Azzolina resiste sulle scuole aperte. Ma per Conte "la didattica in presenza è a rischio"

Lorenzo Santucci
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(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Im)
(Photo: Mondadori Portfolio via Getty Im)

Prima la Campania con Vincenzo De Luca, poi la Puglia del “collega” Michele Emiliano. La chiusura (o meno) delle scuole, anche quelle materne, sta diventando una spina del fianco per il Governo di Giuseppe Conte. Uno scontro aperto tra Esecutivo e Regioni: sulla stessa linea dei due presidenti di Regione si pone il governatore abruzzese Marco Marsilio, il quale ha ha firmato un’ordinanza che ha fatto scattare la didattica a distanza per le scuole superiori (oltre che per l’università), seguito da Umbria, Marche e Piemonte che però hanno limitato la didattica a distanza solo per le superiori.

Mentre le Regioni serrano i cancelli delle scuole, il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il premier Giuseppe Conte resistono, ribadendo la volontà di mantenere il più possibile aperte le scuole.

“Tenere le scuole aperte significa aiutare le fasce più deboli della popolazione”, scrive sui social Lucia Azzolina. “Significa contrastare l’aumento delle disuguaglianze, un effetto purtroppo già in corso, a causa della pandemia. Significa tutelare gli studenti, ma anche tante donne, tante mamme, che rischiano di pagare un prezzo altissimo. In mezzo a tante incognite, una certezza c’è: la chiusura delle scuole non produce gli stessi effetti per tutti. La forbice sociale si allarga, il conto lo pagano i più deboli”, scrive su Facebook. “Ci sono poi territori in cui la chiusura delle scuole è sinonimo di dispersione scolastica. E la dispersione scolastica - chiamiamo le cose con il loro nome - equivale all’abbandono dei ragazzi. Ampliare il divario tra famiglie benestanti e famiglie svantaggiate è una responsabilità enorme. Dobbiamo esserne consapevoli. La scuola è futuro. Senza scuola il paese diventa più debole”.

Giuseppe Conte la festival de Il Foglio dichiara che difenderà la didattica in presenza “finché possibile. La scuola non è tema solo culturale. Interagire solo con dispositivi elettronici, confrontarsi senza guardarsi negli occhi rischia di oscurare il valore del rapporto interpersonale. La curva del contagio ha avuto un’impennata così ripida che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza e alcuni presidenti di regione hanno chiuso le scuole ma questo”, continua il Presidente del Consiglio, “non è il nostro obiettivo: riteniamo di dover continuare a difendere per quanto è possibile, e pensiamo sia possibile, la didattica in presenza ma dobbiamo mantenerci vigili per seguire e assicurare l’obiettivo primario: la salvezza del Paese, la tutela della salute e la protezione del tessuto economico”, conclude.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.