Come affrontare il primo sole post lockdown e ottenere un'abbronzatura bellissima (e sanissima)

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Photo credit: Jasmin Chew su unsplash
Photo credit: Jasmin Chew su unsplash

Più delicata perché meno esposta alla luce diretta del sole. E anche spenta e asfittica in quanto chiusa in casa per mesi. La nostra pelle durante il lockdown è cambiata, lo dicono i dermatologi. Talvolta in meglio, per fortuna: «Notiamo meno segni da fotoinvecchiamento e problemi legati alle macchie», spiega la dermatologa Claudia Menicanti. «Tuttavia, proprio perché ci avviciniamo all’estate, è bene tenere conto di questi fattori per non esporsi al sole in modo avventato». In effetti, è facile cadere in tentazione, seguendo la voglia di “revenge” determinata dall’astinenza prolungata. Vittima del primo sole anche Chiara Ferragni: dopo una giornata en plein air durante i festeggiamenti del suo compleanno in Toscana, ha postato l’immagine della schiena ustionata. Questa volta per lei nessun “like”.

L'ora della prevenzione

Per fare le cose per bene, la preparazione dovrebbe cominciare proprio adesso, in primavera: «Prima di tutto, vanno sospese quelle terapie rivitalizzanti che possono lasciare stati infiammatori, come laser e microneedling. Poi, si parte da un’alimentazione ricca di frutta e verdura per disporre della dose di vitamina A e C giornaliera, abbinata all’assunzione di integratori: una capsula al giorno da adesso fino a settembre», spiega il medico. «Grazie alle loro formule potenziate, con combinazione di antiossidanti, carotenoidi e vitamina D, regalano un colore più omogeneo e resistente. Oltre a essere ispirati dalle più recenti ricerche scientifiche. Ad esempio, è interessante l’azione del Polypodium leucotomos, una felce tropicale studiata per le sue capacità riparatrici dei danni solari e il cui principio attivo è stato inserito in alcuni prodotti ora in commercio». Infine, lo scrub. Sembra un gesto immancabile prima del mare, ma è per tutti? «Sarei più cauta», spiega l’esperta. «Alle pelli con alterazioni dello strato corneo suggerisco di fare un'esfoliazione per liberare da cellule morte e ispessimenti. Ma la eviterei nel caso di pelle giovane che dispone già di una naturale capacità di autorinnovarsi».

Solari en plein air

Quest’anno è il “ground zero” dell’abbronzatura, nel senso che partiamo tutti dallo stesso punto: la dose di raggi solari è stata praticamente nulla e il classico “refill” della vacanza ai Tropici o sulla neve per moltissimi è saltato. «Dai fototipi chiari fino a quelli più scuri, tutti devono attenersi all’estrema cautela. Ricordiamo che il danno degli Uva e Uvb arriva fino al derma e colpisce anche le pelli più resistenti», spiega la dermatologa. «Se si ha in previsione di partire per un weekend al mare, si comincia con massimo 15 minuti di esposizione per poi aumentare gradualmente fino a un massimo di trenta, sempre con la fotoprotezione applicata spesso e in modo abbondante».

Regole da seguire ovunque, ovviamente: «Anche in città è d’obbligo indossare occhiali, cappello e filtri solari, soprattutto adesso che la ristorazione funziona solo all’esterno. Consiglio di stenderli anche sulle mani e soprattutto sulla scollatura. Poiché ci si dimentica di spalmare la crema anche in quell’area, tanti sono i casi di décolleté rovinati e affetti da poichilodermia, ossia un’iperpigmentazione di diversi colori, dal grigio al beige fino al rosso, molto difficile da curare».

La protezione solare dopo il tramonto

La sera bisogna ripristinare l’idratazione e calmare la pelle anche quando non è visibilmente arrossata e anche dopo un solo giorno sotto il sole: «Dalla fronte fino a spalle e scollatura si può applicare una maschera restitutiva da tenere in posa una ventina di minuti per decongestionare ed elasticizzare», consiglia l’esperta. «Sul resto del corpo invece si può massaggiare un doposole, insistendo sulle aree più esposte, come il dorso dei piedi e delle mani, la schiena e il retro delle gambe. Da prediligere la texture in crema, perché più ricca ed emolliente».