Conoscere Donnexstrada è il primo passo per essere "libere non coraggiose"

·9 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata
Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata

“Sono stata importunata da un tipo, adesso ho paura che mi segua”
“Che è successo?”
“Mi ha fermata mentre uscivo dalla stazione e mi ha chiesto dove andavo, offrendosi di accompagnarmi. Io gli ho detto che non mi serviva la sua compagnia. Lui ha riso e mi ha chiesto ‘hai paura di me?’”
“Se ti senti più tranquilla chiamami”

Quante volte siamo state protagoniste o spettatrici in una conversazione simile (questa riportata sopra è reale, tratta da una chat Whatsapp) in cui abbiamo percepito che la nostra amica era in pericolo, da sola, in strada, in pieno giorno o a tarda notte. Ci siamo sentite completamente impotenti davanti alla possibilità che le venisse fatto del male, con la sola opzione di offrire il nostro aiuto dicendole: “Chiamami”. Secondo lo studio di Hollaback! e Cornell University svolto in 22 paesi tra cui l’Italia, l’84% delle donne ha subito molestie da strada prima dei 17 anni; da quanto riportano i dati Istat del 2018, il 15,9% delle donne e il 3,6% degli uomini sono stati vittima di molestie con contatto fisico in strada, in particolare sui mezzi pubblici.

A Londra, il 3 marzo 2021, Sarah Everard viene stuprata e uccisa da un poliziotto mentre torna a casa. Con quella forza d’animo che risponde a grandi ingiustizie, il 15 marzo nasce Donnexstrada, progetto in continua evoluzione, fondato da donne per donne, che offre diversi servizi per sentirsi più sicure per strada. Donnexstrada prende vita grazie a una call to action di Laura De Dilectis, psicologa clinica di 26 anni, attorno a cui in poche settimane si crea un team di donne eterogeneo che condivide lo stesso obiettivo. La pagina Instagram Donnexstrada diventa virale in brevissimo, raccogliendo 70mila follower in tre settimane, intanto il progetto si allarga, si arricchisce di proposte e acquista la spinta necessaria per costituirsi come associazione, il 4 giugno 2021.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

A dare quel qualcosa in più al progetto è l’idea di offrire direttexstrada, ovvero la possibilità per chiunque si senta in pericolo durante un percorso da affrontare in solitudine (magari tornando a casa) di richiedere una diretta Instagram alla pagina, in modalità sia pubblica che privata. Grazie a questo servizio, le persone si sentono meno sole, spaventate, vulnerabili, la live funziona da deterrente per approcci indesiderati e se invece dovesse succedere qualcosa, questo sarebbe ben visibile e ne rimarrebbe una testimonianza, oltre al fatto che i presenti alla diretta potrebbero chiamare i numeri d’emergenza.

“La diretta viene molto apprezzata ed è vista come un mezzo accessibile a tutti, è utile da un punto di vista pratico, perché è come se offrissimo qualcosa di toccabile, facile da usare. Non ci aspettavamo questo riscontro, evidentemente il problema era più grande di quanto pensassimo” spiega Laura De Dilectis quando incontro lei e Marta Nicolazzi, sociologa di 27 anni, attivista, survivor e co-fondatrice, per farmi raccontare il lavoro di Donnexstrada. In media, spiegano, fanno 3-4 dirette al giorno “quello che abbiamo notato è che queste live sono un’occasione di chiacchiera e accompagnamento e che la donna fa meno caso a chi c’è intorno perché è presa dalla conversazione, quindi il percorso vola abbastanza. Ce lo dicono spesso” continua Laura.

Poi la psicologa sottolinea che: “Noi non siamo un SOS, siamo un accompagnamento, un servizio in più. Abbiamo tenuto a specificarlo dopo una diretta gestita da me: lì ho avuto a che fare con una ragazza che si sentiva seguita ed era in uno stato d’ansia. Da quel momento abbiamo diffuso l’indicazione di chiamare direttamente il 112 se al momento della diretta ci si accorge di essere già in pericolo. Noi possiamo essere preparate nell’aiutarti a capire cosa fare in quella situazione, ma la polizia di stato è ovviamente un’altra cosa e va chiamata più spesso. C’è molta poca fiducia in loro, ma sono obbligati ad intervenire quindi una risoluzione arriva”.

Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata
Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata

Marta spiega che nonostante si chiamino Donnexstrada, il servizio è intersezionale, così come la community che si sta creando attorno al progetto: “Ci sono state persone della comunità LGBTQ+ che hanno richiesto dirette, che tuttavia si identificavano come donne, così come ci sono stati alcuni uomini che ci hanno chiesto cose tipo ‘sono alle 2 di notte a Termini, posso chiamare?’. Sulla questione dell’intersezionalità abbiamo ricevuto tanti commenti, a cui noi abbiamo risposto semplicemente con i fatti. Se vai a vedere le stime di Amnesty riguardo all’hate speech online, le persone che subiscono più attacchi d’odio sul web sono le donne, sotto ci sono comunità LGBT e sotto ancora hate speech razzista. L’online ovviamente traspone nella vita reale, quindi nel nostro progetto abbiamo deciso di partire dalle donne perché, come nel femminismo in generale, si comincia dalle donne e si guarda a tutte le categorie oppresse. Le donne, o le persone che si identificano come tali, sono quelle che subiscono di più.”.

Il motto di Donnexstrada, ripetuto a una sola voce, è: non voglio essere coraggiosa, voglio essere libera. “Questa frase la lessi anni fa, l’aveva condivisa la Casa Internazionale delle Donne ed è molto significativa per me che sono una persona naif” spiega Laura “Io non ho mai guidato e quando vivevo a Parigi mi è capitato spesso di trovarmi di notte da sola sul bus con telefono spento e solo uomini. Con il senno di poi ho rischiato veramente tanto, ma per me l’assurdo dell’ipotesi che la mia libertà venga limitata è impossibile. Perché devo risultare coraggiosa e particolare se voglio aspettare l’autobus da sola di notte o tornare a casa a piedi? Il nostro motto mi rappresenta completamente in questo e le altre ragazze del team hanno condiviso subito il suo significato, questo anche perché tra di noi siamo molto simili”.

Anche per Marta infatti, la loro frase ha un grande valore: “Per me c’è un fattore personale. Io non sono mai stata naif come Laura e ho sempre guidato. Comunque la maggior parte degli abusi li ho subiti non sui mezzi ma perché i miei conoscenti mi dicevano ‘ti accompagno a casa’ e mi saltavano addosso in macchina, quindi quasi meglio tornare da sola. Pur partendo da un’esperienza diversa, anche per me è importante sapere di poter tornare a casa da sola tranquillamente”.

Per Marta, la filosofia di Donnexstrada guarda al futuro: “Ho la percezione che la società stia facendo tante cose per sensibilizzare in tema violenza di genere ma più sul lato ‘tu donna proteggiti’ che ‘uomo educati’. Ti faccio fare il corso di autodifesa e risposta alle molestie, che sono cose importantissime da fare per come la società è strutturata oggi, ma sono tutti palliativi. La cosa più grave è che non risolviamo il problema mettendoci i pantaloni lunghi e facendo i corsi anti violenza, ma solo educando le persone riusciremo a ottenere dei veri risultati. È questa la libertà a cui non ci riferiamo nel nostro motto. La libertà che intendo è che un giorno, magari le nostre figlie o nipoti, saranno libere di tornare a casa da sole o da soli o da sol* senza alcun tipo di problema di violenza”.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Tra i servizi offerti da Donnexstrada c’è la raccolta e pubblicazione di testimonianze di violenza, per dare un’idea concreta di quanto sia vasto il fenomeno e far sentire le donne meno sole; c’è la possibilità di ricevere sostegno psicologico a prezzi sociali, per chiunque abbia bisogno di uno spazio sicuro, privo di giudizi e con l'obiettivo di aumentare l'empowerment; in un futuro non troppo lontano si lavorerà anche a iniziative come una mappatura delle strade di Roma, in modo da mettere al corrente i cittadini dei crimini commessi nelle strade che desidera percorrere, e prenderanno il via diversi seminari per sensibilizzare ed educare sulla violenza di genere. Un’organizzazione che in un certo senso, ricorda ed evolve il concetto di casa delle donne, delle associazioni antiviolenza, dei luoghi fisici dedicati alle donne. In proposito, Laura spiega che: “Il progetto Donnexstrada vuole essere la sintesi di attivismo e comunicazione, tra la storicità di posti come la Casa Internazionale delle Donne e l’utilizzo dei social che si avvicina alla Gen Z (per TikTok siamo già troppo vecchie, ride)”.

L’idea è maturata in questo senso perché: “Ci sono troppe realtà che non sono conosciute, c’è molto attivismo che non sfocia nel social e nel visivo, tante realtà poco conosciute perché non trovano una chiave di comunicazione. Con Donnexstrada noi vogliamo fare anche questo, offrire visibilità alle associazioni, creare una rete e offrire a loro il nostro spazio. Non ci vogliamo sovrapporre, vogliamo farle conoscere. Perché magari mi chiama una donna che in realtà sarebbe più adatto si rivolgesse a un centro antiviolenza e perché ha chiamato me e non il centro? Il territorio evidentemente non funziona”.

Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata
Photo credit: Courtesy Photo of Bianca Hirata

Marta è d’accordo e racconta: “Sono 16 anni che lavoro nel terzo settore e la mancanza di struttura, fondi e dialogo sono serpenti che si mordono la coda” proprio come specifica Laura: “Mancano case rifugio, centri anti violenza e soldi. Occorrono più investimenti. L’iter per essere accettate è difficilissimo e occorrono più persone. Ci sono tanti soldi promessi e altri che stanno arrivando però non per iniziative particolarmente utili. Ad esempio io ho partecipato a un corso anti violenza diretto a 10 donne. Cosa te ne fai del formare solo 10 persone? Servirebbe questo tipo di educazione nelle scuole e in modo continuato, non per 6 mesi/ 1 anno come progetto periodico. D’altro canto i problemi non derivano solo dall’alto, è difficile dialogare con le associazioni ed è difficile innovarsi. Noi stiamo provando a creare una struttura aziendale anche se la nostra è una no profit, in modo tale da evitare problemi di dispersione e di comunicazione, stimolare l’innovazione”.

Parlando con le fondatrici si percepisce forte e chiaro che l’obiettivo a lungo termine di Donnexstrada è quello di offrire alle donne più sicurezza, ma anche quello di aumentare la sensibilità altrui, di chi è semplicemente spettatore, su questi temi. Creare empatia, educazione e consapevolezza sono atti rivoluzionari in un momento in cui politica e retorica si cibano del non dialogo: in questa ostinazione, Donnexstrada si sforza di costruire una discussione. Laura conclude: “Io dico sempre che è un attimo passare da minoranza a maggioranza, e solo così, con questo cambiamento, puoi vincere. Se riesci in questo meccanismo, a livello di psicologia sociale, hai cambiato tutta una società. Ad esempio quelli che dicono che il catcalling non esiste devi farli sentire poco cool, far percepire che socialmente il loro comportamento non è accettato. Insomma, devi farli sentire un po’ sfigati” ridono.

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.