Coronavirus: l’origine, la diffusione e l’evoluzione dell’epidemia

Coronavirus: l’origine, la diffusione e l’evoluzione dell’epidemia

Il 31 dicembre 2019 la WHO, Organizzazione Mondiale per la Salute, ha ricevuto le prime segnalazioni di numerosi casi di polmonite a Wuhan, una città di 11 milioni di abitanti nella Cina orientale. Da allora, questo tipo di polmonite atipica, ha colpito più di 2750 persone in tutto il mondo: gli è stato dato il nome di coronavirus, ma come si è diffusa l’epidemia?

Sebbene la grande maggioranza dei casi si trovi in Cina, il coronavirus ha raggiunto anche gli Stati Uniti, la Francia, l’Australia, il Giappone, il Canada e la Corea del Sud. 81 persone sono morte, ma nessuna di esse fuori dai confini cinesi. Il Governo Cinese ha risposto all’epidemia sottoponendo, de facto, Wuhan e le città limitrofe ad una quarantena che ha coinvolto 30 milioni di persone. Gli aeroporti degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno incrementato i controlli per rallentare la diffusione del virus – anche se, facendo parte del territorio in quarantena, l’aeroporto di Wuhan è al momento chiuso e non ci sono voli commerciali che lasciano la città.

Per il momento la WHO ha concluso che è ancora presto per poter dichiarare il coronavirus come un’emergenza sanitaria internazionale, ma è utile avere qualche informazione in più.

Coronavirus: com’è iniziata l’epidemia?

Apparentemente, il virus avrebbe avuto origine in un mercato di pesce di Wuhan, dove animali selvatici come marmotte, uccelli, conigli, pipistrelli e serpenti sono trafficati illegalmente. I coronavirus sono noti per saltare dall’animale all’uomo, perciò inizialmente si era pensato che le persone infette avessero contratto la malattia proprio dalle bestie.

Anche se l’analisi iniziale del virus aveva suggerito che il virus fosse il medesimo del coronavirus trovato nei serpenti, ora sembra più plausibile che esso sia riconducibile ai pipistrelli. Infatti, un gruppo di virologi dell’Istituto per la Virologia di Wuhan ha pubblicato uno studio mostrando come la composizione del nuovo coronavirus sia al 96% identico a quello trovato nei pipistrelli. Non dimentichiamoci che i pipistrelli furono coloro che diedero inizio al virus SARS.

Anche se il 1°gennaio il mercato di Wuhan è stato chiuso per una profonda ispezione e pulizia, apparentemente il coronavirus era già in corso di propagazione al di fuori del mercato prima di allora. Il 21 Gennaio, la WHO ha affermato che la malattia si stava trasmettendo anche tra umani e non più esclusivamente da animali – colpendo, infatti, 41 persone dello staff medico.

Coronavirus: cos’è esattamente

I coronavirus sono un grande gruppo di virus con la capacità di infettare sia animali che uomini e, in quest’ultimi, causa malattie respiratorie dal banale raffreddore fino a infezioni più serie come la polmonite. Il più celebre caso di coronavirus epidemico fu la SARS che, dopo essere stata individuata nel sud della Cina nel 2002, raggiunse altri 26 paesi nel mondo e colpì più di 8000 persone.

Il 7 gennaio le autorità sanitarie cinesi sono riuscite a scoprire che la causa della malattia proveniva da un ceppo di coronavirus che, fino ad allora, non era ancora stato trovato nell’uomo. Cinque giorni dopo, il Governo Cinese ha condiviso la sequenza genetica del virus così da permettere agli altri Stati coinvolti di sviluppare un proprio kit diagnostico.

Sebbene i sintomi dei coronavirus siano spesso miti – come il naso che cola, tosse e febbre – in alcuni casi possono invece portare a malattie dell’apparato respiratorio più serie come polmonite e bronchite. Queste possono essere particolarmente pericolose per pazienti di una certa età o persone che hanno delle condizioni fisiche precarie: infatti, questa volta, il coronavirus ha colpito soprattutto quest’ultima categoria. Dei cinque decessi studiati dai ricercatori, la loro storia clinica ha infatti mostrato come, quattro di loro, possedevano condizioni fisiche che gli hanno resi più vulnerabili al virus.

Coronavirus: fino a dove si è diffuso

La maggior parte dei pazienti infetti da coronavirus è stata individuata in Cina. Fino al 27 gennaio 2020, le autorità sanitarie cinesi hanno verificato e identificato 2750 casi e 81 decessi. Anche se il numero più grande di vittime si trova a Wuhan, la malattia ha anche raggiunto Pechino, Shanghai e la provincia di Guangdong. In tutti questi casi, le persone infette hanno infatti viaggiato a Wuhan o sono entrati in contatto con persone che erano già state contagiate in precedenza.

Sia la Thailandia che Hong Kong hanno riportato 8 casi di coronavirus mentre gli Stati Uniti, l’Australia, Taiwan e Macao ne hanno 5 ciascuno. Il Giappone, Singapore e la Malesia ne hanno rispettivamente 4 e, a seguire, 2 in Vietnam, uno in Canada e uno in Nepal. Nel Regno Unito, a 52 persone è stato fatto un test a campione ma sono tutte risultate negative. Il rischio di contagio è, quindi, molto basso ma gli esperti per la Salute Pubblica dichiarano che c’è comunque una buona probabilità che si possano vedere casi del virus anche in Gran Bretagna.

Coronavirus: quali i possibili scenari

Dopo un primo meeting tenutosi il 22 gennaio 2020, la WHO si è nuovamente incontrata per decidere se dichiarare la diffusione del coronavirus come un’emergenza pubblica sanitaria di preoccupazione mondiale oppure no. Dopo una serie di meeting, la WHO ha reputato che il coronavirus non sia, al momento, un’emergenza globale. Ha evidenziato inoltre come, fuori dai confini cinesi, non sia mai avvenuto un contagio uomo-a-uomo. “Questa è sicuramente un’emergenza in Cina, ma non è ancora diventato di scala mondiale. Potrà comunque diventarla” ha detto il Direttore generale della WHO Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Le emergenze sanitarie pubbliche, dal 2009, sono state solamente cinque: l’influenza suina del 2009, l’epidemia di poliomielite nel 2014, l’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale del 2014, il Zika virus del 2015 e un’altra ondata di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo nel 2019.

In Cina, la città di Wuhan è ancora isolata in quarantena, con divieti di transito e spostamento da e per le vicine città di Huanggang e Ezhou – una regione che, nel complesso, include quasi 30 milioni di persone. Tutto ciò sta causando una grossa rottura anche a livello sociale, perchè il Capodanno Lunare – periodo in cui centinaia di milioni di persone viaggiano per la Cina per festeggiamenti e celebrazioni – sta per iniziare con molta preoccupazione.