Come fotografia di moda e arte stanno cambiando la nostra percezione di razza e bellezza, genere e potere

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Photo credit: Dana Scruggs, Nyadhour, Elevated, Death Valley, California, 2019 ©  Dana Scruggs, courtesy of the author / Les Rencontres d'Arles 2021
Photo credit: Dana Scruggs, Nyadhour, Elevated, Death Valley, California, 2019 © Dana Scruggs, courtesy of the author / Les Rencontres d'Arles 2021

La moda ha una vocazione dinamica, ma la padronanza della luce e del movimento che caratterizzano lo stile fotografico di Dana Scruggs, eleva il cambiamento a forma di profonda trasformazione. La presenza, la bellezza e il potere del corpo che emana tutto il colore e il calore del Sud Sudan di Nyadhuor Deng in questo scatto, non si limitano a ridefinire la linea dell’orizzonte tra il cielo e la sabbia della Valle della Morte californiana, per il lookbook Primaver Estate 2018 di Chromat. L’urban fashion label newyorkese votata a ridare potere a ogni genere di corpo e identità, da modelle curvy a donne trans come Xoài Phạm, con i geni di guerrieri, guaritori e sciamani. L’ex stilista di Brooklyn (nata a Chicago) che ha avvicinato la fotografia per caso, con gli scatti di vestiti da vendere su Etsy per pagare l’affitto, è entrata con determinazione nel suo "club per ragazzi", usando progetti personali e commerciali, per ampliare la rappresentazione di uomini e donne afroamericani, insieme alla visione delle molteplici e vibranti sfumature di nero, ignorante da stereotipi insidiosi e discriminanti. Mosso da un bisogno analogo, nello stesso anno, il ventitreenne Tyler Mitchell, ha cambiato il corso dei 126 anni di storia di una delle più prestigiose e autorevoli riviste di moda, diventando il primo fotografo afroamericano a firmare la copertina di Vogue America, con i ritratti di Beyoncé finiti su quella doppia del suo September Issue, mentre uno resta nella collezione permanente della Smithsonian's National Portrait Gallery.

Un grande slancio per l’inebriante messa in scena della 'black utopia' del giovanissimo afroamericano. Arrivato a New York dalla rigogliosa periferia di Atlanta, con un background da regista, la scena skate de L’Avana raccolta in un libro e il proposito chiarito sin dalla prima monografica “I Can Make You Feel Good”, con la sua trama fluida di film, fotografia, opere personali e su commissione che contano partnership con Marc Jacobs e Comme de Garcons. Lo stesso è successo con il suo ritratto della rosea Hijab Couture, indossata dalla modella Ugbad Abdi, nata in Somalia e cresciuta in un campo profughi keniota, prima di arrivare in Iowa e debuttare come modella della haute couture Valentino. Uno scatto pubblicato da Vogue, diventato copertina di The New Black Vanguard - Photography Between Art and Fashion. Il libro pubblicato da Aperture e la mostra itinerante che espone l’attivismo visivo dei suoi creatori d'immagini, nella cappella gotica del 17° secolo di Église Sainte-Anne con il celebre festival di fotografia Les Rencontres d'Arles 2021.

Il progetto editoriale ed espositivo, a cura dallo scrittore, curatore e critico indipendente Antwaun Sargent, presentato anche nel flagship Gucci di Milano, esplora l’approccio innovativo di quindici diversi fotografi emergenti che stanno usando le potenzialità di fotografia, moda e arte, per cambiare la percezione dell’universo black al quale appartengono, ma fino a ora non ne ha rappresentato le reali, molteplici e dinamiche personalità e realtà. Un cambiamento di prospettive e lessico visivo contemporaneo, condensato nelle 312 pagine dell’antologia di Aperture, con 250 immagini già diffuse su riviste di lifestyle, campagne pubblicitarie, musei e social media. Fotografie che hanno conquistato la loro visibilità con tenacia, accompagnate da testi che ne approfondiscono il legame con stili, esperienze e considerazioni di ogni giovane fotografo. Conversazioni e riflessioni, sulle connessioni che nel processo di rinnovamento del sistema, hanno stabilito con modelli, stilisti, brend e la più ampia comunità nera, insieme a quelle di precursori dell'auto-presentazione, del calibro di Shaniqwa Jarvis, Mickalene Thomas e Deborah Willis.

Quindici fotografi che vivono e lavorano sulle loro e nostre complessità, come l’afroamericana Arielle Bobb-Willis, nata e cresciuta a New York, tra il salone di bellezza della madre e la sartoria del padre, in viaggio per trovare "casa" in qualsiasi collinetta erbosa o marciapiede della città del mondo. Lo stesso vale per il suo linguaggio fotografico, luminoso, coloratissimo e 'terapeutico', di corpi scomposti e identità misteriose che contano anche Lady Gaga e, infischiandosene dei confini tra moda e arte contemporanea, rivendicano gioia e potere nei momenti di smarrimento, isolamento, reclusione. Storie individuali condivisibili, quanto il sapore cinematografico dei retroscena della comunità del Bronx alla Repubblica Dominicana, fotografati sin dall’età di 14 anni e diretti da Renell Medrano, insieme alle sue radici di dominicano-americana e le complessità del nostro racconto con l’identità.

La fotografa Nadine Ijewere, cresciuta nel sud-est di Londra, con la madre giamaicana e il padre nigeriano, mette a fuoco le sue origini caraibiche e sfida sin dalla sua prima serie The Misrepresentation of Representation, insieme al valore della diversità e della bellezza che non si adegua a pregiudizi e stereotipi, rendendo attraenti anche molte imperfezioni. Tra Dua Lipa, Selena Gomez, e la modella del Sud Sudan Shanelle Nyasiase in posa da regina nubiana per Vogue Ucraina, anche il brutto cambia prospettiva con l’editoriale 'Ugly'. Fotografato per Vogue Italia (Novembre 2017) con il taglio corto arruffato, l’ombretto celeste e la costellazione di lentiggine accesa dal sorriso irregolare della giovane newyorchese Seashell Coker. Solo una delle giovani anti-modelle della 'No Agency' di New York, incoraggiate a fare carriera restando se stesse.

Quindici approcci visivi diversi con un obiettivo comune che attraversano i continenti e le culture globalizzate alla ricerca d’identità. Le radici africane della sua diaspora, ritrovate nell’incontro e il dialogo di culture agli antipodi, anche per Christian Lacroix o Dior, con la prospettiva antropologica della ‘fiction documentarie’ molto glamour fotografata da Namsa Leuba, nata e cresciuta in Svizzera con madre guineana. Dal continente africano, il fotografo e art director nigeriano Daniel Obasi, è impegnato a implementare le narrazioni sul suo popolo, con un approccio simbolico e metaforico, alle atmosfere tradizionali perfettamente sincronizzate con elementi moderni. Lavorando con marchi di moda nigeriani come "Iamisigo, Ré, Nkwo e Orangeculture”, lasciandosi ispirare da vecchi film e le stravaganze dell’afrofuturismo, sta contribuendo a ridefinire lo stile fashion della Nigeria, aperto al futuro senza rinunciare al passato.

Photo credit: ©  Daniel Obasi, courtesy of the author / Les Rencontres d'Arles 2021
Photo credit: © Daniel Obasi, courtesy of the author / Les Rencontres d'Arles 2021

Lo stile fashion giocoso della fotografa anglo-nigeriana Ruth (Ginika) Ossai, ispirato alla Nollywood nigeriana, gli sfarzi dei suoi funerali e la musica Pop, fa qualcosa di analogo, anche quando ricorre al collage per campagne di moda per Nike o Kenzo. Strizzando l’occhio alla ritrattistica in studio di Malick Sidibé in Mali e Sanlé Sory in Burkina Faso, con un mix di abiti tradizionali e occidentali, fotografa anche l’orgogliosa identità della sua famiglia, tra parenti Ibo nigeriani e inglesi dello Yorkshire.

Famiglia e origini, diventano un mix esplosivo anche nei ritratti di quattro generazioni di donne in abiti con stampa floreale Batsheva, della famiglia di Quil Lemons. La nonna, la madre e le sorelle del fotografo afroamericano di Philadelphia, rivolgono uno sguardo intimo alla moderna struttura familiare nera americana. Combattono gli stereotipi sull’identità, insieme a quelli del corpo degli uomini di colore che, l’obiettivo più giovane a fotografare la copertina di Vanity Fair nel 2021, è arrivato a cospargere di glitter, queerness, fluida mascolinità e coraggiosa positività.

Le espressioni più fluide di sessualità, mascolinità e identità, sono ritratte anche dal fotografo e regista britannico-ghanese Campbell Addy, insieme ai creativi, gli artisti e gli attivisti neri che hanno lasciato un segno impressionante e pionieristico nel mondo, mentre cura un'agenzia interessata a esaltare la diversità e la pubblicazione semestrale del Niijournal, per documentare religione, poesia, moda e tendenze nel fotogiornalismo. Una brillante istantanea dei paesaggi in evoluzione della moda e dell’arte che il fotografo sudafricano Jamal Nxedlana arricchisce d'immagini afrosurrealiste dei giovani artisti della diaspora africana, amplificandone voci e talenti con la piattaforma editoriale Bubblegum Club.

L’uso sofisticato del colore e della luce dell’afroamericano Micaiah Carter, strappa al tempo e al potere di cambiamento della rappresentazione, anche l’alchimia di street style, arte, fashion e cultura Black (Power). Uno stile tale da spingere la rivista Time a commissionargli il ritratto di Spike Lee; il Brooklyn Museum a includerlo nella collettiva Black History, Black Future, in collaborazione con Adidas; mentre cresce stima e fiducia di artisti influenti e grandi marchi. L’artista etiope-americano Awol Erizku, oltre a ritrarre celebrità della comunità nera, come Pharrell Williams, l’attrice da Oscar Viola Davis, o la giovane poetessa Amanda Gorman per la cover del TIME The Black Renaissance, usa i materiali e linguaggi più disparati, per toccare cultura nera e la natura di tutti, insieme alla storia dell’arte e della fotografia.

Le connessioni con la comunità e l'identità nera contemporanea, si amplificano anche con le istantanee di strada scattate dal nigeriano Stephen Tayo a elle tendenze che non animano solo i giovani di Lagos, o il gruppo di uomini che sfoggiano colore e tradizionali tecniche di tessitura nigeriane con i loro abiti alla moda. Ognuno di loro esplora il proprio e black & back ground con creatività, sollecitando moda e arte ad aprirsi a una molteplicità di voci ed esperienze. Tutti stanno ampliando il vocabolario visivo contemporaneo, insieme alla rappresentazione e percezione di razza e bellezza, genere e potere. È successo negli anni '90, con la complicità di fotografi, designer, stilisti, editori e modelli che hanno cambiato il volto della moda per sempre, finendo per influenzare ogni settore della vita reale e dell’immaginario delle generazioni future. Sta succedendo di nuovo.

How to: The New Black Vanguard. Photography Between Art and Fashion, Église Sainte-Anne - Rencontres d'Arles 2021 (4 luglio - 26 settembre 2021) rencontres-arles.com/en/expositions/view/981/the-new-black-vanguard


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