iddio la creò./ Stringiamci a coorte/Siamo pronti alla morte/L’Italia chiamò.

Noi siamo da secoli/Calpesti e dersisi,/Perchè non siam popolo/Perchè siam divisi./ Raccolgaci un’unica/Bandiera, una speme:/Di fonderci insieme/Già l’ora suonò.

Uniamoci, amiamoci,/L’unione e l’amore/Rivelano ai popoli/le vie del Signore:/ giuriamo far libero/il suolo natio:/Uniti per Dio/Chi vincer ci può?

Dall’Alpi a Sicilia/Ovunque è Legnano,/Ogn’uom di Ferruccio/Ha il core, ha la mano,/I bimbi d’Italia/Si chiaman Balilla,/il suon d’ogni squilla/I Vespri sonò.

Son giunchi che piegano/le spade vendute:/Già l’Aquila d’Austria/Le penne ha perdute:/Il sangue d’Italia,/il sangue polacco/Bevè col cosacco/ma il cor le bruciò./Stringiamci a coorte/Siam pronti alla morte/L’Italia chiamò.”

Di seguito il significato dell’intero testo.

Italiani siamo tutti fratelli, l’Italia si è svegliata e ha indossato l’elmo di Scipione l’Africano, il condottiero che vinse Cartagine. L’Italia è destinata a vincere perché è erede di Roma e del suo impero che sempre ha vinto. Uniamoci (la coorte è una falange dell’esercito) in battaglia, pronti a morire per l’Italia.

Da secoli siamo disprezzati e derisi perché la nostra nazione è divisa. Uniamoci sotto un’unica bandiera e un’unica speranza: è arrivato il momento di farlo.

Uniamoci e vogliamoci bene, così il Buon Dio ci benedirà. Giuriamo di liberare il paese in cui siamo nati. Se siamo uniti nel nome di Dio, chi potrà vincerci?

Dall’Alpi alla Sicilia e nella battaglia di Legnano (1176- le città lombarde si liberano dalla dominazione di Federico Barbarossa), gli Italiani si sono sempre ribellati agli oppressori stranieri. Ogni italiano ha il coraggio del condottiero Francesco Ferrucci che nel 1530 morì in battaglia mentre difendeva Firenze dalle truppe dell’Imperatore Carlo V.

I bambini italiani hanno la stessa intraprendenza del piccolo Giambattista Perasso, detto Balilla, che nel 1756 incitò i concittadini a ribellarsi contro gli oppressori austriaci. Mentre il suono dei ogni campana ricorda le campane che suonarono a Palermo il lunedì di Pasqua del 1282 per incoraggiare i siciliani alla rivolta contro i francesi.

Le spade di chi si mette al servizio dell’oppressore straniero non hanno forza e si piegano come giunchi. L’Aquila della bandiera austriaca perde le piume. L’Imperatore austriaco ha occupato la Polonia e l’Italia con l’appoggio dello Zar di Russia, ma il sangue degli oppressi si rivolta contro di lui. Uniamoci come fossimo un unico esercito, pronti a combattere e a morire per l’Italia.

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