Come le graduatorie per insegnare rovinano la vita alla gente

Di Giulia Muscatelli
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Photo credit: Photo by kyo azuma on Unsplash
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From Esquire

Elisa ha 32 anni e una storia da raccontare. A qualcuno non piacerà ascoltarla, altri si ritroveranno in ogni parola; è questo che fanno le storie, respingono o generano empatia.

Nel corso della sua vita ha sperimentato qualsiasi tipo di lavoro: operaia, ripetizioni, barista, stagista, donna delle pulizie, babysitter.

Fino al giorno in cui ha ricevuto la sua prima convocazione come docente.
Insegnare era qualcosa che non aveva mai preso in considerazione. Ma è curiosa, perché non farlo, si ripete nella testa. E allora Elisa passa due anni alla cattedra di una scuola media. Lì conosce Matteo, Leonardo, Diletta, Achille, Joud e Federico; questi ragazzi le fanno cambiare idea. Eccola, la sua strada.

Photo credit: skynesher - Getty Images
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A luglio 2020, quando la pandemia non aveva ancora la forza di un ricordo ma qualcuno si azzardava a definirla “un brutto sogno”, Elisa si ritrova a compilare i documenti necessari per tornare dalle sue classi. È tranquilla; sa che dato il suo punteggio ha diritto a un posto preciso. E poi questo sistema delle graduatorie lo gestirà bene, l’ha già affrontato qualche anno prima.

Quest’anno però il procedimento è cambiato.

Fino al 2019 le graduatorie venivano aperte ogni tre anni, si sceglieva la provincia in cui lavorare e successivamente si selezionavano venti scuole in cui prestare servizio.

Poi i singoli Istituti procedevano alla stipulazione delle loro “graduatorie interne”. A volte potevano esserci degli errori, ma poco importava: erano previsti quindici giorni per segnalare anomalie e migliorare con le correzioni. Il sistema era complesso, ma funzionava.

A luglio 2020 hanno detto a Elisa, e a tanti altri insegnanti precari come lei, di starsene comodamente seduta a casa, aprire il computer e effettuare la domanda sulla piattaforma online Istanze, il servizio web del MIUR che tra le altre cose può essere utilizzato per presentare richieste per concorsi, pensioni, trasferimenti e altre comunicazioni da inviare al Ministero dell'Istruzione. A partire dalle ore 15.00 di mercoledì 22 luglio 2020, fino alle ore 23.59 del 6 agosto, si poteva compilare la richiesta per entrare a far parte delle GPS (Graduatorie Provinciali Scolastiche).

Photo credit: Rodin Eckenroth - Getty Images
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In quel periodo Elisa faceva la baby-sitter a tempo pieno, perché era una precaria in uno dei momenti più difficili della storia e la disoccupazione certo non le bastava.
Affronta giornate di ansia, deve fare veloce, farlo bene, ottenere quel posto e a settembre tutto tornerà come prima. Elisa lo ribadisce al telefono al suo fidanzato che abita in un’altra città: compilo, invio, mi assegnano la scuola, e tutto tornerà come prima.

Il sistema informatico prevedeva l’inserimento dei titoli di studio e degli anni di lavoro organizzato in tre finestre differenti e per ogni finestra bisognava confermare, uscire ed entrare nel successivo passaggio da confermare di nuovo per poi uscire e confermare la domanda generale tramite tasto inoltra, che era diverso da quello conferma…. che al mercato mio padre comprò. Ah, no, scusate: non stavamo cantando Alla Fiera dell’est!

È che io non ci ho capito molto.

Ma comunque Elisa sì, o meglio così credeva. Clicca ogni tasto conferma, controlla il pdf di conferma della procedura e conferma, conferma, conferma.

Ha inserito tutto: i suoi titoli di studio, la provincia, le venti scuole. Gli anni di servizio? Elisa ha pensato che, essendo Istanze una piattaforma preposta per lo storico insegnanti, e quindi già in possesso di quelle informazioni specifiche, fosse un dato scontato. Si è tuttavia domandata se aveva scritto nella maniera corretta il nome della Scuola in cui aveva lavorato, e quindi, si chiede: ripassatina veloce? Meglio di no Elisa, che ancora poi fai casino. Sono cose serie queste.

Totalizza 57 punti, non molti ma abbastanza per tornare dalla 2F. O meglio, Elisa ipotizza di averli raggiunti perché saprà il dato esatto solo a settembre, quando pubblicheranno le graduatorie.

Photo credit: Stefano Guidi - Getty Images
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Elisa attende; la fine dell’estate, il momento in cui rivedrà i suoi alunni.

Il 1° settembre 2020 si trova nella stessa posizione di molti altri insegnanti precari: seduta davanti a uno schermo intenta a scorgere tra le righe di una graduatoria il suo futuro. Ma è tranquilla. Escono le GPS ed Elisa riceve 33 punti alla posizione 342. Lo stesso punteggio di una neolaureata, solo che Elisa ha già insegnato, la laurea l’ha presa da tempo ormai e ha superato i 30 anni.

Scrive subito una mail all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) di Ancona segnalando l’errore e dichiarandosi disponibile a inviare una PEC con i contratti lavorativi che confermano i suoi due anni di servizio. Non riceve risposta. L’USP non risponderà mai, neppure una singola volta, alle chiamate di Elisa come a quelle dei suoi colleghi che si ritrovano nella stessa situazione.

Il giorno dopo, 2 settembre 2020, Repubblica denuncia il fatto con un articolo in cui il giornalista Corrado Zunino racconta tutti gli errori contenuti nelle Graduatorie provinciali per le supplenze. Quelle stesse graduatorie di cui, solo qualche tempo prima, la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina aveva detto essere “la cosa di cui vado più fiera”.

Dopo la reazione della stampa arriva quella dei sindacati che hanno chiesto al Ministero dell’Istruzione, prima di utilizzare le vecchie Graduatorie di Istituto per le convocazioni del personale docente - opzione risultata impraticabile a quel punto; poi hanno messo a disposizione svariate tipologie di “Fogli per il reclamo” che tutti, Elisa compresa, si sono affrettati a compilare, scannerizzare e spedire all’USP delle varie province.

Da Ancona Elisa non riceve risposta. Ma non si dispera. È una situazione nazionale, si ripete, i docenti con i punteggi errati sono tantissimi e non c’è un motivo sensato per non correggere le attribuzioni. Qualche giorno dopo Elisa si definirà ingenua, ma per ora nel tempo della storia che stiamo raccontando, è il 2 settembre, mancano ancora giorni all’inizio della scuola. Presto tutto tornerà a posto. Tra qualche anno racconterà la vicenda e non la chiamerà ingiustizia ma errore. E l’errore è sopportabile quando viene corretto. Questo crede Elisa.

Photo credit: Getty Images
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Quello che non aveva preso in considerazione era che questo nuovo sistema di reclutamento è, appunto, nuovo e si è trovato all’improvviso a gestire circa due milioni di domande con prevedibili e comprensibili errori. Sviste del software e umane – anzi inadempienze del software soprattutto - in ogni caso gli Uffici scolastici non erano preparati a coordinare una così imponente mole di richieste. Motivo in più per pensare che il Ministero avesse il dovere di prevedere una modalità per correggere eventuali inesattezze.

Il 3 settembre 2020 l’USP di Ancona pubblica una rettifica ma gli errori ci sono ancora tutti, anzi; alcuni docenti che alla prima pubblicazione avevano il punteggio giusto ora si ritrovano con quello sbagliato. L’USP non risponde alle mail e nemmeno alle chiamate. Il telefono squilla continuamente, nessuno alza la cornetta.
Nei rari casi in cui decidono di palesarsi, da altri uffici consigliano di parlare con una persona che però quando poi Elisa la chiama non riesce a trovare.

Allora la nostra protagonista – qui paladina di centinaia di insegnanti finiti nello stesso buco nero - che a questo punto della storia l’avrete capito, è una che non molla, si iscrive ai gruppi Facebook sulle GPS di Ancona e cerca di riunire su Telegram tutti gli altri docenti che si trovano nella sua situazione.

Insieme a loro si prende l’onere di cercare un avvocato per mandare una diffida all’USP per la modifica del punteggio. Per fortuna ne trovano uno onesto, che stabilisce la sua retribuzione alla cifra simbolica di dieci euro a testa.
Inviano la diffida: ancora nessuna risposta.

Photo credit: Lincoln Beddoe - Getty Images
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Nel frattempo, l’USP di Ancona continua a pubblicare convocazioni e rettifiche delle stesse; sono, sempre, errori grossolani: docenti che non ci dovrebbero essere, scuole scambiate con altre. Le convocazioni per gli insegnanti di sostegno sono state rettificate quattro volte. Le convocazioni su materia sono state ugualmente disastrose.

Allora Elisa comincia a credere che stia capitando qualcos’altro, qualcosa che lei non riesce ad afferrare. Perché se in alcune province le correzioni sono state tempestive ad Ancona e altrove no. Per quale motivo?

Questa volta è Elisa a non avere una risposta.

A causa degli errori e con un punteggio basso o non si lavora per niente oppure ci si deve adeguare a incarichi ben al di sotto delle possibilità che i vari docenti potrebbero avere se fosse loro riconosciuto immediatamente il punteggio corretto. Tutto questo poi, dovranno accettarlo per due anni: tanto valgono le graduatorie.

Elisa pensa all’età che avrà tra due anni; ai progetti, alla voglia di creare una famiglia, smettere di fare la babysitter, vivere nella stessa città del suo fidanzato. Fare il lavoro che merita. La sua strada cambia rotta per via di un errore sciocco: forse non hai cliccato conferma tu o forse non prendeva il Wi-Fi quando hanno scaricato le domande loro, in ogni caso adesso rimani ferma.

Photo credit: Jeff J Mitchell - Getty Images
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Ad oggi soltanto la segreteria del personale di una scuola media di Camerano si è preoccupata di controllare la sua situazione ma senza possibilità di cambiarla perché, appunto, non assunta in quella scuola. Certo, può sempre fare ricorso al TAR. Ma Elisa fa la babysitter, non ha 4000 euro. E allora rimangono i Concorsi.

Quello Straordinario è iniziato il 22 ottobre; diviso per materie, collocato in diverse regioni di Italia, sarebbe continuato fino al 16 novembre se non fosse arrivato il virus a bloccare tutto. Gli insegnanti, non certo epidemiologi esperti ma persone dotate di buon senso, avevano chiesto a gran voce di rimandarlo, prevedendo una situazione che era facile prospettare persino da un negazionista del Covid senza connessione 4G e mascherina.

Che bisogno c’era di indire il concorso adesso se tanto le cattedre da assegnare sono per settembre 2021?

Ma, una volta ancora, non sono stati ascoltati. Così i primi hanno affrontato la prova – tra spostamenti, assenze per malattia, gira la ruota delle complicazioni… - e gli altri sono rimasti in un limbo.

Elisa a dicembre avrebbe dovuto sostenere il Concorso Ordinario, sospeso in queste settimane per via della difficile situazione sanitaria.

Qual è il nome da dare a questa storia? Ingiustizia? Errore? Occasione sfortunata? Qualcuno la chiama realtà e non la trova neppure troppo insolita.

“Le cose sono sempre andate così, da anni” dicono gli insegnanti di ruolo “perché fare tutto ‘sto casino adesso, perché cercare di cambiarle?”.

Certi sono dentro, certi rimangono fuori. Non cercate il criterio, non scavate per il miglioramento.

Elisa è un’insegnante precaria: una che di anno in anno non sa se tornerà a lavorare e, se ci tornerà, dove.

Elisa è un’insegnante precaria nel corso di una pandemia: una che non sa se avrà la possibilità di sostenere un esame; non sa quando; non sa con quali modalità.

Una che ha lasciato la sua casa, è tornata a vivere dai suoi genitori, ha messo in pausa i desideri.

E quindi, alla fine di questa storia, la nostra eroina è un’insegnante precaria che sogna, lotta, si domanda cosa ne sarà di lei domani.

Ancora nessuna risposta.