Conosciamo meglio i nuovi attivisti indigeni che stanno rivendicando la propria identità sui social

Mentre facevate scrollare i Reels di Instagram vi sarà capitato di imbattervi in alcuni video realizzati da attiviste (o attivisti) indigeni, la domanda sorge spontanea: chi sono? E perché ce ne sono così tanti? I nuovi content creator si stanno appropriando dello spazio digitale per rivendicare la propria identità, combattendo politiche che per anni hanno provato a cancellare la loro cultura, stendendo un velo di silenzio. In realtà il fenomeno non è nuovo, alcuni articoli che affrontano la questione risalgono addirittura al 2017, ma è soprattutto dopo #MeToo e #BlackLivesMatter che sui nuovi media la questione dei diritti ha iniziato a ricevere un’attenzione sempre maggiore, talvolta virale (fate sempre attenzione, distinguendo tra chi informa e chi invece cerca di attirare i brand). C’è poi una terza domanda da porsi: cosa posso fare quando vedo questi contenuti? La risposta è semplice, potete ampliare il vostro concetto di politica, bellezza, linguistica e persino musicale. Potete seguire, condividere oppure uscire dai social e iniziare a fare un po’ ricerca per saperne sempre di più.

La regione che comprende il Canada e il Nord America ha una storia più complessa di quanto si possa immaginare, spesso poco conosciuta, circondata da stereotipi che impediscono agli occidentali di conoscere il variegato sistema sociale, e che possono danneggiare e sfavorire le stesse comunità locali. Le comunità indigene residenti sul suolo canadese sono state storicamente soggette a condizioni di vita svantaggiose, retaggio della colonizzazione e dell’oppressione sistemica. Con l’avvento dei social, in particolare Instagram e TikTok, le nuove generazioni hanno finalmente trovato uno spazio per abbattere le barriere dei pregiudizi e della disinformazione. L’organizzazione Global Citizens, che si occupa di questioni umanitarie e ha come obiettivo la creazione di un movimento che riduca sensibilmente la povertà globale entro il 2030, ha stilato una lista dei 10 attivisti indigeni da seguire entro la fine del 2021, il quotidiano online Huffinghtonpost.uk ne indica invece 26, aggiungendo anche content creators provenienti dal Centro America. “Mentre i primi influencers sono stati dei veri disruptors, oggi sembra invece che Instagram sia dominato dalle leggi dell’algoritmo calcolato sul successo di immagini colorate ed euro-centriche - scrive nell’articolo la giornalista Rohina Katoch Sehra - i nuovi creatori di contenuti indigeni stanno invece ridefinendo la parola influencers”.

Non cercano solo di combattere la narrazione secondo la quale gli indigeni sono persone senza cultura in attesa di “essere salvate”, ma si fanno anche promotori di vere e proprie battaglie sociali e culturali, tra cui il diritto di accedere all’acqua potabile nelle riserve. La stessa parola Indigeni raggruppa in realtà una serie di tribù con tradizioni completamente diverse tra loro. C’è Shina Novalinga, cantante Inuk che è diventata popolare su TikTok dopo aver condiviso un video nel quale cantava canzoni tradizionali degli Inuit assieme a sua mamma, Ashley Callingbull è invece una modella originaria della Prima Nazione Enoch Cree (termine con il quale si indicano gruppi di persone che non appartengono né agli Inuit né ai Métis), che condivide un nuovo concetto di moda e bellezza, indossando abiti e gioielli tradizionali. E c’è anche Ryan Oliverius, di origine Syilx, proveniente dalla Okanagan Nation che pubblica scatti di vita quotidiana rubati agli abitanti della sua riserva.

Jeremy Ratt è stato invece ospite del podcast di CBC, Pieces, durante l’episodio ha raccontato che l’influenza di questi modelli gli ha permesso di intraprendere un viaggio personale per capire le proprie radici Woods-Cree. “È stato un passo essenziale - ha detto durante l’intervista - mi ha permesso di capire che non ero l’unico ad avere certi problemi, a non sentirmi abbastanza indigeno a causa delle influenze esterne”. L’incomprensione e la marginalizzazione hanno avuto ripercussioni anche sulla salute mentale delle nuove generazioni, ma il vento sta finalmente cambiando. Come ricorda Candis Callison, professoressa di giornalismo alla British Columbia University: “Queste voci sono state per troppo tempo taciute. Gli influencer stanno mostrando un altro modo di vivere, come apportare cambiamenti o consapevolezza su problemi di cui le persone potrebbero non essere a conoscenza”. La narrazione è finalmente tornata ai protagonisti.

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