Come vivere smart e felici: ecco cos'è il manager della resilienza

Di Barbara Pellegrini
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Photo credit: Getty Images
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From ELLE

Da emergenza a nuova realtà nel giro di un anno. Lavorare da casa per milioni di persone non è più un'opzione, ma una necessità e i Ceo delle grandi aziende, soprattutto i titani hi-tech, hanno dovuto fare i conti con i pro e contro che questa “svolta” ha portato. Se ci pensiamo, quasi un contrappasso: la stessa connessione digitale fonte primaria del business ha desertificato le immaginifiche sedi della Silicon Valley.

C'è chi ha "abbracciato il cambiamento" e chi invece, come Netflix e Microsoft, ha sostenuto e sostiene che l'isolamento da smartworking danneggi le persone. Resta un fatto: bisogna sapersi adattare velocemente. E proprio questa capacità che molti chiamano resilienza, una volta forse scambiata per semplice forza di carattere, è oggi un'arte dell'adeguamento che è sempre più utile insegnare ai lavoratori per attraversare contesti difficili e sempre in evoluzione. Perché anche la loro salute fisica e mentale ha ripercussioni sulla salute dell'azienda. Ma come si trasmette questo sapere in era covid?

Google da tempi non sospetti ci ha pensato creando un team di dieci persone, il cui responsabile è la Head global resilience Lauren Whitt. Dal 2014 a capo del wellness benefits program, protocollo creato apposta per i googlers – in codice, chi appartiene alla compagnia – e le loro famiglie, al fine di utilizzare al meglio quegli strumenti destinati al benessere globale. Non ultimo, un bonus da mille dollari per acquistare attrezzature sportive. Un percorso, quello della manager americana, che la vede giovane allenatrice di calcio, laureata alla Clemson University in South Carolina con una ricerca di dottorato sulla resilienza delle persone di successo, infine da anni protagonista nel mondo della salute, benessere e industria del fitness. Collegata con Elle per una video-intervista, Lauren Whitt racconta le strategie di Google per "mettere in sicurezza" il wellbeing durante l'emergenza sanitaria mondiale.

Photo credit: courtesy
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Da marzo dell'anno scorso il mondo è cambiato. Come avete aiutato gli impiegati ad adattarsi alla nuova realtà?

Da sempre puntiamo sullo stare bene e sulla salute mentale, ma con l'avvento del covid ci siamo focalizzati ancora di più su questo obiettivo, strutturando il tema Rest and recovery, ossia riposo e recupero. Non si può lavorare chiusi in casa 24 ore al giorno, magari con i bambini intorno, senza staccare mai. Ma un'operazione scontata come prendersi una pausa può per alcuni non essere facile. Abbiamo indetto l'anno scorso una giornata di reset a livello globale, per dire "ok abbiamo lavorato duro, ora stop", proprio per aiutare le persone a concentrarsi sulle proprie esigenze. Altro punto di svolta, abbiamo chiesto ai nostri capi di dare l'esempio, mostrando al team come prendersi cura di sé per vivere in modo più sano e consapevole. In più, i nostri manager tengono monitorato il livello di stress delle persone attraverso un protocollo di domande e di linee guida.

Si dice che è importante avere resilienza. Come la si può alimentare con il distanziamento sociale?

Le persone sono state dotate di ogni strumento possibile per chiedere aiuto nel momento del bisogno, tra cui un servizio di texting, qualora non fossero soli in casa e non volessero condividere con altri le loro comunicazioni. Altro supporto importante è il questionario che chiamiamo T.E.A. (Thoughts, Energy, Attention) un check costante su pensieri, energia e attenzione utilissimo per arginare il burn out. Il messaggio è uno: non siete soli, stiamo tutti attraversando le stesse difficoltà. Potete essere distanti fisicamente ma ciò non significa esserlo socialmente.

Il vostro modello potrebbe essere adottato da altre aziende?

Certo, tutti possono fare come noi. Alcune compagnie hanno visioni differenti al proposito, noi puntiamo sul programma della resilienza, che si nutre di una routine quotidiana fatta di azioni semplici, a costo zero ma efficaci. Gli esempi sono tanti. Per esempio invitiamo sempre, prima di accendere il computer, a fare una passeggiata intorno all'isolato, in modo da riprodurre la sensazione di andare in ufficio. A staccare cinque minuti tra una riunione e l'altra per parlare con i familiari, prendersi cura degli animali o delle piante, per poi riconnettersi. E ad andare in vacanza, anche se adesso non si può viaggiare.

Gli uomini e le donne che lavorano a Google accolgono con la stessa sollecitudine i vostri suggerimenti?

È una domanda complessa, perché le persone reagiscono diversamente di fronte alle difficoltà. Abbiamo capito che non è una questione di genere.

Che cosa avete programmato per il futuro?

Investiamo ogni giorno sulle nostre scoperte tecnologiche per prepararci al mondo che verrà. Le abilità che abbiamo sviluppato oggi potrebbero essere utili domani, ma il contesto potrebbe cambiare un'altra volta. Il futuro è incerto e nessuno sa quando torneremo alla normalità, ma sono sicura che le persone e i gruppi di lavoro dotati degli strumenti giusti non avranno problemi perché capaci di cercare e trovare tutto ciò che c'è di buono e di utile nel presente e avere quell'ottimismo necessario per affrontare le sfide in arrivo.

Ci sono dati interessanti da condividere riguardo al benessere dei googlers?

Dati no. So che i googlers hanno accolto bene il programma della resilienza scambiando idee tra di loro e aiutandosi a vicenda in modi molto creativi.

Possiamo dire: lavoratori felici uguale azienda felice?

Le persone sono l'asset più importante, il nostro investimento cardine perché senza di loro non avremmo innovazione, idee, ispirazioni. Da quando è nata, Google ha sempre tenuto ai propri dipendenti. E continueremo a fare così.