Condannato per abusi sulla figlia, ma la perizia viene sanzionata dall'Ordine degli psicologi

Federica Olivo
·Giornalista, Huffpost
·5 minuto per la lettura
Lonely child (Photo: AnkNet via Getty Images)
Lonely child (Photo: AnkNet via Getty Images)

Per la giustizia, ad oggi, Andrea è un condannato in via definitiva. Ha sulle spalle una sentenza che gli ha inflitto sette anni e mezzo di carcere per un reato particolarmente grave: abusi sessuali su minori. Su sua figlia, nello specifico, che all’epoca - tra il 2010 e il 2011 - aveva poco più di due anni. Tre gradi di giudizio hanno confermato l’impianto iniziale della procura di Como. Andrea - nome di fantasia che usiamo per tutelare sua figlia, ancora minorenne - avrebbe abusato della bambina in più occasioni, nell’arco di qualche mese, quando la piccola restava a dormire da lui. Le violenze sarebbero avvenute dopo una burrascosa separazione dalla moglie.

Alla base della condanna c’è una veloce visita della pediatra della bambina - della quale non esiste un referto - e, soprattutto, ci sono le dichiarazioni della nonna e, anche se in misura minore, della mamma. Le due donne hanno riportato frasi, non confermate dalla giovane vittima nell’incidente probatorio, con le quali la bimba avrebbe fatto riferimenti piuttosto espliciti su quello che succedeva quando restava con il papà. Parole che avrebbero fatto scattare nelle due donne l’allarme.

Le confidenze della piccola sono riportate nella sentenza di primo grado. E se lette senza conoscere il seguito della vicenda, potrebbero allertare chiunque, lasciare pochissimo spazio all’interpretazione. Ma in giudizio bastano? Per capirlo il giudice doveva sapere se poteva ritenere determinanti le dichiarazioni di una bimba così piccola. E così ha dato l’incarico a un esperto. Fatta la perizia, questi ha sostenuto che sì, la bambina era in grado di testimoniare, di raccontare quello che le accadeva. Di conseguenza quello che hanno detto la mamma e la nonna in dibattimento è stato considerato pienamente attendibile e il padre accusato di aver abusato della bimba è stato condannato.

Se ci si fermasse a questi elementi, il caso potrebbe dirsi inequivocabilmente chiuso. Una brutta storia di abusi finita con una condanna che forse alcuni definirebbero “esemplare”. Eppure bisogna sfogliare le carte di questo procedimento che si protrae da quasi dieci anni, focalizzarsi proprio su quella perizia, per capire le ragioni per le quali i difensori dell’uomo - che ha sempre negato le accuse - Cataldo Intrieri e Ambra Giovene hanno chiesto la revisione del caso.

I legali sostengono che quella perizia cui i giudici, è scritto a più riprese nelle 62 pagine della sentenza di primo grado, hanno dato tanto valore deve essere rivista. Il motivo? Proprio per il modo in cui ha scritto quest’atto, l’esperto in questione, Andrea Marino Cortesi, è stato sanzionato dall’ordine degli psicologi, con l’ammonimento. Tanti i rilievi fatti dal collegio disciplinare nella seduta del 26 gennaio 2017. Intanto si sostiene che il suo compito non era capire se la minore avesse subito o no abusi, ma accertare se le frasi che aveva detto alla nonna e alla mamma potessero essere considerate veritiere. Eppure lui va oltre, dà il suo giudizio. A seguito di una seduta con la vittima - di cui non ci sono riscontri perché, legittimamente, aveva scelto di non registrarla - scrive che il comportamento della piccola era compatibile con quello di un trauma o di un abuso sessuale. Sarà la stessa corte d’Appello, che pure ha confermato la condanna per Andrea, a dire che non doveva spingersi oltre.

Ma non è tutto: l’ordine degli psicologi della Lombardia punta il dito contro i metodi usati per esaminare la bambina. La piccola, infatti - si evince dal verbale della seduta disciplinare - è stata sentita mentre era in braccio alla mamma. Una modalità non vietata, ma che ha potuto influenzarla. Al perito poi si contestano le domande fatte. Ha usato come quesiti come “dove ti ha fatto male papà?”, che sono considerati scorretti dagli addetti ai lavori, perché possono portare a suggestioni. Molti dubbi vengono poi avanzati sul metodo usato, il F.A.T.. Da alcuni dei colleghi che lo giudicano viene considerato superato e poco adatto per una bimba così piccola. Quando gli si chiede dove si forma, il perito risponde che segue il Cismai. Il coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’infanzia è stato a lungo citato quando è scoppiato il caso di Bibbiano, l’inchiesta sui presunti affidi illeciti approdata ieri in aula con l’udienza preliminare.

Ma torniamo alla sanzione. Al termine di un lungo esame lo psicologo viene ammonito e il tribunale civile conferma una parte dell’addebito, ridimensionandone un’altra.

Resta, però, il fatto che uno degli elementi principali del processo, quello che, sebbene in via indiretta, ha condotto alla condanna di Andrea, è stato messo fortemente in dubbio, oltre che in parte censurato, proprio dall’organo che deve valutare l’operato degli psicologi. Va da sé, è la tesi della difesa, che il procedimento penale dovrebbe essere riaperto. E la prova che è stata ritenuta solidissima - le dichiarazioni della nonna e della mamma - rivalutata.

Per il momento, però, la corte d’Appello di Brescia ha respinto l’istanza di revisione per due volte. Dopo il primo diniego, la Cassazione aveva ordinato che il caso doveva essere valutato da un’altra sezione della stessa Corte, perché c’erano degli elementi che andavano approfonditi. Il primo riguarda la perizia. Il secondo la dichiarazione resa dalla pediatra della piccola, a seguito di una visita veloce, che non risponderebbe ai parametri dettati dall’Accademia americana di pediatria, l’ente più autorevole per la valutazione degli abusi dei minori.

“Noi chiediamo semplicemente che la scienza entri nel processo - spiega ad HuffPost l’avvocato Intrieri - l’ordine degli psicologi prima e il tribunale civile di Milano poi hanno stabilito che quella perizia è scritta male, violando regole deontologiche. Ci chiediamo come sia possibile fare affidamento su un documento redatto da un perito che, proprio per quell’atto, è stato sanzionato. Vogliamo che entrino in campo esperti neutri, che valutino nuovamente il fatto”. Dopo i due dinieghi alla revisione, il 27 gennaio prossimo la Cassazione dovrà pronunciarsi ancora. E se chiederà alla corte d’Appello di rivalutare la revisione, il caso non potrà dirsi del tutto chiuso.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.