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Coronavirus, la "zona di sicurezza" in Italia

I decreti in vigore dall'8 marzo 2020 riconosce un'unica "zona di sicurezza" e stabiliscono nuove regole di comportamento per i cittadini della Lombardia e delle 14 province interessate. Ma cosa si può fare e cosa, invece, non è consentito? Facciamo chiarezza con alcune domande e risposte semplici e precise. (Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images)

Coronavirus, cosa si può fare e cosa no in Lombardia e nelle 14 province

ll decreto firmato dal premier Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza, in vigore da domenica 8 marzo 2020, introduce, fino al 3 aprile, misure per contrastare e contenere il diffondersi del coronavirus nella Regione Lombardia e in 14 province (Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia).

Il nuovo Dpcm, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell’8 marzo, circoscrive una zona di sicurezza, visto che non c’è un divieto assoluto di entrata e di uscita, ma ci sono specifiche regole sulla mobilità da seguire rigorosamente. Cosa rischia chi non osserva queste prescrizioni? Una denuncia penale che prevede l’arresto fino a tre mesi e una multa.

Dagli spostamenti al tempo libero, ecco le ultime disposizioni per arginare la diffusione del Covid-19 in Italia.

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