Come l’arte usa trucco, schermo e inganno per ripensare corpo e identità

Di Simona Marani
·6 minuto per la lettura

"1 - Schiarire con Dior eye stick light. 2 - Colore delle guance "peach blush" di Revlon. 3 - Contorno trucco marrone di Coty. 4 - Modellare le labbra con pennello, riempire con "Date Mate " scarlatto. 5 - Parrucca bionda. 6 - Ombretto ultra blu di Max Factor. 7 - Liner nero Maybelline sopra e sotto. 8 - Vestito a tre pezzi da 7,98 dollari. 9 - Trucco liquido Creme Beige di Artmatic." Il trucco c’è, si vede e testa i confini tra identità virtuali e reali, nella nostra epoca ossessionata da artificio e tecnologia, quando Lynn Hershman Lesson crea, mette in scena e documentata la costruzione del suo alter ego fittizio Roberta Breitmore. Spingendosi ben oltre il trucco e la cartografia del linguaggio del corpo, la pioniera dei nuovi media, costruisce dettagliatamente storia, postura, personalità e nevrosi di una donna che, dal 1973 al 1978, arriva in autobus a San Francisco, fa il check-in al Dante Hotel, apre un conto in banca, affitta un appartamento, vede uno psichiatra, si avvicina al programma di dimagrimento Weight Watchers e interagisce con individui che non si accorgono di diventare parte della narrativa di Roberta/Lynn.

Fotografie, disegni e performance di un’opera fondamentale dell’artista e regista americana, essenziale per ogni indagine sull'arte femminista e sul potere della tecnologia d'influenzare (e plasmare) la nostra comprensione del corpo e dell’identità, insieme ha pregiudizi e disuguaglianza. Solo una delle opere interessate alla nostra relazione fragile e mutevole con la tecnologia e l’interfaccia tra i corpi e gli schermi, in mostra al MOAD di Miami con The Body Electric. Una collettiva di opere che riflettono da cinque decenni sulla mediazione tecnologica, arrivata a dominare le nostre interazioni con il mondo, con gli altri e con noi stessi, ben prima di seppellirci dietro gli schermi di didattica a distanza, eventi streaming, video chiamare e videoconferenze zoom.

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Photo credit: Photo by Karli Evans, at Museum of Art and Design at Miami Dade College
Photo credit: Photo by Karli Evans, at Museum of Art and Design at Miami Dade College
Photo credit: Courtesy of the artist and JTT, New York / Museum of Art and Design (MOAD)
Photo credit: Courtesy of the artist and JTT, New York / Museum of Art and Design (MOAD)

Cinquantanove artisti e collettivi che usano lo schermo come luogo per ripensare il corpo e l'identità, con un'enfasi su temi di genere, sessualità, classe e razza, animano la grande mostra multidisciplinare al Museum of Art and Design (MOAD) del Miami Dade College (MDC). Le ri-costruzioni con le quali Lynn Hershman Leeson esplora e sovverte le convenzioni di genere e desiderio, dialogano con la costruzione dell'identità, le strategie di rappresentazione e la natura ambigua della fotografia, esplorate dagli autoritratti di Cindy Sherman e Lorna Simpson, insieme alla natura interiore dell'esperienza corporea modellata da Anna Maria Maiolino, estesa al dialogo con il paesaggio della Land e Body art di Ana Mendieta.


Insieme a Gretchen Bender, Sondra Perry e Martine Syms, l'obiettivo della macchina fotografica di Lynn Hershman Leeson, crea uno spazio per ripensare la rappresentazione delle identità e mettere in discussione le strutture che governano la nostra comprensione della razza e del genere. Juliana Huxtable, artista multidisciplinare e donna afroamericana transgender, illumina l'intersezione di razza, genere, queerness, tecnologia e identità, attraverso la performance, la scrittura, i social media e l'autoritratto. K8 Hardy con i suoi autoritratti e le sue opere sfaccettate e giocosamente modaiole, sfida il mainstream d'identità queer, femminismo e industria della moda, ben prima che i selfie #ootd spopolassero su Instagram, quanto sfidano norme culturali di genere e sessualità, la fotografia, i film e le performance l’artista indipendente, donna trans e attivista LGBTQ, Zackary Drucker.

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Tante sfide che Marta Minujín, con installazioni distruttiste che lasciano dialogare arte e moda, estendono alle norme culturali, mass media, istituzioni politiche e consumismo, insieme al padre della Video Arte Nam June Paik e pionieri della fusione di corpo-schermo, come Jaime Davidovich, Shigeko Kubota, Charlotte Moorman, Wolf Vostell e il gruppo Wooster. L'artista Eduardo Andres Crespo, ha intrapreso un complesso viaggio nella comunità trans ed è arrivato a una transizione per scoprire il suo autentico sé, mentre la sua opera mette in discussione il modo in cui vediamo noi stessi e l'impatto dei messaggi culturalmente mediati sul corpo, i suoi significati e i suoi limiti. Cura, intervento chirurgico, processi chimici e biologici impercettibili all'occhio umano, rifletto sulla malleabilità del corpo con le opere di Jes Fan, Josh Kline, Carolyn Lazard, Candice Lin & Patrick Staff. I sublimi frammenti dei selfie di Aneta Grzeszykowska, scolpiti su pelle di maiale, danno forma a una nuova identità, che sfida le nozioni di mortalità, l'identità femminile e il nostro approccio all’auto-creazione.

Photo credit: Courtesy of Raster Gallery, Warsaw /Museum of Art and Design (MOAD)
Photo credit: Courtesy of Raster Gallery, Warsaw /Museum of Art and Design (MOAD)



Photo credit: Courtesy of the artist and Rodeo Gallery, London/Piraeus
Photo credit: Courtesy of the artist and Rodeo Gallery, London/Piraeus



L'avatar EVA v3.0, personaggio centrale e oggetto di ricerca di diverse opere recenti di Sidsel Meineche Hansen, esplora lo stato di merce dei modelli 3D realizzati per giochi e intrattenimento per adulti, partendo da corpi umani scansionati e digitalizzati, insieme alla sovrapposizione tra soggetti nella vita reale e oggetti nella realtà virtuale. Avatar digitali ed esseri incorporei popolano anche i contributi di Laurie Anderson, Ed Atkins e Pierre Huyghe. La scivolosa ambiguità dei materiali in bilico tra digitale e analogico, reale e renderizzato è esplorata anche dall’installazione di Trisha Baga e le sculture di Robert Gober, mentre quelle dell’artista Anicka Yi invitano a guardare, toccare e annusare il paradosso tra il duraturo e l’effimero, usando materiali poco ortodossi come saponi, patatine, batteri umani, latte, biscotti e fiori fritti in tempura. Scolpendo sulle narrazioni del divenire e del cessare di essere, come la polvere,Ivana Bašić, si spinge oltre esplorando sia gli aspetti sperimentali che quelli atmosferici del corpo, rispecchiando le fasi e gli effetti del corpo nelle sue transizioni da vari stati dell'essere".

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Il Grande Fratello presagito dal 1984 di George Orwell, sin dal 1949, è diventata una realtà e costante sorveglianza digitale nella società contemporanea globalizzata. Il suo occhio ci vede e ci segue con l’installazione interattiva "Surface Tension” dell'artista messicano Rafael Lozano-Hemmer, mettendo in discussione chi è l'osservatore e chi viene osservato. "Come scompaiono le persone in un'epoca di totale iper-visibilità? Le persone sono nascoste da troppe immagini? ...Diventano immagini?" Il lavoro di Hito Steyerl offre anche alcune soluzioni creative a queste domande, ma il suo usare schermi verdi per sparire in un centro commerciale, o provare a essere una donna sopra i 50 anni, evidenzia l'iper sorveglianza esercitata dai governi, molto prima dell’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia da covid19 e le sue numerose varianti. A porre molte più domande, a riflettere sugli effetti della nostra dipendenza tecnologica e il modo in cui gli schermi possono essere usati per ripensare il corpo e l'identità, provvedono tutti i contributi di The Body Electric, arricchiti dalla rivista/catalogo MOAD Unbound, approfondimenti online e un tour virtuale (elationbase.com/oriol/moad_tbe/?mc_cid=8e41578f64&mc_eid=2435d91c1d) che sfida i termini della mostra e della pandemia, restando sul sito del MOAD.

How to: The Body Electric, Museum of Art and Design (MOAD) del Miami Dade College (MDC). (5 novembre 2020 - 30 maggio 2021) mdcmoad.org/explore/exhibitions.aspx