Coronavirus, dinamiche del contagio sugli aerei e negli alberghi

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Aereo
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Un nuovo studio ha dimostrato che le rigorose strategie attuate per contrastare la diffusione del coronavirus, in relazione ad ambienti quali aerei o strutture alberghiere, potrebbero non essere sufficientemente efficaci per evitare la trasmissione del contagio.

Covid, come avviene la trasmissione in aereo e negli hotel

La ricerca è recentemente apparsa, in early release, sulla rivista perr- review Emerging Infectious Disease afferente ai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dislocati sul territorio degli Stati Uniti d’America. Gli scienziati che hanno condotto l’analisi hanno lavorato alla ricostruzione della catena di trasmissione di alcuni contagi Covid scaturiti da un singolo soggetto che ha viaggiato a bordo di un volo internazionale dall’India a Christchurch, in Nuova Zelanda, nel mese di settembre 2020.

A questo proposito, è stato possibile osservare come, nonostante il distanziamento osservato sull’aereo e l’isolamento al quale sono stati sottoposti i passeggeri, sistemati presso un hotel del posto, i casi di positività al SARS-CoV-2 hanno coinvolto nove soggetti, due dei quali infettati durante l’isolamento nella struttura alberghiera.

L’analisi genomica condotta sul virus, poi, ha consentito ai ricercatori di verificare che tutti i contagi possono essere attribuiti a un unico caso indice mentre la circolazione del virus è avvenuta certamente in Nuova Zelanda. Il malato Covid dal quale si è originata la catena di trasmissione, infatti, era stato posto in isolamento per 14 giorni nell’hotel riadattato per la pandemia. Ogni stanza della struttura era fornita di bagno privato ma nessuna di essere era corredata di balconi. In questo contesto, la persona esaminata era stata trovata negativa al coronavirus in occasione del terzo e del dodicesimo giorno di quarantena, per poi mostrare sintomi tipici del SARS-CoV-2.

Il caso dell’adulto e del neonato

In merito a quanto avvenuto a bordo dell’aereo, invece, nonostante la capienza fosse stata tassativamente ridota e vigesse l’obbligo di indossare la mascherina per l’intera durata del volo, 8 passeggeri hanno contratto il Covid. Tra questi, 3 persone hanno presentato un’infezione collegata al caso indice, emersa attraverso l’analisi genomica. Uno dei soggetti in questione, inoltre, occupava una stanza adiacente a una coppia composta da un adulto e un neonato, dopo il trasferimento nella sezione di isolamento dell’hotel. Adulto e neonato, quindi, dopo essere risultati per due volte negativi al coronavirus dopo il viaggio in aereo, hanno poi manifestato positività al SARS-CoV-2 mentre svolgevano la quarantena in albergo.

Le dichiarazioni dei ricercatori che hanno condotto lo studio

I dati scaturiti dallo studio condotto hanno portato gli scienziati coinvolti nelle indagini a rilasciare le seguenti dichiarazioni: «Riteniamo che si siano infettati mentre erano nella struttura in quarantena».

Una simile considerazione è stata avvalorata dalle riprese effettuate dalle telecamere a circuito chiuso che dimostrano come il passeggero contagiato in aereo e il neonato e l’adulto diventati positivi in albergo non avessero mai avuto contatti diretti né fossero mai usciti dalle rispettive stanze simultaneamente.

Gli studiosi, poi, hanno aggiunto: «Tuttavia, i video hanno mostrato che durante le operazioni di routine del giorno 12, c’era una finestra di 50 secondi tra la chiusura della porta della stanza del paziente infetto e l’apertura della porta dell’adulto e del neonato poi positivi. Pertanto, si è ipotizzato che le particelle di aerosol sospese fossero la probabile modalità di trasmissione e che lo spazio chiuso e non ventilato nel corridoio dell’hotel probabilmente avesse facilitato questo evento».

Le conclusioni individuate dai ricercatori, quindi, possono essere riassunte in questo modo: «Questi risultati rafforzano la necessità di rigidi processi di controllo delle frontiere per i Paesi che perseguono l’obiettivo di eliminazione del Covid-19. Inoltre, test accurati e identificazioni dei contatti sono importanti per tenere traccia del virus.»