Come riconoscere le intossicazioni alimentari

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Intossiacazione alimentare
Intossiacazione alimentare

L’intossicazione alimentare (anche dette tossinfezioni), è un’infezione o infiammazione acuta del tratto gastrointestinale causata dall’ingestione di cibi o bevande contaminati da batteri, virus o sostanze chimiche pericolose.

Normalmente si manifesta con nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e talvolta febbre e brividi. I sintomi possono presentarsi con tempi diversi e hanno durata variabile da soggetto a soggetto anche in relazione alla tossina ingerita.

Per prevenire questo inconveniente, bisognerebbe sempre prestare attenzione all’igiene di mani, superfici e strumenti, durante la manipolazione degli alimenti e alla corretta conservazione. Inoltre è indispensabile la cottura secondo i tempi necessari ed il lavaggio degli alimenti che verranno consumati crudi (vegetali) Uno dei maggiori rischi di contaminazione sono le conserve, o marmellate, preparate in casa e non sterilizzate a dovere.

Intossicazione alimentare: sintomi e cause

Batteri che causano intossicazione

-Salmonella (si può trovare in carne cruda o poco cotta, prodotti lattiero-caseari, uova e frutti di mare). La Salmonellosi si manifesta con diarrea, febbre , vomito e crampi addominali. Si risolve in 24-48 ore

-Campylobacter (carne di pollo cruda e latte crudo). La Campilobatteriosi presenta diarrea, crampi, febbre e vomito; la diarrea può essere sanguinolenta.

-Shigella (un batterio presenti nelle feci dei soggetti colpiti che possono contaminare gli alimenti se non si lavano le mani dopo essere stati in bagno oppure, più raramente, per contaminazione nei campi). La shigellosi, o dissenteria batterica, si presenta con crampi addominali, febbre e diarrea. Le feci possono presentare sangue e muco. Si risolve in 48 ore.

-Escherichia coli (hamburger crudi, succhi di frutta non pastorizzati, latte e prodotti freschi in genere). L’infezione, detta anche “diarrea del viaggiatore” si manifesta con diarrea acquosa, crampi addominali e poco vomito. Da 3 a 7 giorni.

-Listeria (carni crude, latte crudo, formaggi morbidi, salumi, wurstel). La Listeriosi presenta un insieme di sintomi un po’ più complessi ed un attacco sistemico più pericoloso: febbre, dolori muscolari, nausea e diarrea. L’infezione è pericolosa per le donne incinte, può procurare parto prematuro o aborto. Nei soggetti anziani o immunodepressi, può provocare meningite.

-Vibrio, (pesci o molluschi). Diarrea acquosa/sanguinolenta, crampi, nausea, vomito e febbre. Tra i 2 e gli 8 giorni.

-Clostridium botulinum o botulino (alimenti in scatola, pesce affumicato). Il Botulismo è tra le intossicazioni più pericolose: provoca vomito, diarrea, visione confusa o sdoppiata, difficoltà a deglutire, debolezza, vertigini, formicolio, paralisi. Può determinare insufficienza respiratoria e morte.

Virus che causano infezioni

Le fonti più comuni di virus alimentari includono:

  • cibo preparato da una persona infetta,

  • molluschi raccolti da acqua contaminata,

  • prodotti da agricoltura innaffiati con acqua contaminata.

-Norovirus, che provocano un’infiammazione di stomaco e intestino. La gastroenterite virale provoca, tra gli altri sintomi comuni come vomito e diarrea, un forte mal di testa.

-Epatite A, che causa l’infiammazione del fegato. L’Epatite si manifesta in media dopo 28 giorni dall’assunzione dell’alimento infetto e causa: diarrea, urine scure, ittereo, sintomi simil influenzali, nausea e dolori addominali. Può durare anche mesi.

Parassiti

Nei paesi sviluppati come l’Italia le infezioni parassitarie sono relativamente rare.

-Giardia lamblia è un parassita che si diffonde attraverso l’acqua contaminata da feci di persone o animali infetti; è una delle principali cause di diarrea nel mondo; è particolarmente contagiosa, tanto che bastano soltanto 10 minuscoli parassiti in un bicchiere d’acqua per causare una forma grave di giardiasi in un essere umano.

Prodotti chimici

I prodotti chimici che causano malattie possono contaminare cibi come

  • pesci o molluschi, che possono nutrirsi con alghe produttrici di tossine;

  • alcuni tipi di funghi selvatici;

  • frutta e verdure non lavate che contengono alte concentrazioni di pesticidi.

I pericoli maggiori riguardano soprattutto:

  • Disidratazione

  • Insufficienza renale

  • Artrite cronica (in seguito ad infezioni gravi e prolungate)

  • Danni al cervello o ai nervi (botulino e listeria)

  • Danno epatico o epatite fulminante (alcuni funghi velenosi)

Cosa fare in caso di intossicazione alimentare

In caso di sangue nelle feci, poca urina, stato confusionale o sintomi neurologici, vomito protratto per più di 12 ore o se si sospetta un intossicazione da funghi, si consiglia di contattare immediatamente un medico.

Nella maggior parte dei casi l’unico trattamento necessario per la maggior parte delle intossicazioni alimentari è la somministrazione di liquidi e di elettroliti per sostituire quelli persi e prevenire così la disidratazione, e la situazione si risolve in genere in 3-4 giorni.

L’uso di eventuali farmaci da banco per bloccare la diarrea va sempre attentamente valutato con il medico, in alcuni casi può essere preferibile lasciar sfogare il sintomo per favorire l’eliminazione dell’agente responsabile dell’infezione; assolutamente controindicato in caso di sangue nelle feci.

Rimedi naturali

  • Riposo

  • Digiuno per un paio di giorni per lasciar riposare l’apparato digerente

  • Bere abbondantemente per mantenersi idratati (brodi, bevande senza caffeina e soluzioni reidratanti)

  • Se il vomito è ancora un problema far sciogliere in bocca piccoli cubetti di ghiaccio,

  • Reintrodurre gradualmente il cibo solido, partendo da alimenti secchi come pane tostato e crackers.

  • In seguito alimenti semplici come riso, patate, pane, carni magre, banane e mele

  • Evitare cibi grassi, alimenti zuccherini, prodotti lattiero-caseari, caffeina e alcool fino al completo recupero.

  • Sarebbe utile anche, una volta guariti, seguire un periodo di disintossicazione depurativa e l’assunzione di fermenti lattici e probiotici.

Il trattamento dell’infezione da clostridium botulinum prevede l’utilizzo di clisteri, purganti e lavande gastrica per impedire l’assorbimento della tossina, la somministrazione del siero antitossina e la terapia sintomatica (tracheostomia, cateterismo vescicale, antibiotici) ed è necessario essere seguiti da un medico.