Come sarà vestirsi per tornare uscire, come sarà la moda della ripartenza dopo la pandemia?

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Photo credit: Edward Berthelot - Getty Images
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Nel pieno della sperimentazione delle tendenze moda Primavera Estate 2021, è impossibile non percepirla: la gioia di tornare a vestirci. La pandemia ha messo a dura prova la nostra salute (anche quella mentale), la calma, i rapporti interpersonali, la pazienza. E anche il guardaroba. Perché vestirsi (bene) per sentirsi bene con sé stesse trascende ogni frivolo concetto di styling fine a sé stesso. Non ci vestiamo (solo) per coprirci. Ci vestiamo per sentirci noi stesse. Forti di questa certezza, la domanda attuale è: da dove ripartirà adesso la moda Primavera Estate 2021? Madame Le Figaro ha provato a fare il punto della situazione intervistando alcuni esperti, e i pareri emersi sono interessantissimi.

“Secondo la Banque de France – spiega la fonte – la pandemia avrebbe fatto sì che i francesi accumulassero un totale di risparmi pari a 130 miliardi di euro nel 2020, a cui dovrebbero sommarsene altri 70 miliardi quest'anno”. D’altronde, nei momenti di lockdown non avevamo bisogno di nulla se non dei soliti leggings e delle solite tute loungewear (per non parlare, lecitamente, di chi ha scelto di restare a casa in pigiama). I dati fanno pensare dunque a una ripartenza anche del sistema moda, che Madame Le Figaro quantifica – per la Francia – con un aumento del 14% del fatturato del tessile e dell'abbigliamento per il 2021.

Photo credit: Edward Berthelot - Getty Images
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“Questo è solo l'inizio - afferma Frédéric Godart, sociologo e ricercatore moda. - Il bisogno di recuperare il tempo perduto si tradurrà in un desiderio di libertà e di fuga, di moda e sfarzo". Un desiderio che, almeno in Italia, abbiamo già (televisivamente) testimoniato a inizio marzo quando – sul palco del Teatro Ariston di Sanremo – abbiamo assistito a look star pari ad autentici tripudi di cristalli e paillettes. Tradotti, nuovamente, a quanto accennavamo in apertura: la gioia di tornare a vestirsi. Florence Müller, storica della moda e direttrice del dipartimento di tessuti e moda del Denver Art Museum, sostiene infatti che questo sarà un processo del tutto naturale. “Qui negli Stati Uniti – afferma l’esperta, - la vita culturale inizia a riprendersi con la riapertura dei musei e il ritorno dei vernissage. A ogni evento, tutti i dibattiti ruotano intorno allo stesso argomento: la gioia di vestirsi, indossare un blazer chic con spalle strutturate, un abitino festivo o un paio di sandali con i tacchi. Non possiamo certo intenderlo come un gran ritorno alle serate di gala, ma sicuramente è considerabile come un nuovo inizio”.

Photo credit: Edward Berthelot - Getty Images
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Basta, dunque, prese in giro su Zoom (blazer su e pantofole sotto cos’è, se non un oltraggio alle tendenze moda Primavera Estate 2021?). “C'è sempre un periodo di rinascita dopo un momento di crisi – annuncia alla fonte Jacques Picart, ex consulente per marchi moda e lusso. - Appena torneremo a una parvenza di normalità, come andare in un ristorante o bere un drink con gli amici, la moda esploderà in modo esilarante e gioioso. Penso alla follia dei cabaret e degli spettacoli negli Anni 20, al boom dei balli negli Anni 50, al piacere ritrovato che le donne avranno nel realizzare un bel make-up (mascherina con rossetto, parliamone, ndr), pensare nuovi styling per i capelli, evidenziare le silhouette con abiti nuovi appena acquistati. L’idea di fondo è trarre piacere dal prendersi cura di sé stesse dopo un lungo periodo di apatia".

Photo credit: Streetstyleshooters - Getty Images
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Ma prima di ricominciare a fruire al massimo delle tendenze moda Primavera Estate 2021, concludiamo con il parallelismo della storica Florence Müller, che confronta il presente con i tempi della Prima Guerra Mondiale (d’altronde, seppur invisibile, anche questa contro il Covid-19 è una guerra). "La moda reagisce sempre in modo pragmatico ai tempi difficili", spiega la direttrice del dipartimento di tessuti e moda del Denver Art Museum. - Durante la Prima Guerra Mondiale, per facilitare le donne che partecipavano allo sforzo bellico nella loro quotidianità (ad esempio, guidando ambulanze o andando a lavorare in fabbrica), gli abiti furono accorciati, le tuniche allargate. Ancora, le donne furono liberate dai corsetti sotto le forbici di Coco Chanel”.

Poi, ovviamente, la rivoluzione dei tessuti utilizzati: “Più o meno nello stesso periodo - conclude, - la sartoria scoprì il jersey, un tessuto pratico utilizzato per la maglieria dei soldati, e che avrebbe usato per realizzare abiti comodi e alla mano. Se dovessimo delineare un parallelismo con oggi, direi che la maglieria dei ruggenti Anni 20 è un po' come il pile delle nostre felpe o dei nostri pantaloni da casa, che molti di noi hanno adottato (a volte, per la prima volta) dal primo momento di reclusione”. Ma ora basta loungewear, basta pile. Tiriamo fuori i vestiti di paillettes. La gioia (finalmente) ci attende.

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