Conte sotto assedio. Pd, Italia Viva e Leu: "Serve condivisione"

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·4 minuto per la lettura
ROME, ITALY - 2020/10/25: In this photo illustration Italian Prime Minister Giuseppe Conte, wearing a face mask announcing the new anti Covid-19 measures live on Facebook during a press conference. Italian Prime Minister Giuseppe Conte holds a press conference to present the new measures to fight and contain the Covid-19 emergency. In Italy, according to the latest data there have been 20,000 cases of Covid-19 infection and over 150 of deaths on 24 October. (Photo Illustration by Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)
ROME, ITALY - 2020/10/25: In this photo illustration Italian Prime Minister Giuseppe Conte, wearing a face mask announcing the new anti Covid-19 measures live on Facebook during a press conference. Italian Prime Minister Giuseppe Conte holds a press conference to present the new measures to fight and contain the Covid-19 emergency. In Italy, according to the latest data there have been 20,000 cases of Covid-19 infection and over 150 of deaths on 24 October. (Photo Illustration by Vincenzo Nuzzolese/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)

Una tenaglia sempre più stretta. Giuseppe Conte ha fretta di sottrarsi alla morsa e convoca un vertice con i capigruppo di maggioranza. Dicono quelli di Italia Viva: “Il decreto sulle chiusure va modificato”. Quel decreto firmato solo domenica sera e già contestato da molti. Ma il premier è categorico: “Non cambia. Il Dpcm è questo”. Parte il fuoco di fila, non solo da parte dei renziani. Anche i capigruppo del Pd Delrio e Marcucci sono agguerriti: “Non puoi decidere tutto da solo”.

Attaccato dalle opposizioni e dalle forze politiche che dovrebbero sostenerlo, con i cori scanditi nelle piazze di mezza Italia ancora nelle orecchie, il presidente del Consiglio prova a rompere l’assedio aprendo il Palazzo a quelle categorie produttive che si sentono più colpite dall’emergenza economica legata all’epidemia di Covid: dopo commercianti e artigiani, a salire nella sala verde di Palazzo Chigi sono sportivi e rappresentanti del mondo dello spettacolo. Per tutti loro sono pronti gli indennizzi del decreto ristori.

Con questo nuovo decreto, Conte si presenta al tavolo con i capigruppo di maggioranza, consapevole che Matteo Renzi ha disconosciuto il lavoro dell’esecutivo. Non concede le modifiche richieste, tra cui la riapertura dei cinema, dei teatri e il prolungamento degli orari per bar e ristoranti, e così durante l’incontro monta la rabbia. I presidenti dei deputati e dei senatori chiedono all’unisono di essere coinvolti di più: “Basta decisionismo, vogliamo essere informati prima. Mettiamo in campo iniziative sui trasporti, sulla tracciabilità dei contagi e aumentiamo i tamponi”. Il clima è sempre più teso. Dopo tre ore di incontro il premier è costretto a concedere qualcosa, si rende conto che a parte i grillini ha tutti contro. Anticipa di qualche giorno la verifica di governo, che sarebbe dovuta essere dopo gli Stati generali M5s.

Perché adesso, anche chi, come il Pd, è stato sponsor del premier, non lo è più. Lo accusa di mancanza di chiarezza. Il premier prova a reagire, e senza fare nomi e cognomi, mette in guardia gli azionisti di maggioranza dall’utilizzare la polemica politica come strumento per raccattare qualche punto percentuale in più nei sondaggi. “Ora è il momento della responsabilità. La politica - e questo vale soprattutto per chi è al governo - deve saper dar conto delle proprie scelte ai cittadini, assumersi la responsabilità delle proprie azioni e non soffiare sul fuoco del malessere sociale per qualche percentuale di consenso nei sondaggi”.

Ai ‘critici’ interni alla maggioranza, poi, Conte rimprovera scarsa memoria: quel Dpcm, infatti, “è nato da un lungo confronto tra tutte le forze di maggioranza, rappresentate dai rispettivi capi delegazione”. Un riferimento che sembra diretto alla ministra Bellanova, capo delegazione di Italia Viva presente alla riunione di sabato scorso. E, in ogni caso, a Renzi e a quanti chiedono di modificare il dpcm, Conte non concede nulla: “Queste misure non sono in discussione. Piuttosto vanno spiegate a una popolazione in sofferenza, che legittimamente chiede di capire i motivi delle scelte del governo”.

Il leader di Italia Viva insiste e continua a ribadire l’idea di rivedere il decreto: “Leggo polemiche sulla nostra semplice richiesta al premier di rivedere il Dpcm. Chiudendo ristoranti alle 18 e chiudendo i luoghi della cultura non diminuiscono i contagiati: aumentano solo i disoccupati”. Sale la rabbia dei 5Stelle: “Renzi sta facendo il solito populismo. È un modo troppo semplice per raccattare voti e cavalcare la protesta delle piazze”. Paradossalmente, in questo contesto Conte ha ritrovato i 5Stelle come suo maggior alleato, ma ha perso il Pd. Italia Viva si può dire che non l’abbia mai avuto dalla sua parte.

Come se non bastasse, infatti, anche i dem iniziano ad essere insofferenti nei riguardi del premier. Dario Franceschini, capo delegazione Pd e ministro della Cultura, era per una stretta generale, quasi un lockdown totale, e invece il suo settore è tra i più penalizzati. Lui viene descritto come uno dei ministri più allarmati della squadra di governo. E insieme come il rigorista per eccellenza insieme al ministro della Salute Roberto Speranza.

Il Pd, innanzitutto, chiede più coraggio nelle decisioni e, con ancora più veemenza, un tagliando almeno programmatico. In questo momento però sono le piazze a preoccupare Conte, con una lista di esercenti delusi che si allunga di giorno in giorno investendo tutte quelle attività - tassisti, organizzatori di matrimoni, agenzie di viaggio, lavanderie industriali – coinvolte direttamente e indirettamente nelle chiusure. Conte, versione seconda ondata, mai come adesso teme per la sua popolarità

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.