Come sta andando il percorso per far riconoscere anche il cognome della madre ai figli?

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Photo credit:  Olia Gozha su unsplash
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"La madre dona il corpo, il padre consegna l'appartenenza ad una storia, ad una comunità, ad una famiglia". Ve la ricordate questa (terribile) frase di Simone Pillon a proposito di dare ai figli solo il cognome del padre? Ecco è il caso di tornare a parlare proprio di questa questione. In Italia possiamo dare il cognome della madre ai nostri figli? Secondo una sentenza della Corte Costituzionale, sì, dato che l'attribuzione di default del solo cognome del padre "è un retaggio di una concezione patriarcale della famiglia". Peccato che di fatto manchi ancora una legge e quindi è il caso di fare il punto: com'è la situazione ad oggi nel nostro Paese?

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A febbraio scorso la Corte Costituzionale si è trovata ancora una volta a decidere della questione del cognome materno dopo che una coppia di Bolzano aveva chiesto al Tribunale di consentirgli di dare al proprio figlio il solo cognome della madre. Peccato che, al momento, la legge italiana non lo consenta. Nel 2016 era stata la stessa Corte Costituzionale a stabilire la possibilità decidere di comune accordo di attribuire ai propri figli il doppio cognome sia materno che paterno, ma scegliere solo quello materno fino a quel momento ancora non era possibile. Non solo: ad oggi se non c'è un accordo tra i genitori o non è stato chiaramente espresso si ritorna all'attribuzione automatica del cognome paterno. La Corte mesi fa si è quindi espressa facendo notare l'ingiustizia di questa situazione e specificando che l'Italia ha bisogno di una nuova legge su questo tema che metta in chiaro le cose una volta per tutte.

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La legge, però, ancora non si vede. La questione, tra l'altro, è ancora più complessa di così come fa notare una lettera aperta di Noi Rete Donne alle ministre Lamorgese, Cartabia e Bonetti. La lettera, oltre a sottolineare la mancanza di un progetto di legge sul tema, fa riferimento a una circolare della Direzione centrale per i Servizi demografici che fa capo al Ministero dell’Interno. Le firmatarie spiegano che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 2016, la Direzione aveva emanato una circolare sull’attribuzione del cognome materno: veniva stabilito l’obbligo per l'ufficiale dello stato civile di "accogliere la richiesta dei genitori che, di comune accordo, intendano attribuire il doppio cognome, paterno e materno, al momento della nascita o al momento dell'adozione". Fin qui tutto bene, peccato che nel giugno 2017 è arrivata una una seconda circolare in cui si stabiliva (a quanto pare a partire dal significato del termine "aggiungere") che il cognome materno avrebbe potuto solamente seguire e mai precedere quello paterno. Come si suol dire, il patriarcato esce dalla porta solo per rientrare dalla finestra.

La lettera di Noi Rete Donne chiede quindi di ritirare la circolare e di procedere con un disegno di legge che renda un po' più chiara (e possibilmente meno sessista) la situazione. Al momento infatti ci troviamo solo con delle sentenze e con delle circolari che - come abbiamo visto - le interpretano a loro piacimento. La Corte Costituzionale, invece, aveva detto le cose nero su bianco senza lasciare posto ad equivoci: "La prevalenza attribuita al ramo paterno nella trasmissione del cognome non può ritenersi giustificata dall’esigenza di salvaguardia dell’unità familiare". Più chiaro di così.

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