Come procede la depenalizzazione della cannabis (e altro) in USA

Di Arianna Galati
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Photo credit: Olena Ruban - Getty Images
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From Marie Claire

Le elezioni USA 2020 hanno già una vincitrice. Bipartisan, femminile, verde e profumata. In breve, marijuana legale in USA anche in Arizona, Montana, New Jersey, South Dakota e Mississippi per uso ricreativo personale. Negli ultimi due stati si votava pure per l'uso terapeutico, approvato senza riserve come riporta Vox. Tra i contrasti e opposti tipici di un paese enorme, complesso e con cinquantuno sfaccettature differenti, la marijuana resta la principessa delle contraddizioni: per le leggi federali resta illegale, ma da una decina di anni i singoli stati legiferano a piacimento sul tema legalizzazione cannabis sì/no. Dopo i primigeni Colorado e Washington, che hanno avviato i processi per rendere la marijuana legale a livello statale, molti altri hanno seguito l'esempio. A oggi il conteggio degli stati americani dove l'uso della cannabis è concesso sale a 15 per il lato ricreativo e a 36 per lo sfruttamento terapeutico. Un risultato gigantesco in una manciata di anni, portato avanti con silenziosa caparbietà politica a livello locale.

La drug policy dei singoli stati americani è un sistema politico-legislativo a sé, con implicazioni sociali, economiche, sanitarie che disegnano un quadro molto variegato. Se sulla marijuana la tendenza alla legalizzazione a fini fiscali è già avviata (anche se la California ha ammesso di non aver avuto le entrate attese, riporta il NYT), su altre sostanze psicotrope la discussione scinde dalla mera parte economica e si fa molto complessa. Il caso dell'Oregon è emblematico di una questione che coinvolge diversi piani della società. Partiamo dai giorni nostri: alle elezioni USA 2020 l'Oregon ha votato a favore della depenalizzazione delle droghe quali cocaina, eroina e metanfetamine per uso personale in quantità minime. Niente carcere, solo multa. Non significa che eroina&co diventino legali, ma che semplicemente non si andrà in prigione per il possesso di piccoli quantitativi. In uno stato non ricco, secondario nel tessuto delle singole potenze statali americane e con una delle più alte percentuali di abuso di sostanze dovuto alle crisi economiche e lavorative degli ultimi dieci anni, sembra la più assurda delle contraddizioni. Ma la proposta Measure 110 si concentra su un principio: "La tossicodipendenza è un problema di salute, merita una risposta sanitaria" ha detto Peter Zuckerman, responsabile della campagna per il Measure 110. Per via socioeconomica: i risparmi sulla carcerazione dei consumatori abituali (la stima della Oregon Criminal Justice Commission prevede una diminuzione di circa il 91% degli arresti e delle condanne per possesso di droga in Oregon, che riguardano principalmente neri e nativi americani) e le entrate fiscali delle vendite dalla marijuana (la pandemia mondiale ha fatto innalzare il consumo di marijuana legale in Oregon del 75%, un discreto introito per le casse statali) andranno a finanziare programmi sanitari di trattamento e recupero delle tossicodipendenze. Ciò aiuterà anche a combattere lo stigma sugli ex carcerati, che difficilmente trovano lavoro dopo aver scontato la pena, rischiando di finire in strada da homeless. La dibattuta depenalizzazione in Oregon è innegabilmente un esperimento sociale importante, nell'America lontana dai fasti di Washington DC. Che sposta il focus dalla giustizia penale alla salute pubblica.