Come la Finlandia si è conquistata il titolo di Paese più felice al mondo

Di Elena Fausta Gadeschi
·5 minuto per la lettura

From ELLE

“Quanto cosa la felicità?” cantava qualche anno fa l'ex duo Benji e Fede. La domanda è tutt’altro che retorica e a porsela è il World Happiness Report 2021, la ricerca che redige annualmente la classifica dei Paesi più felici al mondo in occasione della Giornata mondiale della felicità e che per la prima volta quest'anno ha dovuto fare i conti con gli effetti del Covid sulla qualità della vita delle persone anche alla luce della gestione dell’emergenza da parte dei governi. Il rapporto, realizzato dal 2012, si basa principalmente sui sondaggi di Gallup World Poll, che chiede agli intervistati dei diversi Paesi il proprio livello di felicità, incrociato con il Pil e le valutazioni sul livello di solidarietà, libertà individuale, salute e corruzione. A registrare i valori più alti sono ancora una volta i Paesi nordici con un primato indiscusso della Finlandia, in prima posizione per il terzo anno consecutivo. Secondo posto per la Danimarca, seguita da Svizzera, Islanda e Olanda. Molto più in basso si colloca invece l’Italia che perde tre posizioni e che quest’anno si assesta al 28esimo posto, preceduta dalla Spagna. Perdono punti anche la Germania che è in 13esima posizione, gli Stati Uniti al 19esimo posto e la Francia che è 21esima, mentre il Regno Unito risale una posizione ed è 17esimo.

A sorpresa il report non ha registrato un sostanziale declino del benessere generale e gli Stati si sono mantenuti su punteggi abbastanza stabili. Un fenomeno la cui spiegazione secondo John Helliwell, professore dell'Università British Columbia, andrebbe ricercata nel fatto che “la gente vede il Covid-19 come una minaccia comune ed esterna, che tocca chiunque e che ha generato un maggior senso di solidarietà ed empatia". Se in un certo senso insomma vale il detto “mal comune mezzo gaudio”, “la fiducia e la capacità di contare sugli altri” sono risultati i fattori in assoluto più determinanti. Per la Finlandia infatti, che conta una popolazione di 5,5 milioni di abitanti (l’Italia 60,4 milioni), una maggiore fiducia nelle istituzioni pubbliche e una minore disparità di reddito si sono rivelati elementi strategici nella lotta al virus. Rispetto alla prima della classe l’Italia mostra valutazioni di vita essenzialmente invariate dal 2019 al 2020. Se il Pil ci pone al 27esimo posto su 149, il sostegno sociale ci fa scivolare al 54esimo (Finlandia al quinto), la speranza di vita ci fa risalire al nono mentre la libertà di fare scelte di vita ci fa crollare alla 126esima posizione (Finlandia quinta), gli atteggiamenti positivi (felicità, buonumore e gioia) alla 104esima e gli atteggiamenti negativi (preoccupazione, tristezza e rabbia) alla 46esima.

Photo credit: John Slater - Getty Images
Photo credit: John Slater - Getty Images

Se il Covid-19 ha messo in luce molti esempi virtuosi, ha anche evidenziato le carenze e i fallimenti assoluti di alcuni degli Stati più ricchi al mondo, per i quali la mancanza di risorse per l’approvvigionamento di test, mascherine e vaccini non avrebbe dovuto essere un problema. La differenza più notevole si nota in Asia, Australia e Africa, che rispetto a Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Unione Europea hanno registrato un tasso di mortalità molto più basso in ogni trimestre del 2020 e nel gennaio 2021, il mese più recente al momento della compilazione del report. Nel gennaio 2021, ad esempio, i paesi della regione nordatlantica hanno avuto una media non ponderata di 7,6 decessi al giorno per milione di abitanti, mentre nella regione dell’Asia e del Pacifico la media non ponderata è stata di soli 0,18 morti al giorno per milione di abitanti, il 42% in meno rispetto all'Atlantico settentrionale. "L'esperienza dell'Asia dell'Est mostra che politiche stringenti non solo hanno controllato la pandemia in modo efficace, ma hanno anche contrastato l'impatto negativo dei bollettini giornalieri relativi alle infezioni sulla felicità delle persone", afferma Shun Wang, professore del Development Institute Coreano. La classifica finale dei 149 Paesi tuttavia tiene conto anche di diversi altri fattori quali l'età della popolazione, l'essere o meno un'isola e la prossimità ad altre zone altamente infette. Oltre che di alcune differenze culturali quali la fiducia nelle istituzioni pubbliche; la conoscenza maturata in epidemie precedenti; la disuguaglianza nel reddito; la presenza di una donna come capo del governo (tutti i Paesi nordici sono guidati da donne, compresa la Finlandia) e persino la probabilità di ritrovare i beni smarriti, come un portafoglio.

Photo credit: Chanin Wardkhian - Getty Images
Photo credit: Chanin Wardkhian - Getty Images

Il World Happiness Report 2021 affronta anche la questione della salute mentale su cui la pandemia ha avuto senz’altro una delle ricadute più gravi, sebbene alcuni fattori analizzati dagli studiosi hanno fatto pensare che la salute mentale si fosse deteriorata già prima dell'arrivo del lockdown e che anzi una volta introdotti i provvedimenti più restrittivi, questa si sia stabilizzata e, in certi casi, sia persino migliorata. Secondo il Richard Layard, co-direttore del Well-Being Programme del Centre for Economic Performance della London School of Economics, il Covid avrebbe messo in luce come "vivere a lungo sia ugualmente importante che vivere bene” e come “in termini di numero di anni di vita 'felici' a persona, il mondo abbia fatto grandi progressi negli ultimi decenni, che persino il Covid-19 non è riuscito a cancellare del tutto".

Altro tema cruciale affrontato nel report è il lavoro, che pur avendo subito una brusca battuta d’arresto in tutti i Paesi con una decrescita globale pari quasi al 5% nel 2020, non sembra essere per noi l’elemento determinante nel valutare il nostro stato di soddisfazione. Secondo Jan-Emmanuel De Neve, direttore del centro di ricerca sul benessere dell'Università di Oxford, “la felicità non dipende dalla busta paga” e “i rapporti sociali e il senso di identità sono fattori molto più importanti”, di cui abbiamo imparato ad apprezzare il valore, forse proprio grazie a questa emergenza che è stata allo stesso tempo sanitaria, ambientale e sociale.