Come funziona StockX, il più grande reseller di sneakers al mondo

Di Manuele Menconi
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Photo credit: Courtesy StockX
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From Esquire

StockX è navigabile anche in italiano e se non avete ancora fatto almeno un giro sulla piattaforma del più grande rivenditore di sneakers al mondo, adesso non avete più scuse. Fondato da Dan Gilbert, Josh Luber e Greg Schwartz a Detroit nel 2016, il portale ha segnato un nuovo approccio alla modalità di compravendita tra privati, lavorando con merce invenduta in perfetto stato, quei “deadstock” di cui grandi e piccoli commercianti non possono farsi carico a fine stagione e, per primo, ha creato un vero e proprio mercato azionario che permette di monitorare le oscillazioni di valore dei modelli da collezione a livello globale.

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Partendo da una nicchia, in pochissimo tempo ha raggiunto le masse, chiudendo il 2020 con una serie di segni + che sono incoraggianti tanto per il suo futuro quanto per quello dei brand emergenti su cui ha deciso di investire. Per darci un’idea: ha visto crescere del 75% i ricavi del terzo trimestre del 2020, con un’impennata ulteriore nel periodo natalizio - parliamo di oltre 7,5 milioni di transazioni commerciali e un valore lordo di sell-out di 1,8 miliardi di dollari. A supporto di questi numeri, c’è una componente umana importantissima: sono i quasi mille impiegati degli uffici e dei centri di autenticazione da cui i prodotti raggiungono 197 paesi. Una rete indispensabile sia per garantire l’originalità di ogni oggetto, che per tutelare i diritti di entrambe le parti che si avvalgono del servizio. Abbiamo fatto una chiacchierata con Olivier Van Calster (VP International & GM Europe), Derek Morrison (Senior Director of Europe) e Adriano Arpino (Authenticator presso l'Authentication Centre a Londra), per scoprire qualcosa di più su come funziona StockX.

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Quali sono i valori fondamentali per far crescere un marketplace? Idealmente questa è la domanda a cui risponde Olivier Van Calster quando spiega che “il primo problema che il team ha cercato di risolvere è stato quello di distinguere tra falsi e originali”. Una dimostrazione pratica, subito dopo, ce la dà Adriano Arpino, mostrando tutti i passaggi attraverso cui una calzatura viene quotata per la messa in commercio. “Si parte dall’imballaggio, può sembrare banale ma già dalla scatola possiamo capire molto: controllo il colore del cartone, perché i pigmenti di ogni marchio hanno delle tonalità specifiche molto difficili da riprodurre; poi ci sono i dettagli tecnici riportati sull’etichetta, gli stessi indicati sulla scarpa; la suola, su cui non devono comparire segni di usura; l’odore della pelle o degli altri materiali, che non è mai quello della plastica. Nelle contraffazioni, spesso, ci sono scollature, sbavature di colore, parti non combacianti”, un’operazione certosina ripetuta con criteri simili anche per gli accessori e l’abbigliamento.

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Che si tratti di una Jordan o una Yeezy, di una Adidas d’archivio o dell’ultima collaborazione di Converse, “ogni pezzo che entra nei nostri uffici viene schedato”, continua Van Calster, “il fatto di essere diventati dei player forti ci aiuta a dialogare direttamente con i nostri fornitori e ci permette di aumentare la conoscenza sul prodotto, oltre che di trasmetterla ai valutatori. Stiamo anche progettando un sistema di intelligenza artificiale che ci agevoli nei passaggi principali”. Ma non finisce qui: tutto ciò che non passa l’esame, viene rispedito al mittente che, se ritenuto poco affidabile, subisce anche un 15% di multa sul costo della stima effettuata.

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Con gli emergenti cambia tutto. “L’audience del sito è composta da una base in espansione di utenti appartenenti alla generazione Z: per emulazione dei loro idoli (rapper, trapper, influencer) cercano brand come Supreme, Travis Scott, o le collaborazioni tra maison del lusso e giganti dello sport ma, dati i costi elevati, si riversano sui nomi nuovi, più abbordabili per il loro portafoglio”. Derek Morrison ha chiaro il polso della situazione, “che gioca a favore di chi vuole avviare un nuovo business. In Italia (che con un +265% di visite rispetto al 2019, è diventata il secondo polo europeo di StockX), per esempio abbiamo sostenuto Paura, un brand cool che usa al meglio la tradizione”. Morrison e Van Calster sottolineano anche un altro aspetto che ci riguarda, ovvero l’aver generato un hype su quello che definiscono “New School Luxury”. “Grazie all’incremento di vendite di Off-White e affini, si è creato un terreno fertile per i giovani designer che si affacciano in quel settore. Essere con loro dall’inizio, ci permette di costruire nuovi orizzonti insieme”.

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Poi ci sono le ricerche statistiche sui trend, da cui vediamo le oscillazioni di New Balance, entrata nella top five di vendite del segmento sneakers, o gli studi sulla diffusione virale di tutto ciò che riguarda il gaming, dalle carte da collezione al ritorno delle console come la Playstation, fino alla diffusione di app come PokemonGo, che ha influenzato addirittura le decisione strategiche di Gucci e The North Face, portandoli a lanciare la linea anche per gli avatar di gioco. StockX aggiorna costantemente i propri fan con una sezione news dove i drop del momento sono in evidenza insieme alle storie sui cult dello streetstyle. A scriverle sono esperti di antropologia e sociologia, per ricordarci che la strada è lo specchio del nostro presente.