Altro che pizza da lockdown. Meglio imparare a mangiare le bucce di frutta e verdura

Nicoletta Moncalero
·Giornalista e mamma
·2 minuto per la lettura
Lisa Casali (Photo: Lisa Casali)
Lisa Casali (Photo: Lisa Casali)

Al posto di fare le pizze in casa è meglio imparare a mangiare le bucce. E non solo per motivi di salute (che in tempo di covid non è mai abbastanza) ma anche per ridurre sprechi e per sfruttare al massimo ciò che la natura ci offre.
Da sempre la scienza ci dice che nella buccia e nelle parti esterne di frutta e verdura ci sono fibre e nutrienti in quantità. Ma non era mai stata così precisa. Oggi, grazie ad un’indagine innovativa sappiamo di più: la buccia della mela contiene il 700 per cento di vitamina C in più rispetto alla polpa, anche nelle foglie del sedano ci sono il 465 per cento di vitamina C e il 300 per cento di flavonoidi in più rispetto al gambo. Non dimentichiamo le fibre, importantissime per il nostro organismo (dovremmo assumerne almeno 30 grammi al giorno): le troviamo nella parte più esterna di frutta e verdura. Meglio quindi mangiare la buccia della mela, ma anche le foglie del cavolfiore (hanno il 124 per cento di fibre in più rispetto alle dimette) o il gambo del broccolo (con il 61 per cento di fibre in più rispetto alle cime).

Ne abbiamo parlato con Lisa Casali, scienziata ambientale, una delle massime esperte in Italia sul tema della lotta allo spreco. In “Il grande libro delle bucce” (Gribaudo Editore) spiega come valorizzare al meglio le proprietà dei prodotti vegetali per il benessere di tutta la famiglia.

“L’apporto scientifico più interessante, su cui si fonda tutto il libro - dice Casali all’HuffPost - sono le analisi fatte con Altroconsumo: per la prima volta al mondo portano l’evidenza di cosa contengano le bucce rispetto alla polpa. Nessuno si era messo ad analizzare singolarmente ogni alimento. Quello che emerge è stupefacente. Io sapevo che avrei trovato un tesoro da questo studio, ma la mia aspettativa era molto più bassa rispetto a quello che abbiamo trovato. Il caso della mela, ma mol...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.