Coronavirus, da quando è presente in Italia: la ricerca

L’epidemia da coronavirus tiene l’Italia intera col fiato sospeso ormai da quasi due settimane, i contagi appurati sono 2.706 e 107 le vittime. Secondo gli ultimi dati forniti dal capo della Protezione civile Angelo Borrelli crescono del 72,5%, rispetto agli altri giorni, il numero dei guariti dal virus che, stando ad uno studio fatto dall’Università Statale di Milano e l’Ospedale Sacco, circolava ne nostro Paese ben prima della scoperta del primo caso a Codogno.

Come riportato dal Corriere della Sera il team che ha isolato il ceppo italiano del Covid-19, coordinato da Gianguglielmo Zehender, Claudia Balotta e Massimo Galli, studiando le tre sequenze genetiche del virus in circolazione in Lombardia, ha confermato che il coronavirus era già presente in Italia, ma non è stato possibile risalire ancora alla catena dei contagi per arrivare al paziente 0.

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L’analisi di ulteriori genomi, in corso, potrà fornire stime più precise su ingresso del virus in Italia e sulle possibili vie di diffusione. Secondo Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, il virus sarebbe sfuggito al controllo italiano ancora prima della chiusura dei voli dalla Cina: “È verosimile che qualcuno, arrivato in una fase ancora di incubazione, abbia sviluppato l’infezione quando era già nel nostro Paese con un quadro clinico senza sintomi o con sintomi molto lievi, che gli hanno consentito di condurre la sua vita più o meno normalmente e ha così potuto infettare in maniera del tutto inconsapevole una serie di persone”.

L’infettivologo, in una recente intervista al Corriere, aveva sottolineato che i dati facevano “pensare che l’infezione abbia iniziato a diffondersi nella cosiddetta zona rossa da abbastanza tempo. Forse è arrivata addirittura prima che fossero sospesi i voli diretti da Wuhan”.

LE NUOVE REGOLE: NO STRETTE DI MANO

“È verosimile che i ricoverati negli ultimi giorni si siano contagiati da due a quattro settimane fa per poi sviluppare progressivamente i sintomi respiratori in base ai quali molti hanno avuto necessità di ricorrere a procedure intensive” affermava Galli.

Roberto Burioni, noto virologo, ha sottolineato che “i numeri che vediamo oggi sono i contagi di 10 giorni fa, quando erroneamente pensavamo che il coronavirus non ci fosse anche perché ancora nessuno lo aveva cercato, nessuno immaginava che fosse già arrivato nel nostro Paese e nessuna restrizione era stata messa in atto”.

Intanto, dopo gli ultimi nuovi casi nella Bergamasca, il governo starebbe pensando di espandere la zona rossa che ad oggi coinvolge i comuni del Lodigiano finiti in quarantena.

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