Coronavirus e ciclo del credito: la tempesta perfetta

Francesco Simoncelli
 

Questo articolo ipotizza che la diffusione del coronavirus coincida con la fase di bust del ciclo del credito globale, con risultati potenzialmente catastrofici. Al momento in cui scriviamo, gli analisti stanno ancora cercando di fare i conti con l'impatto economico del virus ed esprimono la speranza che dopo un mese o due tutto tornerà alla normalità.

La crisi del credito già si prospettava di grave intensità, data la combinazione della fine della fase espansiva e del protezionismo commerciale. Queste furono le condizioni che portarono al crash di Wall Street del 1929-32. Dato il ciclo del credito e le dinamiche commerciali simili oggi, la questione è come verrà risolta una sopravvalutazione delle obbligazioni e delle azioni unita all'aumento dell'inflazione monetaria.

Questo articolo evidenzia preoccupanti parallelismi con il crollo della bolla Mississippi di John Law esattamente 300 anni fa. Legando il potere d'acquisto delle livree al valore della sua impresa, Law fece in modo che entrambi collassassero insieme nell'arco di soli sei mesi.

Le somiglianze con il nostro esperimento keynesiano sono troppo grandi per essere ignorate. Potrebbe ripetersi un crollo simultaneo di valute fiat ed asset finanziari? In tal caso, sia la bolla monetaria sia la bolla degli asset finanziari potrebbero scoppiare entro la fine di quest'anno.

Sebbene gli asset finanziari si avvicinano ai massimi storici, ciò è senza dubbio dovuto al fatto che denaro e credito vengono pompati nei mercati finanziari; e mentre i rendimenti obbligazionari continuano ad essere soppressi da questo giochetto, sembra che gli attori economici preferiscano correre il rischio di possedere azioni piuttosto che depositi bancari.

Proprio quando si è materializzata questa epidemia virale, il sistema finanziario era già in supporto vitale e nella sua condizione più debole. Il ciclo del credito deve passare alla fase successiva e le dinamiche sottostanti suggeriscono che potrebbe essere peggio della crisi della Lehman, almeno quella riguardava solo le entità finanziarie ed i prezzi degli immobili residenziali. Questa volta le banche hanno accumulato livelli preoccupanti di debito spazzatura direttamente e indirettamente attraverso obbligazioni di prestito garantite. I mercati monetari sono gravemente sotto stress e la liquidità pare incredibilmente scomparsa. Le banche centrali li stavano inondando con denaro ex novo ancor prima che si verificasse la crisi bancaria e sistemica, ma tutto questo denaro extra non fa altro che far aumentare ulteriormente i valori degli asset finanziari.

Sarà un errore incolpare il coronavirus per gli eventi finanziari ed economici che seguiranno, ma inevitabilmente questo è ciò che faranno coloro che hanno fatto affidamento su un sistema monetario fallito. Quanto al decorso dell'epidemia, solo il tempo ci dirà come andranno le cose. Con i mercati finanziari già sull'orlo di una crisi sistemica ed economica, i tempi della sua comparsa potrebbero innescare un crollo finanziario ed economico globale.

Il ciclo del credito e l'inflazione dei prezzi degli asset

Dobbiamo ricordarci che il ciclo del credito, la manifestazione della psicologia bancaria riguardo i cambiamenti nella disponibilità del credito, è al suo punto di svolta. Vi sono tre distinte classificazioni da cui proviene la domanda di credito: l'economia non finanziaria, gli speculatori (in particolare i grandi hedge fund) e gli stati.

Il commento degli esperti finanziari riguarda quasi esclusivamente l'economia non finanziaria, con la politica monetaria rivolta ufficialmente ai prezzi al consumo e all'occupazione. In presenza di un boom artificiale, le banche sono persuase ad aumentare i loro prestiti a tassi repressi, portando ad un'allocazione errata delle risorse di capitale. I prezzi dei beni di consumo iniziano quindi a salire ed i tassi d'interesse anche, indebolendo la base del calcolo economico. Rilevando un aumento del rischio di prestito, le banche iniziano a limitare l'espansione del credito bancario, cosa che fa salire ulteriormente il rischio di credito. Le banche iniziano a farsi prendere dal panico, ritirano le agevolazioni creditizie revolving e di conseguenza facilitano la discesa dell'economia in crisi.

Questo è un breve riassunto di un ciclo del credito, ma ha poca relazione con quello di oggi. Invece di essere prevalentemente distribuito per la produzione, il credito bancario viene sempre più utilizzato dagli intermediari finanziari che concedono prestiti al consumo. Inoltre i consumatori hanno ridotto i loro risparmi, che in passato erano parte integrante del funzionamento del ciclo del credito. E nonostante la propaganda del sistema bancario centrale si rivolga principalmente all'economia non finanziaria, questo settore è stato progressivamente lasciato indietro rispetto alle esigenze della speculazione finanziaria al fine di sostenere i valori degli asset ed i prestiti allo stato.

Oggi negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in molte altre economie sviluppate, ad eccezione dei fondi pensione ed assicurativi, i risparmi come forza economica sono praticamente scomparsi. La maggior parte dei consumatori vive giorno per giorno ed è indebitata fino al collo rispetto alle proprie spese. La ricchezza e il reddito reale sono stati sempre più trasferiti da individui produttivi a stati, grandi banche e clientes attraverso la svalutazione monetaria. Gli effetti di quest'ultima sono stati nascosti con il metodo statistico, lasciando i consumatori in condizioni peggiori di quanto i seguaci delle statistiche ufficiali amano pensare.

Ogni ciclo del credito impoverisce ancora di più i consumatori, poiché i loro guadagni ed i loro risparmi vengono continuamente erosi da una sempre più rapida svalutazione monetaria. Avendo domato le statistiche, governi come quello degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell'UE ora pensano di poter abbandonare la responsabilità fiscale. Pensano di poter finanziare deficit di bilancio, investimenti pubblici e persino progetti di energia sostenibile senza grandi conseguenze per il potere d'acquisto delle loro valute, il tutto con mezzi inflazionistici. Naturalmente è un'illusione, coerente con la psicologia di fine ciclo.

La realtà è che la spesa pubblica è fuori controllo. I valori attuali degli impegni previdenziali futuri si stanno materializzando sotto forma di passività presenti non finanziate. Gli stati sono finanziati mediante l'espansione dei bilanci delle loro banche centrali e l'unica cosa che mantiene in piedi questa illusione sono le speculazioni degli hedge fund che portano direttamente e indirettamente all'aumento costante dei valori degli asset finanziari.

Ma sta arrivando una crisi. Sembra che abbia iniziato ad arrivare lo scorso settembre, quando il mercato dei pronti contro termine USA si è improvvisamente bloccato ed il tasso overnight è salito al 10%. Tale blocco andava a rimarcare le richieste in accelerazione dei finanziamenti pubblici che non possono essere accolte, nonché le attività di arbitraggio sugli interessi da parte degli speculatori attivi in ​​operazioni di pronti contro termine e swap in valuta estera (fx).

Gli speculatori, in particolare i grandi hedge fund, sono diventati ottimisti nei confronti del dollaro nell'aprile 2018, tre mesi dopo l'entrata in carica del presidente Trump. Per gli speculatori era chiaro che i suoi tagli delle tasse avrebbero stimolato l'economia, fatto salire i tassi d'indebitamento del governo e quindi la domanda estera di dollari da investire nel debito degli Stati Uniti in un momento in cui i tassi d'interesse in euro e yen erano intrappolati sotto lo zero. Questo punto è contrassegnato dalla freccia nella Figura 1 qui sotto, quando si è verificato un chiaro breakout nel Trade-Weighted Index del dollaro.

Il Trade-Weighted Index del dollaro è fortemente ponderato a favore dell'euro. Poiché la BCE aveva ancorato i suoi tassi d'interesse al di sotto dello zero, ha dato origine ad un trade immensamente redditizio. Uno speculatore poteva prendere in prestito euro a tassi d'interesse vicini allo zero ed acquistare bond del Tesoro USA a rendimenti di oltre l'1,5% nell'aprile 2018, per poi vederli salire al 2,39% un anno dopo mentre la FED provò a ridurne il suo bilancio. Gran parte di questo trade era condotto attraverso swap FX, i quali bloccano i differenziali dei tassi d'interesse per un periodo di un anno (a volte di più) e il cui deposito del 10% consente ad uno speculatore di operare con una leva di dieci volte. Il meccanismo è raffigurato nell'immagine qui sotto.

Mettendo da parte il rischio di controparte, questo trade veniva visto dagli hedge fund come privo di rischi e funzionava in modo molto simile ad un contratto repo. Tuttavia va notato che quando il trade viene smobilitato, le variazioni del valore della garanzia e del tasso di cambio devono essere assorbite direttamente o indirettamente dal fornitore dello swap.

L'aumento dei rendimenti obbligazionari ed un calo del tasso di cambio del dollaro avranno conseguenze significative per la disponibilità di swap. Nel frattempo, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, i contratti forward e swap in circolazione sono cresciuti da $53.900 miliardi a $59.400 miliardi nella prima metà del 2019, la stragrande maggioranza ha coinvolto dollari. Data la crescente popolarità di questo trade, è probabile che sia cresciuto ulteriormente verso la fine dell'anno scorso. Ora sta mettendo a dura prova le risorse del sistema bancario: prestare dollari come parte degli accordi di swap, mentre i GSIB devono detenere quantit&agra Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online