Conosciamo meglio l'italiano che ha vinto il Nobel per la fisica 2021

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Photo credit: Antonio Masiello - Getty Images
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Qualcosa era nell'aria eppure niente era stato preparato in anticipo per rendere i dovuti onori allo scienziato italiano che ha vinto il Nobel per la fisica. Lo dimostrano i calorosi ma estemporanei festeggiamenti con cui l'Accademia dei Lincei sono riusciti a strappare Giorgio Parisi alla sua famiglia per congratularsi personalmente del premio, il 21esimo nella storia italiana. Mentre ad accoglierlo all'Università La Sapienza di Roma una folla di studenti assiepati fuori dal dipartimento di fisica.

"Sono felice, non me l’aspettavo" – ha detto collegato da remoto con Stoccolma lo studioso, insignito del più alto riconoscimento per "la scoperta dell'interazione tra il disordine e le fluttuazioni nei sistemi fisici dal livello atomico alla scala planetaria". Studi sul caos e i sistemi complessi incominciati "durante le vacanze di Natale del 1978" – come confidato in un'intervista dallo stesso Parisi – e che aiutano a comprendere fenomeni che non riguardano solo la fisica, ma che hanno implicazioni anche sulla biologia, le neuroscienze, la matematica e l'intelligenza artificiale. Non a caso proprio due settimane fa il nome di Giorgio Parisi aveva fatto capolino nella prestigiosa classifica della Clarivate Citation Laureates, che ogni anno anticipa la lista dei propri favoriti che con maggiore probabilità potrebbero ambire al premio. Una sorta di anticamera al Nobel, in cui non osavamo nemmeno sperare in un anno già così ricco per l'Italia di soddisfazioni sportive e riconoscimenti internazionali come il 2021. Stavolta però nessuna rivalità con i britannici, ma un premio vinto a pari merito con il giapponese Syukuro Manabe e il tedesco Klaus Hasselmann, due climatologi che si sono occupati di global warming e climate change e con cui Parisi dividerà il premio in denaro (circa 900.000 euro).

Photo credit: Antonio Masiello - Getty Images
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Dopo lo stupore iniziale, il primo pensiero dello studioso è corso subito al suo maestro e mentore Nicola Cabibbo e al premio Nobel negatogli nel 2008, due anni prima della sua morte. "Doveva vincere lui, non io" ha dichiarato Parisi, ricordando il suo relatore di tesi con cui nel 1970 si laureò alla Sapienza di Roma con una tesi sul bosone di Higgs. Una sorta di vendetta postuma, che dà lustro al Paese e all'ateneo italiano, erede della grande scuola del fisico Enrico Fermi, Nobel nel 1938. Tanto più che 20 anni fa se lo fece scappare per un soffio il premio Nobel per la fisica. Tutta colpa di un dettaglio sfuggito alla sua attenzione, come ha confidato lo stesso Parisi al Corriere della Sera.

All'epoca “non ci venne in mente di considerare la carica di colore come aveva proposto Gell-Mann. Bastava che in quel momento avessi visto il nome di Gell-Mann scritto da qualche parte (per esempio sulla lavagna), o che nei giorni successivi qualcuno, anche a tavola, avesse parlato del modello di Gell-Mann, io sarei corso da ‘t Hooft, gridando 'Eureka': in un paio di giorni avremmo fatto i controlli necessari e mandato il lavoro alla rivista. Una cecità incredibile, di cui io porto tutta la responsabilità...". E invece pochi mesi più tardi ci pensarono David Politzer da un lato, David Gross e Frank Wilczek dall’altro, pubblicando uno studio che valse loro il premio Nobel nel 2004. "Io mi feci sfuggire un articolo potenzialmente da Nobel, ma rimasi con una bella storiella da raccontare”, ha chiosato Giorgio Parisi, famoso tra chi lo conosce personalmente per "la sua stranezza, i suoi comportamenti maldestri, la sua sbadataggine" da autentico genio.

Photo credit: Antonio Masiello - Getty Images
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Nato a Roma il 4 agosto 1948, il professor Parisi è sempre stato affascinato dal mondo delle scienze. Dopo la maturità scientifica e la laurea in fisica, è entrato come ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e altri centri di ricerca in Italia e all'estero, in particolar modo negli Stati Uniti e in Francia. Docente ordinario di fisica teorica dal 1981 all'Università di Tor Vergata, nel 1992 è passato alla stessa cattedra de La Sapienza di Roma, dove ha tenuto diversi insegnamenti, fra cui fisica teorica, teorie quantistiche, fisica statistica, probabilità.

Tra i pochi studiosi italiani a far parte della National Academy of Sciences statunitense, nella quale fu accolta anche Rita Levi Montalcini, tra il 2018 e il 2021 Giorgio Parisi è stato presidente dell'Accademia del Lincei, di cui ora ricopre la carica di vice, e ad oggi ha all'attivo oltre 350 pubblicazioni nelle più prestigiose riviste scientifiche specializzate, quali Nuclear Physics Field Theory and Statistical Mechanics, Communications in Mathematical Physics, Journal of Statistical Mechanics, Europhysics Letters, International Journal of Physics e Journal de Physique.

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