Coronavirus, le fake news a cui tutti hanno creduto

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In tutto il mondo cresce la paura per il coronavirus, l’infezione che, dal focolaio di Wuhan, sta facendo registrare casi di contagio anche negli altri continenti. Sull’onda della psicosi, anche in diverse città italiane (come Napoli) le mascherine monouso sono andate a ruba, nonostante i dubbi degli esperti circa la loro utilità per proteggersi dalla trasmissione del virus CoV. A partire dai primi casi registrati in Cina, nel dicembre 2019, fino a quando, un mese dopo, il numero di vittime ha superato il centinaio, sono diverse le fake news diffuse sul web e dai media sui pericoli del coronavirus.

L’audio fake da Modena

Tra le fake news diffuse sul coronavirus c’è anche un audio diffuso da un cittadino originario della provincia di Modena che, di ritorno da un viaggio di lavoro in Cina, ha descritto la situazione nel Paese con toni apocalittici. L’audio, trasmesso tramite WhatsApp, parlava di “cordone di militari armati in ogni strada di Wuhan che hanno l’ordine di sparare a chi tenta di entrare o uscire“.

Ma, in breve tempo, l’audio si è rivelato essere un semplice “scherzo destinato ad amici e conoscenti”, ha spiegato l’uomo, che si è scusato piegando: “L’ho registrato in Cina prima di partire, ma era il primo di tre audio in cui spiegavo che si trattava di uno scherzo. Non era mia intenzione alimentare la paura“.

Quattro fake news sul coronavirus

La prima fake news è quella secondo cui il coronavirus sarebbe frutto di un esperimento fallito all’interno di una base militare in Cina. La notizia è stata diffusa da una testata americana e ripresa in tutto il mondo, pur senza alcun fondamento.

C’è poi chi sostiene che il coronavirus è stato creato da un’azienda farmaceutica e che il vaccino per il CoV, in realtà, esisterebbe già da diversi anni. La verità, però, è che il vaccino per proteggere dall’infezione ancora non è stato messo a punto.

C’è poi la fake news secondo cui Bill Gates (che ha donato 10 milioni per la ricerca e la prevenzione) sarebbe stato già a conoscenza dell’epidemia. Diversi siti di bufale sostengono che il fondatore di Microsoft farebbe parte di un’élite globalista il cui fine ultimo sarebbe dimezzare la popolazione mondiale proprio sfruttando patologie letali come quella di Wuhan.

Ma la bufala più diffusa in Italia, in particolare dopo i numerosi casi sospetti nel Paese, è quella relativa ai pericoli che deriverebbero dalla frequentazione di negozi e ristoranti gestiti da cittadini cinesi. Sono tantissimi gli utenti che hanno ricevuto messaggi su WhatsApp che esortano a evitare tali locali per proteggersi, ignorando il fatto che il coronavirus non può essere trasmesso da oggetti inanimati.